Provocazione in forma d’apologo 243

Una settimana di lustri dura più tempo di una settimana di giorni, e lascia più segni.
Nella lunga settimana che ho alle spalle i trasferimenti d’abitazione e d’ufficio tracciano sulla mappa della città un gioco dell’oca bizzarro ma per niente casuale.

Il brutto palazzo accanto alla stazione appena rinnovata dove sono stato or ora trasferito si trova proprio accanto alla strada che da giovane frequentavo con più assiduità e piacere, ricca di botteghe di libri d’occasione e a pochi passi dalla grande piazza con un intero lato occupato da bancarelle di libri usati, a volte persino antichi e preziosi.
In questi paraggi un tempo trascorrevo i pomeriggi del sabato, e all’ora di cena rincasavo con buste di plastica zeppe di libri pagati due lire, volumi perlopiù non marginosi e a caratteri minuscoli, che oggi non riuscirei nemmeno con la lente a decifrare.
Qui ci si trova nel cuore della città “nera”, e non nel senso politico del termine; da ragazzo a queste cose non credevo, ed anche oggi, che certe cose le ho viste e patite di persona, ho per questa collocazione più alzate di spalle che tremori. Che senso ha parlare di zone “nere” quando il “nero” dilaga, ed il “bianco” dobbiamo portarcelo in noi ed esser pronti a scambiarcelo?
Così, ogni giorno di lavoro, uso la pausa pranzo per rituffarmi in questa inattesa riedizione del passato, e sovente ne torno con qualche libro (volumi più leggibili di allora!) da tenere con me o regalare.
Una settimana di lustri dura più tempo di una settimana di giorni, e lascia più segni; non tutti penosi, anzi qualcuno non è che la traccia evidente di ciò che cura mali invisibili, e appunto per questo più gravi.

15 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 243

  1. elisabetta bordieri

    anche un libro può essere una zona nera o una zona bianca….
    dipende….
    la vita dipende…
    buona mattinata.

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  2. robertorossitesta

    Cara Elisabetta,
    è proprio quello che ho inteso significare.
    Grazie e buona giornata a te,
    Roberto

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  3. Anna Maria Curci

    Una provocazione che fa venir voglia di mettersi seduti a gambe incrociate, come si faceva da piccoli, con gli occhi acuti e ingenui, per divorare, sotto qualsiasi luce, anche la più debole, fumetti proibiti (erano tutti proibiti per la sola colpa di essere fumetti), tomi di romanzi spacciati per letture per ragazzi e rivelatisi viatico da mettere nel tascapane quotidiano, perfino “Memorie del sottosuolo” e “Storia della colonna infame” letti per mancanza d’altra carta da trangugiare con desiderio, smascherati poi come autentici tesori. Come esiste una didattica delle lingue successive, terza, quarta, quinta… lingua straniera, dovrebbe esistere una letteratura delle seconde, terze, quarte occasioni, delle occasioni successive. Grazie, Roberto, per quelle settimane di lustri a curare i mali invisibilit e perciò più gravi, e un abbraccio, Anna Maria

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  4. riccardo ferrazzi

    Giusta provocazione! Oggi come oggi è provocatorio dire che prima di sputare sentenze bisogna educare lo spirito. Grazie per le tue provocazioni, Rorote, anche se ad ascoltarle siamo in pochi.

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  5. robertorossitesta

    Cara Anna Maria,
    non c’è di che, io e quelli come me hanno solo seguito la propria inclinazione, anche piuttosto riprovati da quanti per tutta la vita non hanno fatto che ripetere che con quella testa lì si poteva ben di più che sognare e scrivere, altro che storie. Meno male che a un certo punto bisogna mettersi gli occhiali da presbite, che un certo tono lo danno, e che il pelo imbianca, così assumiamo nostro malgrado un aspetto grave e ci lasciano perdere.
    Un abbraccio a te,
    Roberto

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  6. robertorossitesta

    Caro Riccardo,
    fra le prime poesie scritte a vent’anni avevo inserito un pensiero di Cocteau, “La massa può amare un poeta solo per malinteso”, e in tutto questo tempo trascorso mi sono sempre più convinto che almeno dalle nostre parti funziona proprio così. Anche se, ovviamente, i poeti restano nel contempo “i nascosti legislatori del mondo”.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  7. nadiaagustoni

    Caro Roberto, uno dei miei svaghi durante le mie visite a Torino, negli anni passati, erano le bancarelle di libri in Piazza Statuto e le librerie dei dintorni… senza saltare la sosta per caffè e pasticcini… Un saluto caro.

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  8. robertorossitesta

    Cara Nadia,
    per non parlare del vicino mercato di corso Palestro dove su un banchetto di libri ho trovato una vecchia edizione dei “Canti popolari del Piemonte” di Costantino Nigra al prezzo di due paste, e non mi è nemmeno salita la glicemia.
    Un saluto caro a te,
    Roberto

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  9. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    ci sono, e sono quelle che visitavo nell’intervallo di pranzo fino a qualche settimana fa.
    Una delle poche ma non piccolissime fortune della mia vita, certe collocazioni “strategiche”.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  10. gum

    Se riferiti al titolo dei volumi, sia il bianco che il nero, non hanno avuto grande fortuna, e neppure coloro cui erano dedicati: cioe’ noi. Ho sempre pensato che a volte proprio quelli dalla coperta grigiolina potessero invece nascondere qualche piccolo tesoro. Di certo i primi non si trovano sulle stesse bancarelle dei secondi.
    Grazie di questo stimolante apologo. Buona giornata.

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