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da qui
Non esce più. La folla è una galassia di stelle che inquadra il finestrone di San Pietro. Sei incollato allo schermo; nel posacenere, frigge quel che resta della penultima delle cinque sigarette quotidiane che ti sei permesso. Don, da preti non si fuma. Beh, fumava anche don Mario, finché l’ictus e l’attentato non l’hanno messo con le spalle al muro. La gente urla, sventola striscioni e bandiere come fosse alla finale della coppa. Non esce più: che sta aspettando? Che sia volato via, come il gabbiano? Dopo mezz’ora, ha deciso di cambiare aria; avrebbe potuto rimetterci le penne, sul comignolo. Che significava, quell’immagine? Qualcuno avrebbe preso finalmente il volo, nel posto più impensabile? Viva il papa, viva il papa! Come avessero segnato, come la curva dello stadio che vede il centravanti avvicinarsi all’area. Preghi, o imprechi, nell’attesa che supera ogni limite: non avranno la taglia del vestito? Troppo alto? O grasso? Ti hanno insegnato che l’abito dev’essere sempre su misura, nella crescita, nell’educazione, ma il sarto del pontefice procede alla cieca; magari, mentre cuce le talari, sta già pensando ai cardinali preferiti, e prega, o impreca, se l’ago gli sfugge dalle dita; è appeso sul comignolo, anche lui; come te, che osservi il mozzicone agonizzare: ne resta una, quando te la giochi? Non esce più. Telefona al suo predecessore? E’ morto d’infarto alla notizia? E’ teso, appollaiato sulla sua poltrona, in attesa del momento in cui volerà veloce verso il mare? La folla ha gli occhi fissi alla veranda, urla, sorride, sventola bandiere e fazzoletti, felice che le telecamere la inquadrino; qualcuno prega, convinto dall’angelo custode che atterra sui comignoli, sotto forma di gabbiano, per dirci che siamo di passaggio, che dobbiamo salvarci dal potere, noi, mendicanti d’eterno, fuori luogo nelle stanze traboccanti d’oro, protetti dal plotone delle guardie svizzere, pronti a sfilare nel corteo solenne delle auto di rappresentanza. Non esce più. Aspetta, la tenda s’è mossa: appare una croce che assomiglia all’insegna di un impero, personaggi parati di bianco, di violaceo, il cardinal vicario che scalpita inquieto, sullo sfondo. Ecco, è arrivato, a testa china, col timore che ti prende quando è chiaro che non puoi più volartene lontano, dal comignolo a termine della Sistina. Alza la mano, con un gesto timido, come l’alunno che risponde presente all’appello del maestro elementare; si guarda intorno, magari c’è qualcuno che conosce; è in cerca di bandiere argentine, pensa al San Lorenzo, che ha vinto, forse, l’ultima partita; ai poveri della sua città, che non avranno mai il denaro necessario per viaggiare fino a qui. Abbandona le braccia lungo i fianchi, deve dire qualcosa, è uno scolaro reticente; saluta ancora, per prendere tempo, per capire se si veda il mare, da quassù. Ma è notte, e lui deve parlare. La folla esulta, scandisce slogan che non riesci a decifrare, nella bolgia indescrivibile. Francesco! Francesco! Meno male, c’è la banda che suona, la piazza è un ammasso di stelle incapaci di stare nelle orbite: si urtano, s’incrociano, sigarette destinate a spegnersi ma che bruciano lo stesso, dentro il buio. Lui rimane immobile, non sa cosa pensare; incerto, come il gabbiano perplesso del comignolo. Di diventare uccel di bosco, non se ne parla più. Sarà l’inno argentino? Ora parte l’inno di Mameli. Ecco, è finito. Non può rimandare ulteriormente. Fratelli e sorelle, buonasera! Sorride, finalmente. Lo stadio esulta, qualcuno ha fatto gol? Il groviglio di stelle, bandiere, fazzoletti, è una palla di fuoco che attraversa il ventre della notte: la speranza non segue l’orbita consueta, scarta, esplora nuove strade. Voi sapete che il dovere del Conclave è di dare un vescovo a Roma. Ha detto vescovo, non papa. Sembra che i miei fratelli cardinali. Ha detto fratelli, non signori. Sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo. Gli occhi ti bruciano, come il penultimo mozzicone che agonizza. Ma siamo qui. Ridono: anche l’uomo col vestito bianco e il cardinale. I fedeli, nella piazza, si guardano sorpresi. Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo. Grazie. E prima di tutto, prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito. Ha detto vescovo, non papa. Che sia il gabbiano? Che possa volare veramente? E adesso incominciamo questo cammino, vescovo e popolo, vescovo e popolo. Ha detto popolo. Vescovo e popolo. Un cammino di fratellanza, d’amore, di fiducia fra noi. Ha detto fratellanza. Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, chiedo che voi – cos’hai? perché il cuore ha cominciato a battere più forte? – preghiate il Signore perché mi benedica. La preghiera del popolo, che chiede la benedizione per il suo vescovo. La folla applaude, non riesce a contenersi, perfino il cardinale, accanto, è costretto a battere le mani, con prudenza. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me. S’inchina, il capo piegato di chi sa di ricevere qualcosa, prima di dare, come Gesù chiede alla donna, venuta ad attingere al pozzo di Giacobbe, di dargli da bere, perché ha sete. Non credi ai tuoi occhi, sei il gabbiano incerto sul comignolo ad interim della Sistina. Deve trovare le ultime parole. Fratelli e sorelle, vi lascio, grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me, a presto, ci vediamo presto; domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buonanotte e buon riposo. Lo stadio esplode. Hai deciso: l’ultima sigaretta te la giochi adesso. Fumata bianca, come il gabbiano che ha fatto il suo dovere.

Bellissime parole, grazie don Fabrizio…. che seguo sempre anche se “in silenzio”. Ho condiviso su fb.
L’ha ribloggato su Nutrire il corpo e l’anima.
L’ha ribloggato su Semplicemente Stella Mariae ha commentato:
Anche la scrittura è una forma di preghiera, una preghiera per ringraziare e una preghiera per proteggere, una preghiera perchè papa Francesco alla guida di questa grande barca che è la chiesa sappia, grazie allo Spirito Santo, avere la rotta giusta e Gesù che sonnecchia pronto a intervenire a prua.
Grazie Fabrizio per avermi fatto rivivere le emozioni ancora vive di ieri sera, lacrime di gioia.
”..qualcosa è cambiato, o meglio, qualcosa cambierà”
Francesco I
Il nome sa di rinascita, mi piace pensare che quella tua frase di qualche giorno fa, Don, sia una profezia.
Post attesissimo!! Grazie!
In questo particolare momento di enormi difficoltà abbiamo tutti bisogno di riferimenti. Ieri sera Papa Francesco ci ha dato quello più importante: la speranza di un cambiamento,forte e radicale. Lo ha fatto con la dolcezza di un nonno, posando con estrema delicatezza la mano sulla spalla per raddrizzare un percorso allo sbando, pronunciando poche e semplici parole ci sta restituendo la fiducia. Credo che in moltissimi di noi il sorriso provi di nuovo ad affacciarsi. Buon lavoro, auguri e preghiere al Santo Padre.
E grazie, don, per questo post.
Ha detto popolo. Vescovo e popolo. Un cammino di fratellanza, d’amore, di fiducia fra noi. Ha detto
Si, lo ha detto!
Ecco l’uomo, il fratello ” preso alla fine del mondo” che timido si presenta con la veste bianca e sul petto la croce di ferro. Buonasera, Francesco!
Non so perché, ma dopo ieri sera sento viva la fiamma della Speranza,infatti la Speranza resta sempre accesa se il cammino viene intrapreso insieme mano nella mano tra vescovo e popolo , tra tutti noi che siamo fratelli in quanto figli di un unico Padre: Dio!
Grazie Fabrizio.
In queste ore in cui, e lo dico con un po’ di dispiacere e cercando di non “giudicare” come tu insegni, tutti si sono fatti avanti in qualità di vaticanisti, esperti di curia, storici della Chiesa, teologi della liberazione e non; in queste ore ho pensato continuamente che avrei atteso le tue parole. E come sempre sono parole che aprono i cuori.
Sono anche io in mezzo alla tanta umanità che aspetta parole e gesti comprensibili. Grazie.
