I.
Primi dodici morti: ognuno incarna un transito verso l’impossibile della salvezza. In questa prima sezione del libro dominano la materia, la sovranità del caso e le proiezioni dell’angoscia. Dominano– eppure chiedono alle creature di obbedire al dolore che infliggono loro; vorrebbero che si riconoscesse il magistero della sofferenza. Come se il dolore accettato smettesse di essere tale. Ed è questo che Stefano Massari rifiuta. Tutto l’ethos del poeta si risolve in una legge: il dolore non ha nulla da insegnare a chi lo patisce. Che possa insegnare a chi lo osserva è ignobile. Continua a leggere

