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da qui
Quanto l’avrai fissato? Eri incantato di fronte ai rami dalle foglie sottili di colore indefinibile, tra l’azzurro e il verde. Avresti dovuto studiare per l’interrogazione, eppure eri lì, incapace di staccare lo sguardo dal cedro del giardino: ti venivano parole che cercavi d’infilare dentro i versi, come se, per una specie di magia, da ogni ago dell’albero sgorgasse un sentimento, un tuffo al cuore, e le linee della pianta rispondessero al disegno altrettanto contorto della vita: scrivevi, scrivevi; le foglie e le parole s’intrecciavano in un’unica forma di esistenza, e pareva che bastasse sciogliere il groviglio verdeazzurro per capire dove andare, a quale santo votarsi, come trovare, miracolosamente, il bandolo della matassa. Non l’avresti più persa di vista, la piramide d’aghi sullo sfondo blu del cielo: dovunque andassi, i tuoi occhi sembravano perdersi oltre i vetri di una stanza, come quando, nell’aula d’Università, tenesti una lezione su Calvino e cominciasti a parlare della luna, di Leopardi, e gli studenti, a poco a poco, si lasciarono attirare nella trama delle immagini; finché l’ordinario t’interruppe, dichiarando che sognare è affascinante, ma bisogna pestare, pestare, e subito pensasti a tuo papà che voleva appenderti alla porta della stanza un cartello con gli orari di lavoro, ma tu – figurati! – continuavi a crogiolarti imperterrito nell’intrico di foglie e di parole che era allora la tua vita. In fondo, poi, che hai fatto per anni se non rincorrere miraggi su miraggi, una bellezza che sfuggiva anche quando eri convinto di averla tra le mani? E quante volte ti sei sorpreso a piangere, scoprendo che sotto il libro di storia medievale c’era il volume di poesie di Garcia Lorca? Felice te, cicala, ti feriscono invisibili le spade dell’azzurro! Ecco, avresti voluto essere un poeta, cercare il segreto delle cose tra parola e parola, foglia e foglia, abbattere il muro che separa dal ramo e dalla nuvola, sentire la voce del cedrus Atlantica che pareva dicesse non cambiare, non cambiare, altrimenti non potremo più incontrarci, non saremmo più capaci di chiamarci per nome; tuo padre continuava a pretendere il programma e il professore a sentenziare che i sogni sono inutili, ma tu – figurati! – seguitavi a parlare della luna, di Leopardi, e ti sembrava che il senso della vita fosse tutto in un incanto, una magia che non sapevi spiegare cosa fosse, né da dove provenisse, e cantavi, come la cicala: felice te, felice te, che non devi pestare e non hai programmi appesi nella stanza.

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” Se tu mi dimenticassi”
Voglio che tu sappia una cosa.
Tu sai com’è questa cosa:
se guardo la luna di Cristallo,
il ramo rosso del lento autunno alla mia
finestra,
se tocco vicino al fuoco l’impalpabile
cenereo il rugoso corpo della legna
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi
che vanno verso le tue isole
che m’attendono.
Orbene,
se a poco a poco cessi d’amarmi
cesserò d’amarti a poco a poco.
Se d’improvviso mi dimentichi,
non cercarmi,
chè già ti avrò dimenticata.
Se consideri lungo e pazzo il vento di
bandiere che passa per la mia vita e
ti decidi a lasciarmi sulla riva del cuore in
cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ ora
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno a cercare altra terra.
Ma se ogni giorno,ogni sera
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile
se ogni giorno
sale alle tue labbra un fiore a cercarmi
ahi, amore mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né dimentica
il mio amore
si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà
tra le tue braccia senza uscire dalle mie.
P. Neruda
Il senso della vita, di fronte alle contingenze che ci sollecitano, ai richiami dei tanti doveri, ai bisogni altrui e propri, alle richieste continue che ci inseguono (fino a quando, non ci inseguono più e ci pare di essere noi a doverne fare o a esser diventati inutili) appare davvero quello che una particolare sospensione che diventa d’attesa ci fa apparire come una magia , un incanto.
Come è difficile accettare tutto quello che lo interrompe.
Cicala!
Beata te!
che ti feriscono le invisibili spade
dell’azzurro.
G. Lorca
grazie!
certe magie, comunque sia, aiutano a vivere.
“cercare il segreto delle cose…”
Quel segreto che a volte sembra di essere sul punto di capire, ma non si capisce mai.
Poesia
è rifare il mondo, dopo
il discorso devastatore
del mercadante.
(D. M. Turoldo)
Chi sa parlare agli gli alberi e perdersi nell’incanto della luna non fa programmi, come la cicala che rischia tutti i giorni di venir pestata dalla vita, ma il suo canto può’arrivare ovunque c’e un cuore che batte, anche al di la’ dei limiti del mondo.