S’inchina, il capo piegato di chi sa di ricevere qualcosa, prima di dare..
Solo dopo che hai ricevuto sei in grado di donare.E chi riceve Amore ,può donare soltanto Amore.
L’ha ribloggato su conilcuore.
mia figlia ha detto “Un Papa che inizia con buona sera e finisce con buona notte e buon riposo, ha il sapore di un cuore buono!” ed io non ho trattenuto più le lacrime.
commossa ieri sera, ed ora qui. e ringrazio Dio. e lei.
simonetta
Noi, che ci commuoviamo come regazzini 🙂
E io aspettavo il papa buono…
nonostante non lo si voglia ammettere, nessuno era sereno prima di ieri sera. Benvenuto Francesco, e grazie di averci rasserenati
”Ti hanno insegnato che l’abito dev’essere sempre su misura”
‘’ ..quello che il sacerdote [Don Mario] definiva ‘l‘abito su misura’: ogni giovane era diverso dall’ altro e aveva bisogno di un aiuto ritagliato sulla sua persona, come i vestiti di una grande sartoria’’.
(Fabrizio Centofanti, Ecco L’Uomo)
Un abito su misura per la società, per il mondo di oggi, è quello che la Chiesa, anzi le chiese, si trovano a confezionare con amore, per dare risposte concrete e credibili. Più che mai, ora, attendiamo con fiducia.
In questa pagina bellissima ed emozionante si possono scorgere almeno tre “gabbiani” che hanno speso e spendono la propria vita per il bene dei fratelli.
Grazie
“Ma dì un po’, come fai ad amare una tale marmaglia di uccelli che ha tentato addirittura d’ammazzarti?”
“Oh, Fletch, non è mica per questo che li ami! È chiaro che non ami la cattiveria e l’odio, questo no. Ma bisogna esercitarsi a discernere il vero gabbiano, a vedere la bontà che c’è in ognuno, e aiutarli a scoprirla da se stessi, in se stessi. È questo che intendo io per amore. E ci provi anche gusto, una volta afferrato lo spirito del gioco.”
dal libro “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach
mi piace la chiesa del vescovo che fa da guida al popolo dei cristiani ..di dio …. non mi piace la chiesa del capo dei vescovi che sponsorizza il professore’ per aver salvato l’italia dal baratro economico.”. perche quella è l’italiadei pochi ma ricchi ‘ epuloni’ che non smetteranno mai di perseguire il loro tornaconto e peccheranno sempre contro la poverta!! aspetto fiducioso le prossime parole di questo nuovo vescovo !!
Ha commosso anche noi l’umiltà di quest’uomo, il suo esitare incredulo, le sue parole semplici e profonde, ed il suo grande coraggio: in una parola, la sua “bellezza”.
Ieri sera infatti, parlando con i miei figli, poco prima di conoscerlo, ci siamo detti: “ci vorrebbe un papa bello…”.
Appena uscito sul balcone, subito dopo averlo visto e sentito le sue parole, abbiamo commentato: “si, è proprio bello questo papa, anzi è bellissimo!”.
Grazie, papa Francesco, ti stavamo aspettando!
lasci la stessa commozione che ho avuto ieri sera .Forse è ilVescovo che aspettavamo!ginirob
Mi ha colpito molto anche l’indulgenza plenaria che ci ha concesso papa Francesco: subito, il primo atto, è stato di grande misericordia!
Questo papa mi fa credere ancora di più nella Chiesa di Roma e da subito ha ravvivato in me la fiamma della Speranza e della fiducia.
-pensa… ai poveri della sua città, che non avranno mai il denaro necessario per viaggiare fino a qui.
silenzio… popolo… fratellanza… vescovo, non papa… no latino
Francesco : NOMEN OMEN
Meno sfarzo e più umiltà, un uomo semplice ma determinato, mi sono emozionata ieri e di nuovo oggi leggendo questo post. Sicuramente c’è una chiesa da ricostruire da riportare all’essenziale e la scelta del nome può essere letta in questo senso. Ha un sorriso carismatico che cattura e sono certa che ieri ognuno di noi abbia pregato con lui.
Niente da dire, niente da aggiungere, se non, questa volta, anche il mio “grazie don”; e, perché no, il mio “grazie Chiesa” che, quando vuole, sa ancora costruire emozioni e suscitare speranze.
