
Credo che la nota dominante dell’infanzia sia il sentimento di eccezionalità, la percezione dell’eccezionalità ovunque e costantemente. L’eccezionalità del mondo, di ogni cosa, l’eccezionalità di una canzone, l’eccezionalità di una persona, l’eccezionalità di un certo luogo, l’eccezionalità di una certa giornata, di un certo oggetto, di un certo gesto, di una certa atmosfera, di una certa parola, l’eccezionalità della propria stessa identità, e così di seguito, insomma l’eccezionalità in sé (si potrebbe sostituire la parola eccezionalità con molte altre).
Poi, però, a un certo punto, nell’età adulta, una simile visione (direi forse un simile dono) viene persa quasi completamente e tutto improvvisamente appare scontato, banale, normale, normativo, regolare e comune, per non dire squallidissimo e miserabilissimo. Si passa cioè dalla categoria dell’eccezionale a quella del naturale.
La poesia, e tutta l’arte in genere, non è altro, dal mio punto di vista, che la “restaurazione” di quella identità primordiale, o ancora più esattamente, la prosecuzione e l’infinito accrescimento di quella identità primordiale (nulla a che vedere quindi con la sentimentale “nostalgia dell’infanzia”). Credo sia il filo rosso che unisce tutti i miei libri, da L’ Ordine, uscito nel 2006, a Ludwig, uscito nel 2022.
Propongo infine dalla raccolta inedita “Folgore del puer eternus” qualche testo che credo riecheggi perfettamente l’idea che ho esposto.
1.
Letteratura,
sei il bambino
che finalmente parla,
sei il bambino
che sta finalmente usando
il suo vero linguaggio,
sei il bambino
che finalmente
splendide e di sempre
metriche atletiche
può essere.
Letteratura,
tu e nient’altro
tu soltanto
hai indovinato come mi chiamo.
2.
Letteratura,
sei la mente
che spegne le teste
della peste terrestre,
ora che è vinta
la violentissima follia della biologia,
ora che è vinta
la bestiale
assordante macchina vitale,
ora che appaio
il gioco del corpo,
ora che accado
cantato da un altro,
ora che il violento
adulto si è distrutto
nel fango di nessuno
alunno dell’assurdo,
ora che crollo al bello,
ora che inizio
il magnifico ritmo antico,
ora che ho vinto
individuo debolissimo,
ora che mi demolisco,
ora che tu splendi
degli Dèi che vedi.
Letteratura,
sei l’infanzia improvvisa
che parla nella sua lingua inaudita,
sei l’infanzia che si mostra
tutta per la prima volta,
sei l’infanzia
che canta infinitamente aumentata.
3.
Eri la maestà dell’identità,
l’algebra musicale che assale,
l’unico vero giorno natale,
l’astro del teatro,
il vertiginoso discorso d’oro,
il grandioso prodigio a cui assomiglio,
il luminoso ospite ignoto
che guardo ammirato,
la recita dorata,
la favola che parla,
l’organismo oggettivo,
l’ardore e attore,
l’eccezione spettacolare.
4.
Eri la straordinaria preistoria straniera,
la messa in scena della bellezza,
l’artificio che annienta,
il libro del corpo,
il racconto dell’oro,
il bellissimo libro in cui demolisco,
il bellissimo libro a cui obbedisco,
il bellissimo libro in cui mi esibisco,
il bambino dell’io il bellissimo
libro che scrivo,
l’attacco allo specchio nello schianto,
tutto l’attimo in cui accado,
lo spettacolo che sto recitando.
5.
Sei gli idilli dell’identità
a metà dell’antichità,
a metà della verità,
la proprietà,
la festività,
l’oro raro,
il volo creato,
il brano preferito del libro,
la legge che riesce
a far tacere le tenebre,
il risveglio
dall’orrido del mondo che sogna se stesso,
il miracolo con cui dialogo,
l’assalto a cui assisto ad ogni accento,
i milioni di soli della scena più antica,
i prodigi musicali della recita prima,
la violenta bellezza del teatro che inizia
demolita la parodia della biologia.
6.
Sei il terremoto remoto,
l’artificio vivo,
l’individuo indistruttibile,
l’immagine immobile,
le prodigiose
pietre preziose delle opere,
il sole della rappresentazione,
il cristallo dei silenziosi soliloqui,
l’io che incido,
lo straordinario atto esatto
di teatro cantato,
gli assalti martellanti,
gli astri nelle catastrofi,
i mari di miracoli,
i mari di metodi,
il cervello che creo
adesso altissimo sull’assedio,
il centro,
il figlio scelto dal bello,
il magnifico e il suo metodo,
l’opera sanguinosa,
il cervello scritto da un eterno Marzo,
il romanzo di cui sono il solo evento,
il libro in cui mi avvicino
al più limpido titolo dell’io,
il più ricco affresco che mi abbia mai dipinto,
le definitive scenografie di chi si esibisce,
il fiore delle forze portentose,
il miracolo energico,
il solo vero gioco d’oro.
7.
La più alta potenza spietata mi assalta,
l’era della ferrea lingua straniera mi crea,
il corpo impetuoso
mi parla in una lingua unica al mondo,
evento allo specchio
appaio davvero a me stesso,
la meraviglia mi assomiglia,
mai andata via,
idea ed epopea,
lo splendore dell’esordire esplode
io l’esibizione,
la magnificenza avanza
io la sua risonanza,
la grandezza inizia
io la sua grazia,
all’improvviso sono antico,
all’improvviso sono sempre stato vivo,
incantato dallo sconfinato
spettacolo che sono sempre stato.
8.
L’Ade di adulti
le caste malate
le cieche
carneficine e scene della specie
la massacrante
massa di tempeste umane
le terre insane
le persone dell’animale
le persone delle ore e delle nature
si disfano nel fango
popolano il mio spettacolo
si annientano in perpetuo
io rimanendo il mio millennio
di diamanti entusiasti.
Tu, vita dei nati
fantasmi umani
non mi avrai mai.
9.
Io
io all’infinito
io all’infinito ti stringo
io all’infinito e per sempre ti stringo
io il potentissimo
io il potentissimo filo
io il potentissimo filo che ti lega all’inizio
io il primo che ti ha mai visto
io l’unico che ti ha mai sbalordito
io non un bambino ma un dio.
Andrea Leone (Milano) ha scritto L’Ordine (2006, Premio San Pellegrino opera prima), uscito nella collana Niebo diretta da Milo De Angelis, Il suicidio di Holly Parker (2008), La sposa barocca (2010), Lezioni di crudeltà (2010), Scena della violenza (2013), Kleist (2014), Hohenstaufen (2016, Premio internazionale di Letteratura Città di Como), Ludwig (2022).