I sogni sono speranze, appigli nei i momenti difficili della vita, iniziano e non sai mai dove vanno a finire. Ci sono cose da fare e programmi da portare a termine ma sono i sogni che ti fanno prendere una strada oppure un’altra.
Pronunzio il tuo nome
nelle notti scure,
quando sorgono gli astri
per bere dalla luna
e dormono le frasche
delle macchie occulte.
E mi sento vuoto
di musica e passione.
Orologio pazzo che suona
antiche ore morte.
Pronunzio il tuo nome
in questa notte scura,
e il tuo nome risuona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della dolce pioggia.
T’amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha mai questo mio cuore?
Se la nebbia svanisce,
quale nuova passione mi attende?
Sarà tranquilla e pura?
Potessero le mie mani
sfogliare la luna!
F. G. Lorca
L’amore dei ruscelli (F. Centofanti)
c’è qualcosa di umano
al di là di tutto
qualcosa che ti tocca
che non sai definire
ma è umano
ciò che riscalda
il cuore
non sai come chiamarlo
forse soltanto amore
ma non quello dei libri
né dei maestri colti
piuttosto quello sano
e naturale
dei cani sciolti
degli uccelli
delle nuvole che vagano
dei venti
e dei ruscelli.
“Ogni cosa in natura è magia. Ogni cosa è sacra. Ogni attimo che viviamo è respiro nel vento.”
Vi ringrazio! La poesia salva, a mio parere.
Coloro che pestano i piedi per terra non potranno mai capire chi sogna e volge il proprio sguardo verso il cielo,perché il loro sguardo è rivolto verso il basso a guardare il monocolore della terra senza rendersi conto che nel cielo azzurro,dove il colore si confonde con il verde delle foglie del cedro, esiste una varietà di colori che si rivela sotto forma di arcobaleno.
seguitavi a parlare della luna, di Leopardi…
mi hai fatto ricordare don, come anche io leggevo in nascosto, mia madre non voleva che leggo libri, uniche che tollerava erano le letture di scuola, allora avevo sempre libri nascosti sotto quaderni e cosi leggevo, quando mia madre mi beccava con libro rispondevo sempre che questo è la lettura, mi sono rovinata la vista leggendo di notte sotto le coperte con la lampadina. ma devevo leggere, questo era la mia vita,mia salvezza. non mi dispiace di niente
Si,Don! La poesia salva e se non salva di sicuro aiuta…(soprattutto quelle che scrivi tu)
Il cedro, grande, maestoso, lui vedeva meglio, vedeva lontano. Infalllibile. Era l’ ispirazione a cercare il segreto delle cose, ciò che è il filo della vita, la ragione di tante altre scelte. “Se fossi cedro…”. Tante voci, dentro, fuori, dicono, ripetono, non cambiare, nel cercare le segrete cose con le parole, con le foglie, con i pensieri, con le preghiere. Dicono, guarda ancora, sempre, nell’incanto, nel meravigliato stupore tutto quello che c’è oltre. Accanto a orari, incombenze, al pesta oggi, ripesta domani. ( mi chiedo, ma se il foglio con gli orari fosse stato appoggiato ai piedi del cedro? o tra le foglie?)
Avresti voluto essere un poeta? Ma tu sei un poeta.
La lettura della vita attraverso gli aghi verde azzurro di un cedro, un programma ben impegnativo da pestare; una sfida, cercare la verità, quella lanciata dalla miscela dei colori che esalta e promuove la meraviglia del sogno, come unica difesa dalle ostilità di una realtà egocentrica, votata al devo e lontana anni luce dal grido di protesta di un mondo sommerso che lotta ogni giorno per sottrarsi da una vita di stenti. Poesia che si nasconde in una lacrima, nascosta dietro una finestra.
L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose.
Le Città Invisibili.
http://youtu.be/IU3EFuVY_6s
”scrivevi, scrivevi; le foglie e le parole s’intrecciavano in un’unica forma di esistenza”
La poesia è il mezzo che Dio ha dato all’uomo per entrare nelle pieghe più profonde della verità.
@ Pam commento n.21
Sono d’accordo con te!
@ Raffa 22
E’ bello sentirsi in sintonia!
“avresti voluto essere un poeta”-ma i poeti di solito muoiono di fame,vengono apprezzati dopo la morte
“i sogni sono inutili”?!-NO!! La vita è fatta di sogni,e la nostra meta dove vogliamo arrivare
“E’ spiacevole e tormentoso quando il corpo vive e si dà importanza per conto suo,senza alcun legame con lo spirito”
Thomas Mann
“Tutta l’arte è imitazione della natura”
Lucio Anneo Seneca
Grazie! Con voi persino un programma diventa bello.