La parola ai poeti. Andrea Leone

Credo che la nota dominante dell’infanzia sia il sentimento di eccezionalità, la percezione dell’eccezionalità ovunque e costantemente. L’eccezionalità del mondo, di ogni cosa, l’eccezionalità di una canzone, l’eccezionalità di una persona, l’eccezionalità di un certo luogo, l’eccezionalità di una certa giornata, di un certo oggetto, di un certo gesto, di una certa atmosfera, di una certa parola, l’eccezionalità della propria stessa identità, e così di seguito, insomma l’eccezionalità in sé (si potrebbe sostituire la parola eccezionalità con molte altre).

Poi, però, a un certo punto, nell’età adulta, una simile visione (direi forse un simile dono) viene persa quasi completamente e tutto improvvisamente appare scontato, banale, normale, normativo, regolare e comune, per non dire squallidissimo e miserabilissimo. Si passa cioè dalla categoria dell’eccezionale a quella del naturale

La poesia, e tutta l’arte in genere, non è altro, dal mio punto di vista, che la “restaurazione” di quella identità primordiale, o ancora più esattamente, la prosecuzione e l’infinito accrescimento di quella identità primordiale (nulla a che vedere quindi con la sentimentale “nostalgia dell’infanzia”). Credo sia il filo rosso che unisce tutti i miei libri, da L’ Ordine, uscito nel 2006, a Ludwig, uscito nel 2022. 

Propongo infine dalla raccolta inedita “Folgore del puer eternus” qualche testo che credo riecheggi perfettamente l’idea che ho esposto. 

1.

Letteratura,

sei il bambino

che finalmente parla, 

sei il bambino

che sta finalmente usando

il suo vero linguaggio, 

sei il bambino

che finalmente

splendide e di sempre

metriche atletiche

può essere. 

 

Letteratura,

tu e nient’altro

tu soltanto

hai indovinato come mi chiamo. 

 

2.

 

Letteratura, 

sei la mente  

che spegne le teste 

della peste terrestre, 

ora che è vinta

la violentissima follia della biologia, 

ora che è vinta

la bestiale

assordante macchina vitale, 

ora che appaio

il gioco del corpo, 

ora che accado 

cantato da un altro,

ora che il violento

adulto si è distrutto

nel fango di nessuno

alunno dell’assurdo,

ora che crollo al bello, 

ora che inizio

il magnifico ritmo antico, 

ora che ho vinto

individuo debolissimo, 

ora che mi demolisco, 

ora che tu splendi

degli Dèi che vedi.

 

Letteratura,

sei l’infanzia improvvisa

che parla nella sua lingua inaudita, 

sei l’infanzia che si mostra 

tutta per la prima volta, 

sei l’infanzia

che canta infinitamente aumentata. 

 

3.

 

Eri la maestà dell’identità, 

l’algebra musicale che assale, 

l’unico vero giorno natale, 

l’astro del teatro, 

il vertiginoso discorso d’oro, 

il grandioso prodigio a cui assomiglio, 

il luminoso ospite ignoto

che guardo ammirato, 

la recita dorata, 

la favola che parla, 

l’organismo oggettivo, 

l’ardore e attore, 

l’eccezione spettacolare. 

 

4.

 

Eri la straordinaria preistoria straniera, 

la messa in scena della bellezza, 

l’artificio che annienta, 

il libro del corpo, 

il racconto dell’oro, 

il bellissimo libro in cui demolisco, 

il bellissimo libro a cui obbedisco, 

il bellissimo libro in cui mi esibisco, 

il bambino dell’io il bellissimo

libro che scrivo, 

l’attacco allo specchio nello schianto, 

tutto l’attimo in cui accado, 

lo spettacolo che sto recitando. 

 

5.

 

Sei gli idilli dell’identità

a metà dell’antichità, 

a metà della verità, 

la proprietà, 

la festività, 

l’oro raro, 

il volo creato, 

il brano preferito del libro, 

la legge che riesce

a far tacere le tenebre, 

il risveglio

dall’orrido del mondo che sogna se stesso, 

il miracolo con cui dialogo, 

l’assalto a cui assisto ad ogni accento, 

i milioni di soli della scena più antica, 

i prodigi musicali della recita prima, 

la violenta bellezza del teatro che inizia

demolita la parodia della biologia. 

 

6.

 

Sei il terremoto remoto, 

l’artificio vivo, 

l’individuo indistruttibile, 

l’immagine immobile, 

le prodigiose

pietre preziose delle opere, 

il sole della rappresentazione, 

il cristallo dei silenziosi soliloqui, 

l’io che incido, 

lo straordinario atto esatto

di teatro cantato, 

gli assalti martellanti, 

gli astri nelle catastrofi, 

i mari di miracoli, 

i mari di metodi, 

il cervello che creo

adesso altissimo sull’assedio, 

il centro, 

il figlio scelto dal bello, 

il magnifico e il suo metodo, 

l’opera sanguinosa, 

il cervello scritto da un eterno Marzo, 

il romanzo di cui sono il solo evento, 

il libro in cui mi avvicino

al più limpido titolo dell’io, 

il più ricco affresco che mi abbia mai dipinto, 

le definitive scenografie di chi si esibisce, 

il fiore delle forze portentose, 

il miracolo energico, 

il solo vero gioco d’oro.

 

7.

 

La più alta potenza spietata mi assalta, 

l’era della ferrea lingua straniera mi crea, 

il corpo impetuoso

mi parla in una lingua unica al mondo, 

evento allo specchio

appaio davvero a me stesso, 

la meraviglia mi assomiglia, 

mai andata via, 

idea ed epopea, 

lo splendore dell’esordire esplode

io l’esibizione, 

la magnificenza avanza

io la sua risonanza, 

la grandezza inizia

io la sua grazia, 

all’improvviso sono antico, 

all’improvviso sono sempre stato vivo, 

incantato dallo sconfinato

spettacolo che sono sempre stato. 

 

8.

 

L’Ade di adulti

le caste malate

le cieche

carneficine e scene della specie

la massacrante

massa di tempeste umane

le terre insane

le persone dell’animale

le persone delle ore e delle nature

si disfano nel fango

popolano il mio spettacolo

si annientano in perpetuo

 

io rimanendo il mio millennio

di diamanti entusiasti.

 

Tu, vita dei nati

fantasmi umani

non mi avrai mai.

 

9.

 

Io

io all’infinito

io all’infinito ti stringo

io all’infinito e per sempre ti stringo

io il potentissimo

io il potentissimo filo

io il potentissimo filo che ti lega all’inizio

io il primo che ti ha mai visto

io l’unico che ti ha mai sbalordito

io non un bambino ma un dio. 

Andrea Leone (Milano) ha scritto L’Ordine (2006, Premio San Pellegrino opera prima), uscito nella collana Niebo diretta da Milo De Angelis, Il suicidio di Holly Parker (2008), La sposa barocca (2010), Lezioni di crudeltà (2010), Scena della violenza (2013), Kleist (2014), Hohenstaufen (2016, Premio internazionale di Letteratura Città di Como), Ludwig (2022). 

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