Da HOHENSTAUFEN REQUIEM, di Andrea Leone

Cielo

4.

Secoli degli splendidi spaventi,

secoli dei regni eletti,

divinità dell’età,

divinità della verità,

divinità di Via Melzi D’Eril,

voi siete

i calendari immortali.

Voi siete

i respiri degli imperi entusiasti

e la giovane perfezione

nelle memorie gloriose

tornate alla luce del sole.

Mia così vicina

algebra amica della nobile vita.

Mia nata un giorno

nella bellezza perfetta

che ora ti è maestra.

Mie lacrime al culmine del nome.

Mio Dio

mio Dio infinito

mio Dio infinito che ebbe inizio

sulla soglia della tua storia.

5.

I compagni del regno. I corpi dell’aperto millennio. Gli splendidi incendi dei mondi. Gli eserciti estremi dell’estasi. Gli irripetibili giardini geniali del giorno. I consanguinei dei mattini. I consanguinei dei vivi convivi definitivi. I cortei del coraggio. Gli eroi dell’età. La stirpe che è stata da sempre la battaglia della meraviglia. La stirpe delle nuovissime fisiche antiche. La stirpe delle definitive scienze divine. Gli indimenticabili, gli spietati alleati degli attimi, i fratelli del nome nati da questi anni inenarrabili.

I doni senza giorni. I traumi dei trionfi. I feroci capolavori nei corpi ignoti. I corpi che creano il cielo, i corpi che creano il palcoscenico. I suicidi dell’attimo, che chiamano, per essere ancora una volta l’antica vittoria. Le vere primavere del principe. Le prime sillabe dell’ordine. L’idea tremenda che regna sui meridiani della meraviglia. La musica della promessa mantenuta.

La bellezza cui sarò all’altezza. Il pericolo che ora batto al ritmo perfetto del patto. I figli del racconto intatto. Il metodo che entusiasma il secolo. La data di tutta la domanda. Il trauma della prima fama. Questo teatro sovrano. La febbre di epoche straniere e di imprese perfette.

Sto diventando

il passato

ora che finalmente é iniziato.

12.

Massacrati tutti i vostri calendari

abolite tutte le vostre mattine

siamo diventati immortali per non essere mai apparsi

nelle vostre caserme della luce,

nel vostro enorme allarme senza termine.

Siamo diventati immortali per non essere mai guardati

da voi dannati degli annali.

Siamo diventati immortali per essere i sovrani

del vostro verbo e del vostro morbo.

Siamo diventati immortali

per avere disfatto tutti i padri.

Siamo diventati immortali per non essere mai

i vostri incessanti campi marziali dei romanzi.

Siamo diventati immortali per non amarvi.

14.

Voi foste il giovanissimo martirio, l’inizio dell’assassinio bellissimo. Voi foste nati ai nomi esaltanti dei traumi incessanti. Voi foste gli annali delle armi, l’entusiasmante corte marziale delle case abitate, e dentro un eterno spavento tutte le infanzie dell’infezione.

Voi foste le lettere in tutte le tragedie. Voi foste il nome sublime e le formule algebriche della febbre nelle prime veglie straniere. Voi foste l’antica prima teatrale della malattia mortale, le algebre esaltate della catastrofe materiale, le maschere nate entusiaste, la mattina ossessiva che fioriva, la prima epidemia infinita che avveniva.

Voi Dèi del primo giorno.

Voi lasciaste le scene.

Voi Dèi del primo nome.

Voi continuate ad essere

voi continuate ad essere tutte le letterature

voi continuate ad essere tutte le letterature della mia maledizione.

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