29. Ripartire

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da qui

Vorresti fermarti. Perché il passato ha un effetto devastante sul presente, lo riempie, sì, ma nello stesso tempo lo insidia e lo trasforma: ogni episodio, estratto dal sacco impolverato dei ricordi, è un tassello da aggiungere al mosaico accidentato della vita. Se rimandassi tutto? Se smettessi di scrivere e lasciassi che le facce, le parole, il dolore che ti è stato alle calcagna fino a qui, si posassero nel fondo dell’anima restituendoti a un tempo più disteso, libero dalla pressione delle attese, sprofondato in un silenzio che la Bibbia descrive come l’unico luogo in cui la verità ti viene incontro? Ecco, sei Elia che sale sull’Oreb, in cerca di un riparo per la notte. Il sole, sullo sfondo, è un braciere che irradia le ultime scintille di calore, attraversato da una nuvola a forma di uomo addormentato. Poi è solo il buio della montagna, rocce che nascondono un segreto che vorresti decifrare, ma di cui hai dimenticato l’alfabeto. Eppure si sa, quando si è soli, ogni fischio di vento, ogni verso di uccello notturno si trasforma in voce di cui, a poco a poco, impari a interpretare il senso, finché risuonano dentro le parole: Esci e fermati sul monte, alla presenza del Signore. Hai paura: non sarebbe meglio restare rintanati nella caverna delle tue certezze, aspettando che il sole risorga, domattina? Quali pericoli si annidano nelle pieghe invisibili del buio? Pensi alla casa di campagna di Stigliano, ai rumori che gelano il sangue nelle vene, ai fratelli più piccoli che si aggrappano al rosario e tu, l’eroe, il cavaliere con l’elmo e il mantello lungo fino ai piedi, sei pronto ad affrontare i mostri che si accalcano alla porta. Non hai mai saputo cosa fosse quel rumore. Ora ti sembra di sentirlo ancora: un vento fortissimo, da spaccare le rocce, un gigante che soffia con quanto fiato ha in corpo, come volesse rovesciare come un sasso di ruscello il Gebel Musa, il Monte di Mosè. Ti chiedi se sia Lui, il Signore, che viene a visitarti con una forza d’urto travolgente, l’uragano che ha rischiato di travolgerti ogni volta che qualcuno si è imposto al tuo volere vulnerabile, ti ha convinto che vivere è subire, accettare sempre e comunque le condizioni del più forte. No, Dio non può essere un altro predatore della libertà. Il buio della notte, allora, si raccoglie in un punto che si fa talmente denso da esplodere in un vortice violento di sensazioni incontrollabili, la rabbia di fronte allo sguardo inespressivo e liquido di Michelino, la forza bruta di tuo padre che ti trascina nella polvere, l’angoscia da impotenza che ti prende ogni volta che il terremoto del rancore sconvolge la terra dei ricordi. No, Dio non può essere una potenza cieca e distruttiva. La notte vortica, si avvita su stessa in cerca di un volto convincente: ora il movimento accelerato produce una colonna di fuoco che s’innalza di fronte alla caverna, la fiamma esplosa ogni volta che hai incrociato gli occhi verdi della Persighetti, i capelli biondi di Carlotta, le labbra da regina egizia di Alexandra. Ma Dio non può essere l’incendio destinato a consumarti come un fascio di legname secco. Il buio che ti circonda ha esaurito i suoi travestimenti. Si ritira offeso, lasciando il posto a una voce quasi incomprensibile, sottile, come un soffio di brezza a primavera, come un velo d’acqua o un ricamo di brina sull’erba bassa del prato. Ecco, hai capito: ti copri il volto ed esci. E’ arrivato, e tu puoi finalmente ripartire.

24 pensieri su “29. Ripartire

  1. ROBERTA Z

    Perché i ricordi dolorosi, quelli che anche se molto lontanti ti provocano sempre un certo rancore che cerchi di cancellare inutilmente, sono tanto più numerosi di quelli belli?