Godiamoci questo momento; avremo tutto il tempo per approfondire se, contrariamente a ciò che tutti abbiamo immaginato, sia in effetti un altro il Francesco che ispira il nuovo Papa, diverso da quello che, forse non a caso, tutti i Papi degli ultimi otto secoli si sono guardati bene dal scegliere; per constatare che i gabbiani che giungono a Roma si trasformano ben presto in piccioni e un volo lungo finiscono col non saperlo più fare e il mare, dopo un po’, non riescono nemmeno più a immaginarlo.
Ora non voglio pensarci. Ora IO CREDO che incontrerò Francesco sull’autobus; ora IO SPERO che il don smetterà di fumare, e non perché sia una cosa sconveniente per un don, ma perché anche IO AMO Fabrizio.
Il gabbiano per gli indiani è colui che porta la luce…segno che qualcosa sta cambiando,segno che qualcosa nascerà,forse un fiore nel deserto o una semplice goccia d’acqua cosi limpida e trasparente capace di generare tanti cerchi d’acqua in un mare che di notte non si vede o forse no, esso si vede é in mezzo a tanta gente con le bandiere e le lucette accese ,perché in fondo quel mare siamo noi.
Questa replica così “fedele” dell’Habemus Papam propostaci da Don Fabrizio mi ha fatto pensare a quando hai visto un film che ti è piaciuto talmente tanto da correre di nuovo al cinema per rivedertelo già il giorno dopo .
Il suo tributo entusiastico di amore per il nuovo Papa è quello di chi ha avuto inusitatamente la fortuna di aver trovato al fine l’anima gemella.
Papa Francesco ( che è anche il nome di mio figlio ) ci ha salutato tutti chiedendoci di farlo entrare e con ciò ha dato inizio alla nuova era del “Tu”, della fiducia tra gli uomini.
Poi ci ha fatto il suo primo regalo: l’indulgenza per emendarci dalle colpe che ci costano il Purgatorio in terra, ridonando a tutti tanta serenità in un momento così oscuro.
Stavo al computer quando mia amica mi ha mandato sms:accendi la TV, habemus Papam. Gaia-ho urlato-accendi la TV,hanno scelto papa. Da quel momento non abbiamo più spento.Bambini non hanno protestato per cambiare programma,per vedere soliti cartoni animati,poi,insieme con papa hanno pregato ad alta voce,con la buona volonta, e tutti abbiamo ricevuto benedizione.
Per me è significativo,se bambini stavano ascoltando nuovo papa,cosi emozionati,che hanno pregato,che erano felici.
Tutti con chi ho parlato avevano buona impressione di questo papa,anche le persone che vedono la chiesa per le cerimonie.
Spero tanto che questo papa riuscirà fare crollare il muro che si è creato, perchè tutti siamo affamati di fede,di vera fede.
come tutto questo mi fa ricordare uno del ultimi libri di don Fabrizio…
grazie di cuore.
come sempre, il merito è di chi ci regala la vita e ci mette in bocca e sotto le dita le parole.
in questo papa ci credo, ha ridato speranza a una Chiesa in affanno.
mi sembra che questa canzone di Fossati sia una bella sintesi: gli aerei si possono usare per la guerra o per la pace.
vale anche per la Chiesa.
Non so che dire dopo aver letto questa tua lunga poesia… poi ti ho pensato seduto in chiesa nell’angolo dove ti trovo sempre: l’angolo dove confessi o leggi e poi leggi…..!
Assetato di verità ti trovo sempre pronto a farci sedere per ascoltare i nostri affanni o ci guardi per farci capire che dobbiamo aspettare il nostro turno, c’è già qualcuno da ascoltare.
E’ la prima volta che penso qualcuno con tanta dolcezza, perché è in quell’angolo della nostra chiesa che mi hai fatto notare le immagini che hai voluto, di una Madre e un Padre buono, che ci accolgono con le mani alzate come a dirci andate: siete perdonati.
“Un cammino di fratellanza, di aiuto fra noi” e Dio.
Il Papa è stato eletto, speriamo che il suo cammino sia come quello del gabbiano e ci riporti di nuovo a volare verso il cielo pieno di stelle che vediamo alzando lo sguardo.
