23. Stigliano 2

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Ma il peggio doveva arrivare. Tutto era nato da un baratto, di quelli che si fanno tra bambini. I tuoi soldatini valevano di più; quelli di tuo zio – era più un cugino: uno o due anni più di te – erano dati in omaggio col formaggino Dofocrem, e consistevano in una sfoglia di materiale ignoto destinato a logorarsi in poco tempo. Ma l’erba del vicino è sempre più verde e Michelino, da figlio unico standard, otteneva tutto quello che voleva: i suoi giocattoli dovevano avere senz’altro qualcosa di speciale. Sia quel che sia, lui ti convinse al cambio svantaggioso; ma viziato com’era, mutò parere in men che non si dica. Ti opponesti al capriccio, ancora convinto che esistesse una giustizia, a questo mondo, per cui il cugino-zio non esitò a giocarsi la carta decisiva: lamentarsi da tuo padre. Dell’azione infame si veniva a conoscenza a posteriori, dagli effetti disastrosi. Non puoi dire che ci fosse dell’odio: ma se appariva Michelino, si sapeva che qualcosa di funesto sarebbe capitato: come il Fato dei poemi omerici, potenza impersonale superiore agli dèi, avrebbe escogitato vie infallibili per mettervi nei guai, contando sul fatto che i vostri genitori gli avrebbero dato ragione in ogni caso, per motivi che non spettava a voi approvare né mettere seriamente in discussione. Quando vedesti tuo padre avvicinarsi, sul sentiero di campagna, nell’ora più torrida del giorno, avresti preferito ritornare a qualche sera prima, coi fruscii alla porta e i fratelli aggrappati al rosario della mamma: sapevi che l’inferno si sarebbe scatenato senza alcuna spiegazione, perché il Fato è il Fato, e a nulla sarebbe valso rivolgersi a divinità subordinate e incompetenti in materia. Chissà dove s’era nascosto, tuo cugino: dietro qualche finestra, certamente, a godersi lo spettacolo da circo in cui mancava solo che abbassasse il pollice in segno di condanna. C’è sempre un Michelino, nella vita; ma vi sorprendevate ancora, ingenuamente, che fosse capitato proprio a voi. Così, mentre papà ti trascinava nella polvere, in una scena da film western d’altri tempi, e il cugino sogghignava dietro qualche persiana della casa, l’ennesima ingiustizia gridava vendetta, questa volta sotto il cielo muto di Stigliano. La rabbia cresceva e ti chiedevi se un giorno avresti perdonato, se qualcuno sarebbe venuto a riscattarti da un Fato che continuava a tormentarti, con lo sguardo inespressivo e liquido di Michelino.

19 pensieri su “23. Stigliano 2

  1. M&C

    “C’è sempre un Michelino, nella vita”, perché la storia é un ripetersi di eventi simili, che non finiscono mai e ricominciano ogni volta da capo, proprio quando sembrava essere giunti alla fine; é come una ruota che gira, gira, gira, ripetendocontinuamente la stessa solfa, e non cambia il suo percorso fino a quando non scopri la potenza rigenerante e vivifica del perdono: ora si che cambia il senso di marcia e, invece di continuare a girare in tondo, come il famoso cane che si morde la coda, si procede dritti e spediti verso la direzione giusta, riscattati finalmente “da un Fato che continuava a tormentarti”.

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  2. RossellaT

    C’è sempre un Michelino, nella vita; c’è sempre qualcuno pronto a pugnalati alle spalle, a rubare la tua felicità, ma noi non siamo pedine di una scacchiera, possiamo determinare il nostro destino, dobbiamo avere il coraggio di lottare per la nostra vita, per ciò che vale davvero. Talvolta cerchiamo la felicità fuori di noi, barattando noi stessi per cose che non durano nel tempo, dimenticando di avere cura di quello che di prezioso abbiamo la nostra anima, i nostri veri sentimenti, i sogni e gli ideali.

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  3. RossellaT

    La rabbia cresceva e ti chiedevi se un giorno avresti perdonato, se qualcuno sarebbe venuto a riscattarti da un Fato che continuava a tormentarti, con lo sguardo inespressivo e liquido di Michelino.

    Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono. (Papa Giovanni Paolo II)

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  4. bioraffaella

    Un Michelino c’è sempre nella nostra vita,c’è stato o ci sarà ancora. In questi casi non resta altro che aspettare e avere pazienza perché prima o poi il trionfo e la giustizia arriverà.

    Forse sogno troppo, ma non ci posso fare niente se preferisco le storie con un lieto fine!

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  5. bioraffaella

    Ma l’erba del vicino è sempre più verde e Michelino, da figlio unico standard, otteneva tutto quello che voleva: i suoi giocattoli dovevano avere senz’altro qualcosa di speciale.

    I beni si disprezzano quando si possiedono sicuramente, e si apprezzano quando sono perduti o si corre pericolo di perderli

    Giacomo Leopardi

    Più che disprezzare diciamo che non apprezziamo ciò che abbiamo ,perché pensiamo sempre che il nostro vicino ha tutto ed è più fortunato di noi,senza rendersi conto che lui pensa lo stesso di noi e vuole avere le nostre cose a tutti i costi perché le desidera più di quanto le desideriamo noi.