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  2. bioraffaella

    Hai paura: non sarebbe meglio restare rintanati nella caverna delle tue certezze, aspettando che il sole risorga, domattina?

    No ! Perché ,per una volta nella vita ,ti devi fidare e affidare alla voce del vento che grida nel silenzio ,per parlare a te , che sei nascosto nella caverna delle tue uniche false certezze.

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  3. M&C

    Elia è un paragone valido per tutti: quando non vediamo più nulla, o siamo alla ricerca della nostra strada, dobbiamo fermarci, fare silenzio, anche se il silenzio a volte fa paura, ed ascoltare quella “voce di sottile silenzio” che parla al cuore, per capire finalmente che è Dio a voler fare tutto per noi e non siamo noi a dover fare tutto per Lui , e “ripartire” con più slancio e convinzione di prima.

    È bellissima questa pagina, sembra di sentirlo questo vento, prima impetuoso poi leggero come brezza…

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  4. Stella Maria

    Reblogged this on Semplicemente Stella Maria and commented:
    No, Dio non può essere un altro predatore della libertà.
    Eppure a volte la sensazione è proprio quella, difficile è capire di fronte al tuo dolore se quella sia la volontà immutabile, quella sorda a ogni preghiera perchè è il meglio per te, Dio s asempre cosa vuole il tuo cuore e cosa è meglio per te. Può esserlo l’avvicendarsi continuo di dolore il meglio che un essere umano possa chiedere e la dignità del vivere, la qualità della vita? Qualcosa devi capire, qualcosa deve cambiare, il tuo dolore diventare quello di qualcun altro, è veramente questo il prezzo o c’è una soluzione diversa?

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  5. bioraffaella

    Quando c’è il caos dentro di te ,ti devi fermare,azzerare tutto per ricominciare,troppe voci distolgono dall’obiettivo principale, e in mezzo a tante voci ce n’è una in particolare che non si riesce ad ascoltare ,è la Voce del vento, una voce sottile che come un “uragano” ti travolge e ti avvolge in fondo all’ anima con un delicato e gentile tepore,perché in essa è racchiuso l’ Amore!

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  6. gum

    Se fossi un pittore, questa pagina la dipingerei. La tela verrebbe benissimo a modo di Leonardo: il monte elevato formato da rocce scure sullo sfondo scintillante dell’occaso che le rende ancor più taglienti, sotto una nuvola che ha dell’umano, minacciose e indistinte figure nel buio fittissimo di una notte spettrale. Infine la bocca della caverna e fuori un’altissima fiamma che arde più forte del fuoco.
    Mancherebbe soltanto il sonoro al quadro rinascimentale: il rumore del vento che fischia ritmato dai battiti forti del cuore di chi deve capire se restare nell’antro, protetto dalle proprie ragioni, o piuttosto venire a sfidare l’uragano delle verità, aspettando nella notte paurosa dell’anima che si incendi d’un tratto la fede,… e poi quello soave delle Tue parole.

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  7. ema

    Credere nell’amore significa ripartire dall’amore per arrivare all’amore.
    Dall’amore all’amore , un punto di partenza e di arrivo .

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  8. bioraffaella

    Tutti abbiamo paura dell’ ignoto,ciò che non conosciamo assomiglia ad un “uragano” ,ci vorrebbe qualcuno nella vita che ci invita a rischiare,qualcuno che ci dica :”buttati” perché devi smettere di tremare. E solo dopo che ti sei buttato ti accorgi di quanto sei stato sciocco ,perché al posto dell'”uragano” di fronte alla “brezza di primavera” ti sei ritrovato!