Ti ringrazio tanto anche io, avrei voluto dire tante cose ma sono nel mio cuore e non so dire altro per non rompere l’incantesimo nel quale ci hai portati.
Ernestina.
Grazie di te e del nuovo Papa.
Una chiesa che torni al messaggio, abbandonando tutto il resto? La speranza di oggi è veramente grande.
Grazie Fabri!
Hai saputo ridipingere l’evento con belle parole e con vere emozioni. Anch’io in fiducia ed in fede ti ringrazio per questo bel pezzo 🙂
Grazie…come sempre con grande ammirazione ,le sue parole riempiono il cuore.
Ho vissuto la rinuncia di Benedetto XVI° come gesto profetico… ora mi è più chiaro!
Lo Spirito santo è un collante, un soffio una colomba, un gabbiano…
È il nostro desiderio profondo di Dio, è la spinta a salire…
per incontrarlo e guardiamo lassù, ad un comignolo con la fumata bianca.
E’ il cielo sereno oltre le nubi, è l’incipit della Gaudium et Spes che mi piace riportare:
“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.”…
Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse:
Ho dimenticato le virgolette, e questo:”il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.”
Immanuel Kant.
Dalla prefazione del libro “Stelle” di Fabrizio Centofanti.
Ernestina.
dall’esercito dell’insignificanza /e di milioni di moribondi indifferenziati /, ecco un pastore universale , /un uomo eletto al silenzio delle stelle e della preghiera/un uomo destinato alla verticalità nuda della croce/ e ai suoi infiniti orizzonti/ con la mano sempre tesa nella tenerezza di padre.
“Francesco va ripara la mia casa che come vedi va in rovina”
Cosi’ parlò il Crocefisso a S.Francesco.
Cosi’ parla il Crocefisso al nostro fratello vescovo Francesco, pastore del gregge universale; tutti,dimora di Dio e
“mendicanti d’eternita'”,portiamo in germe l’insopprimibile desiderio della nostra originaria bellezza.
Fratelli e sorelle
‘Papà, che vuol dire fratello?
Figlio, vuol dire non essere più ciechi’.
(Yehoshua, F. Centofanti, p.150)
Da mercoledi le emozioni continuano ogni giorno, il mio cuore è pieno di gioia e gioia dono agli altri … Grazie!
@ Pam
Bella citazione, chissà il libro!
Io non ce l’ho ancora, ma spero di riuscire a trovarlo qui a Torino.
Assaporo alcune righe da te .
Un fratello cieco è una delle cose più brutte che ti possono capitare! ma noi non siamo ciechi e si vede da questo meraviglioso punto di ritrovo.
Ernestina.
esattamente come lo stavamo vivendo quella notte e ogni notte, da ora in poi—-
Maria Pia Quintavalla
@ Ernesta 43
E’ un romanzo bellissimo e potente, con uno sguardo lungo e aperto, Ernestina.
Così come è bello scoprire che i grandi e piccoli gesti iniziali di papa Francesco sono in un Libro, in un grande sogno già scritto.
Un caro abbraccio a Te.
Pamela
Una Chiesa di poveri per i poveri – E’ proprio San Francesco d’Assisi – Il gabbiano continua a volare
vi ringrazio!
sì, una speranza si fa strada, nonostante tutto.
anche con le scelte di oggi, a Camera e Senato.
L’ha ribloggato su All’ombra della luna.
Abbbiamo apettato tanto tempo prima di ascoltare ” …una chiesa povera per i poveri….”. Gesù, forse è venuto in terra per i ricchi ?. La cruna dell’ago …. le due tuniche….la scelta della stalla per nascere…..Giuseppe falegname….le beatitudini…..
Era ora di “leggere bene ” il Vangelo,senza ipocrisie. All’Angelus ,ieri,Francesco ha commentato la misericordia di Dio, che perdona e accoglie tutti. Bellissimo. Ora vorrei sentirmi dire che questa accoglienza è proprio per tutti, tutti senza distinzioni. Forse è correre troppo e caricare Francesco di eccessive aspettative. Per ora godiamoci- è un vero godimento spirituale- questa tanto attesa novità.
grazie Annamaria, stiamo tutti aspettando qualcosa di nuovo.