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  6. Clown: opinioni

    Affascinante la descrizione onirica di un duello alla Sergio Leone, nell’ora più calda, con l’eroe trascinato tra la polvere e il cattivo nascosto dietro la persiana a godersi la scena. Un clima epico è l’ideale ambientazione per i ricordi di avventure (e disavventure) adolescenziali.
    Per il resto, a me personalmente non è mai passato per la mente, anche dopo il peggior disastro, di considerarmi un bambino sfortunato.
    Tantomeno ho mai considerato la possibilità di avere un destino avverso o un Fato che non lascia scampo (e qualche volta ne avrei avuto anche il diritto).
    Devo dire che non amo molto nemmeno la tendenza generale a considerarsi tartassati, presi di mira, come se il mondo intero non attendesse altro e non avesse altro a cui pensare che avercela con noi, così buoni e puri.
    Insomma una situazione alla: “mai una gioia!”
    Forse nel mondo dei ricordi infantili tutto ciò è più che comprensibile, ma la cosa appare meno appropriata nel mondo degli adulti, soprattutto quando i Michelino che la vita ci riserva, in fondo servono solo a dimostrare quanto siamo ancora più buoni nel trovare la forza di perdonarli.
    Allora mi si rafforza una convinzione: è vero, c’è sempre un Michelino nella nostra vita, ma il più delle volte è immaginario, è dentro di noi, ed è molto utile per poterci sentire prima vittime e poi redentori.

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  7. Barbara

    Certo che se con i tanti Michelini in circolazione si potesse fare come su facebook, dove basta un click per cancellarli… Con tanti click si potrebbe avere un mondo perfetto, fatto di tanti noi stessi tutti uguali sempre pronti a darci ragione, come davanti a uno specchio.
    Fortunatamente la vita vera è altro, lo specchio serve anche a dirci “ma cosa stai facendo?”, e alla fine della storia qualche Michelino capirà e qualche altro no.
    E i Michelini irriducibili finiranno col ripetere se stessi all’infinito, come patetiche macchiette, così si cancelleranno profilo e account da soli.

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  8. M&C

    Davvero arduo perdonare veramente, tanto che il perdono, come via per dimostrare la propria bontà, secondo me, é una strada troppo difficile da percorrere…
    Più facile invece quella del buonismo o del pietismo, quella di far finta che non sia successo nulla perché nulla mi tocca veramente, sono superiore a certe cose…. salvo serbare rancori che, mai esternati o chiariti, alimentano un malessere che prima o poi deve trovare uno sfogo, alla prima occasione utile per dimostrare la propria ragione ed appena sia possibile una qualsiasi forma di vendetta, la più atroce possibile e direttamente proporzionale al male ricevuto!
    Obiettivamente però, vendetta e rancori fanno stare ancora più male, mentre il perdono é decisamente liberatorio.

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  9. pmartucci

    Tante porte, e finestre, chiuse, che schermano l’ignoto, e dietro le quali si nascondono, in attesa, le paure… prima bambini atterriti che si fanno coraggio tra loro, oggi un bimbo in solitudine che nasconde sè e la sua crudeltà egoista: paura di ciò che non si conosce, di ciò che potrebbe accadere, di ciò che non si ha coraggio di affrontare, paura di essere soli….Riuscire ad aprire, in qualunque modo, la porta, o la persiana, è la difficile arte del nostro ininterrotto crescere, mostrando noi stessi, scoprendo magari di saper affrontare cose che paiono insormontabili.

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  10. agnese

    in questi casi,io ripeto sempre:giustizia ci sta e arriva,prima o poi. E anche: tutto ritorna,come tratti prossimo, cosi sarai trattato tu.
    forse sono soltanto le parole per consolarmi,però io ci credo,e penso che questo è importante (per me)

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  11. gum

    Le righe nostalgiche di questo brano mi hanno evocato inevitabili riferimenti alla mitologia.
    Il Fato che cieco si abbatte su noi brandendo la scure intenta a colpire sia giusti che ingiusti in un mondo popolato da inique figure mandate quaggiu’ a render la vita difficile
    Qui’ affiora un’altra figura nel mito di Atlante , Il Titano costretto a sorreggere il globo terracqueo per l’eternita.
    E’ l’angolo di osservazione che spesso c’inganna: il mondo continua a girare con la perfezione di un Rolex, parandoci innanzi i giusti e gli ingiusti. Non possiamo pensare di modificare il suo ritmo, sarebbe davvero titanica impresa.
    Allora dobbiamo cambiare qualcosa in noi stessi, ribaltando l’asse dei nostri rapporti, per far si’ che anche l’altro s’accorga che deve cambiare.

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  12. Clown: opinioni

    ” .. allora dobbiamo cambiare qualcosa in noi stessi, ribaltando l’asse dei nostri rapporti, per far si’ che anche l’altro s’accorga che deve cambiare.”
    Questa sembra davvero la cosa più giusta; la più semplice e, al tempo stesso, la più difficile da realizzare, come tutti gli intervento su noi stessi.

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  13. vale

    C’è sempre un Michelino, nella vita….

    Forse, se non ci fosse dovremmo “inventarlo” e paradossalmente ringraziarlo perchè ci dà la possibilità di credere nel perdono, di credere nel nostro cambiamento, nonostante tutto.

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  14. robysda

    Tutti abbiamo subito o sopportato un Michelino, e probabilmente lo siamo (stati) un po’ anche noi. Tanto è difficile riconoscerlo nei propri abiti, altrettanto è perdonarlo; una buona dose di umiltà è necessaria , se non altro, per riconoscere i propri errori e le proprie mancanze, prima di difendere a spada tratta modi e atteggiamenti assunti e ritenuti “giusti”. Uno specchio, insomma, per guardare oltre il confine e cercare negli appunti che ci vengono rivolti un motivo in più per migliorarci e accogliere nuove prospettive comportamentali e di valutazione.

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