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  9. bioraffaella

    , libero dalla pressione delle attese…

    Esiste sempre qualcuno che si crea delle aspettative su di noi,ma quando le nostre aspettative sono diverse dalle sue …ecco che arriva la fatidica frase,come se fosse una lama di coltello:” mi hai deluso! Io non ti riconosco più.
    Secondo me ,il modo migliore per vivere la vita e convivere con le persone è non aspettarsi niente e non pretendere niente,solo cosi tutto ciò che ci viene offerto dalla vita e dalle persone ci apparirà come un dono dal valore inestimabile.

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  10. RossellaT

    Penso che tutti ci chiediamo come Dio possa parlarci, rispondere alle nostre preghiare, come possiamo ascoltarlo e capirlo. La ricerca di queste risposte credo sia un viaggio di solitudine, un elemento di rottura con il passato fatto magari di chiasso e confusione. L’idea di un Dio che irrompe con forza nella nostra vita mi lascia perplessa, personalmente mi è sempre piaciuta l’espressione una “voce di sottile silenzio”, un Dio che ci parla con voce sommessa, intima, amorevole. Fare silenzio per ascoltare e ripartire.

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  11. robysda

    L’incontro prezioso nel deserto della ricerca, in cui la fragilità, le paure, le attese disattese, tutto quanto la vita ci addossa ogni giorno, trova la risposta che salva. Sentirsi accolti e compresi nei momenti di profondo disagio,quando ci si sente inadeguati anche per avanzare una preghiera, è il modo per ritrovarsi e riscoprire la rinascita

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  12. pmartucci

    L’imprevedibile, il Dio vicino “nei nostri giorni luminosi, come nelle notti oscure”, rimane pur sempre mistero, trascendenza. Si rivela, ma al nostro volto coperto, incapace di guardarlo veramente, ci fa incamminare su un sentiero sconosciuto, ci porta con un senso di attesa, ci culla nell’ascolto. Passo passo nella vita ora è turbine, ora brezza, sa, Dio, modula la voce giusta.”Il tuo Volto io cerco” è preghiera, è desiderio, ma è, credo, soprattutto un “tendere verso” quel Volto…

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  13. pam

    Il buio, quello metaforico, ma anche quello di una notte in cui è difficile dormire ed i pensieri fanno scorrere davanti una vita dove non sono mancati uragani, terremoti e colonne di fumo, ci mette di fronte alle nostre paure e alla nostra capacità di metterci in silenzio ed ascoltare i rumori sottili. Perché è vero che il Signore non è negli eventi che ci travolgono, ma è un mormorio, un richiamo profondo che arriva nell’intimità del nostro cuore.
    Pagina bellissima. La scrittura dove soffia la brezza dello Spirito, oltre ad essere di grande intensità, sembra rivolgersi proprio alla tua vita, così come il Vangelo viene a cercare tutti, e proprio te.

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  14. Barbara

    Nel silenzio c’è una tensione, quella delle parole che più ci assomigliano, che custodiamo gelosamente nel profondo. Parole che a volte riescono a salire alle labbra, ma rimangono sospese, incapaci di prendere il volo. La paura le ricaccia indietro. A volte è necessario il buio o il deserto perché queste parole da ombre soffocate dal rumore si trasformino in echi luminosi.
    E’ una pagina molto bella, ricca di vibrazioni.

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  15. agnese

    “Un uomo è fatto di scelte e di circostanze.Nessuno ha potere sulle circostanze, ma ognuno lo ha sulle proprie scelte.”

    Eric-Emmanuel Schmitt

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  16. agnese

    “Quando la conoscenza occulta nell’anima si manifesta,siamo sorpresi di noi stessi,e i nostri pensieri invernali si trasformano in fiori che intonano canti mai sognati prima.
    La vita ci darà sempre più di quanto riteniamo di meritare.”

    Kahlil Gibran

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  17. roberta

    c’è un giardino segreto nel nostro cuore.Lì il silenzio è assordante,il vento tra i rami è una cantilena che segue il battito del cuore,il profumo dei fiori è ossigeno…la mia linfa.il cancello del giardino è sempre chiuso….forse è ora di aprire quel cancello….magari a te Dio!

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