Terrence Des Pres : Il sopravvivente. Anatomia della vita nei campi di morte

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Un saggio profondo e appassionato, che spazia dall’antropologia alla sociologia, dalla psicologia alla biologia, intrecciando la letteratura con una fitta rete di testimonianze che danno spessore di intensa e sofferta umanità alle domande fondamentali intorno a cui si dipana la trattazione. Come può l’uomo sopravvivere in condizioni estreme? Quali strategie sono necessarie per riuscire a opporsi alla morte e infine vincerla? Analizzando i luoghi di morte più famigerati nella storia del ‘900, i campi di sterminio nazisti e i gulag sovietici, l’autore individua nella figura del sopravvivente, cioè di colui che canalizza tutte le proprie forze all’unico scopo di restare in vita e diventare un sopravvissuto che potrà testimoniare l’orrore, l’archetipo contemporaneo dell’uomo che si oppone alla distruzione. Così, paradossalmente, la sua anatomia si rivela un elogio, quasi un’apologia della vita e dell’uomo sulla terra. Dal 1976, anno della sua prima pubblicazione negli Stati Uniti, The Survivor. Anatomy of Life in the Death Camps, subito apprezzato dagli studiosi, è apparso in Europa solo nel 2009, grazie alla traduzione tedesca, accolta con successo.

Dal libro:

Il sogno di un’etica fondata sull’amore disinteressato, che ci è costato duemila anni di miseria, è sepolto, insieme alla “fede nell’umanità”, ad Auschwitz, a Hiroshima e nelle foreste di Vorkuta. Ciò che adesso ci rimane è l’attenzione premurosa all’altro, un atteggiamento radicato nella nostra struttura biologica e che s’attiva quando ci aiutiamo reciprocamente.

Pensiamo all’età di Pericle, alle statue della classicità greca, le cui figure perfette simboleggiano la grazia e lo spirito dell’uomo. Pensiamo anche ai grandi dipinti e alle sculture del Rinascimento, all’incredibile bellezza di quella fede in un’umanità “più grande” della vita. E immaginiamo ora il sopravvivente, non come emblema o simbolo, ma così come è, un corpo sporco, vestito di stracci, un viso qualsiasi, una debolissima luce negli occhi. La sua anima vive dentro la carne e il suo corpo ci dice che lo spirito umano può scendere molto in basso, può sopportare infinite pene e paure e soffrire indicibili patimenti – e nonostante tutto rimanere vivo. Oggi, il destino dell’uomo e quello della vita sono inseparabili. Sarebbe imperdonabile ignorare il messaggio del sopravvivente.


Terrence Des Pres
, nato nel 1939 a Effingham, Illinois, fu professore di Letteratura inglese presso la Colgate University, Hamilton, New York. Si dedicò allo studio della Shoah, divenendo un esperto di fama mondiale. Nel 1976 pubblicò The Survivor presso la prestigiosa Oxford University Press. Morì suicida nel 1987.

Adelmina Albini, vive a Milano, dove ha insegnato Tedesco nella scuola superiore. Ha pubblicato per l’editoria scolastica e da una decina d’anni si occupa di traduzione letteraria.

Stefanie Golisch, nata in Germania, germanista e traduttrice. Vive dal 1987 in Italia. Ultima pubblicazione italiana: Luoghi incerti, 2010.

Nel 2009, a cura delle due traduttrici, è uscita presso Mimesis la raccolta poetica di Selma Meerbaum-Eisinger Non ho avuto il tempo di finire. Poesie sopravvissute alla Shoah.

ISBN:978-88-5751-413-0

 

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