
Credo che la nota dominante dell’infanzia sia il sentimento di eccezionalità, la percezione dell’eccezionalità ovunque e costantemente. L’eccezionalità del mondo, di ogni cosa, l’eccezionalità di una canzone, l’eccezionalità di una persona, l’eccezionalità di un certo luogo, l’eccezionalità di una certa giornata, di un certo oggetto, di un certo gesto, di una certa atmosfera, di una certa parola, l’eccezionalità della propria stessa identità, e così di seguito, insomma l’eccezionalità in sé (si potrebbe sostituire la parola eccezionalità con molte altre).
Poi, però, a un certo punto, nell’età adulta, una simile visione (direi forse un simile dono) viene persa quasi completamente e tutto improvvisamente appare scontato, banale, normale, normativo, regolare e comune, per non dire squallidissimo e miserabilissimo. Si passa cioè dalla categoria dell’eccezionale a quella del naturale. Continua a leggere






