La nuova raccolta poetica di Franca Alaimo è una ricerca in versi.
La ricerca di quella donna che più di ogni altra condiziona il nostro esistere sulla terra: la madre.
Franca Alaimo non ha conosciuto sua madre. Non la ricorda che per brevi flash memoriali.
I suoi versi sono il tentativo di dare un volto, un corpo e un’anima a una donna di cui poche tracce sono rimaste.
La giovane Johanna Becker, tedesca di nascita, nell’ultimo anno della guerra – come racconta nel suo stile alto e incisivo Stefanie Golish nelle pagine in prosa “Tortorici”, che precedono la silloge della Alaimo – s’innamora di un soldato siciliano che è ricoverato in un lazzaretto nei pressi di Leipzig, città natia di Johanna.
Quando la guerra finisce, Johanna prende una decisione coraggiosa che la porterà molto lontano da ciò che per lei era stato previsto….
Con una lingua ricca, piena, evocativa Franca Alaimo cerca una risposta alla domanda: chi era mia madre?
Domanda che sempre implica anche un’altra: Chi sono io?
Dal libro:
La visitatrice
Ecco la mia visitatrice che ritorna e mi offre
Le mani di latte, odorose di capra. I fiocchi
Di neve, cadendo uno ad uno sul capo
Le fanno stellari trasparenti di ghiaccio.
Nelle tasche della ruvida gonna conserva
Le bacche più amare, ma il suo petto canta
Le canzoni aurorali della sua prima giovinezza.
Lei cammina sulla strada del sogno nella luce
Sgorgata dalle palpebre chiuse e mi sembra
Che i suoi passi leggeri tra gli arbusti innevati
Mi parlino una lingua straniera. O notturna –
La chiamo – O mia perduta! Ma lei tace chiusa
Nella sua saggezza. Ha il ricordo delle cose
Anteriori e di una bimba fresca distesa
Sotto gli alberi di noccioli. Poiché lei è fatta
Di sogno, di nebbia e di soffi di cielo, e non più
Possiede un corpo, ma una chiarità di madreperla.
Però anche così, la silente, la purissima, è
Tra tutte le visioni la più dolce da guardare.
Franca Alaimo: Sempre di te amorosa. Con un racconto di Stefanie Golisch, tradotto da Mimma Albini. Lietocolle, 2013. ISBN 978-88-7848-755-0, Euro 13


Non ho letto ancora la raccolta, ma già dal titolo – “Sempre di te amorosa” – si può intuire quale gentilezza e quanta tenerezza la pervada; un invito anche, mi sembra di poter leggere, a quanti hanno ancora la propria mamma in vita, ad amarla con sempre maggiore gentilezza, appunto, e tenerezza. (Vittorio Riera).