Da Simmetrie, di Matteo Bonsante

bonsante simmetrie

Sono le cinque e due minuti (ora legale)

di una giornate d’estate.
Fra poco il sole sorgerà e colmerà
la terra

del suo splendente dono.

– Che sapremo fare oggi, noi umani,
di tanta luce

di tanta Gloria?

***

A volte ho l’impressione d’

essere il crepitante bagliore
di un incendio che
eternamente arde in uno
spazio altro.

***

La parola delle scienze è una

freccia infuocata scoccata
nel buio
delle cose e degli eventi.

Ci ritorna colma di ore.

*

La parola della poesia è uno
scandaglio
affondato nel corrusco cuore
dell’eterno.

***

Giugno, imperioso e certo!

Come un’altissima risacca il solstizio
d’estate. Fulgente luce di un rinnovato
fuoco.

In esso mi specchio, fuoco nel fuoco.

Senza sapere dove mai si iscrive
questo mio verso.

***

Empiti di splendori e albe

distilla il fondo

del cielo

per donarci su un filo d’erba
questo mare e questi pascoli
su cui scorriamo

in cerca

della via e di noi stessi.

***

Osserviamo il mondo come l’imponente

facciata di un grande museo. Senza sapere
delle ampie sale, degli arredi, degli anditi
e dei volti che in simmetria di sguardi,
brillano di sorrisi lievi e sommessi,
e in essenze.
E dei voli, e degli angeli, e dei sussurrii
che si corrispondono abbagliati e schivi.

E delle nostre menti profondamente riflesse
in conche lunari. Di vaga notte-rondine,
buia e colma. Poco prima dell’alba.

***

A volte, procedendo per strade

spossate e lente,
interamente sommerso
da piccoli e grandi danni,
sento di spargere intorno a me
un nembo di oscurità,

di tenebra.

E la giornata resta così taciuta.
Come uno sferragliare di tram.

*

Momenti di dissimmetria,
di sospensione.
Tra la terra e il cielo.

***

Il sole, esplosione di coriandoli e di nozze,

con i suoi roridi raggi,

ingentilisce e allieta

il buio di una cava notte.

La mente, altare di candele accese,
è intesa a cesellare e a celebrare
il volto fuggente delle cose.

Anche il più assente degli uomini
porta dentro di sé l’azzardo del
vivere

la cosa in sé.

Ci si rispecchia, e si è nella certezza
di una sibilante altissima luce.

***

Quando mi espando nell’attimo

sgusciante,
quando sento d’amare ogni cosa,
anche il più tenue fruscio dell’insetto
nascosto nella siepe,
o il passero che lietamente cinguetta
dal suo frondoso ramo,
quando sento di coincidere con il semplice
pulsare del cuore

o con una immensa

sbalordita galassia,

in quel momento

scorre certezza di vivere

in consonanza

d’amore con l’eterno.

*

Sorpresa

simmetria

tra cielo e terra.

***

L’anima trabocca, si dispiega.

Tra le cose risplende.
Dà luce al creato, al canto.
L’io germoglia, gorgheggia,
spesso gorgoglia.
Si erge nell’ira e nella gioia.
Nel pianto.
Nelle strade sbandano ombre
incoerenti, disuguali.
Pur tuttavia la vita si espande.
Tenacemente.

Tra astri e purissime linfe,
segnali di guerra.

***

Perché nello stesso istante in cui accolgo

il sole, mi sento il sole eppur mi sento altro?
È forse il sole che ha brandito le mie sembianze
per visitare queste città caotiche e divine?
O sono io stesso che ho ghermito il nome
e l’essere del sole
per esplorare gli abissi limpidi e sorgivi?

È tutto forse un semplice sgorbiare
o è la mente che si dissenna a inseguire
il vero?

È l’Invisibile ciò che tutto segna.
Voce dell’istante e di me stesso.

***

In questo nostro esserci, svettano

due ardenze che si confrontano e
si compenetrano:

la coscienza e il mondo.

Esiste il mondo che si rispecchia
e si invera nella coscienza,
ed esiste la coscienza che
si riflette e si dispiega nel mondo.

Perfetta divina bi-riflessione
sul bilico dell’attimo tagliente.

Ma c’è un vedere – oltre il mondo
e oltre la coscienza –
del nostro vero nome: la cosa in sé.

Del nostro più vero essere.

***

Un lampo nell’ardente vela. Si
intravedono lucori in lontananza.
Esplode il cielo, la misura è alta.
Ciò che mi chiama è luce

e solo luce.

Devo varcare me stesso e sigillare l’ora?
O girarmi indietro e rivedere il mondo?

Non c’è nulla da compiere o completare.
Il ricordo e il pegno cercano nuove labbra.

Il mio scorrere è certo, acqua di fidata polla.
Estremo arcano annidato nella febbre delle ore,
nel fico d’India, sotto casa. E in me,

nella mia voce.

5 pensieri su “Da Simmetrie, di Matteo Bonsante”

  1. Ernesta scappaticci

    Versi meravigliosi sono contenta di aver avuto questa stupenda opportunità.
    Bravo al poeta, mi ha fatto sognare.

    Ernestina

    Rispondi ↓
  2. bioraffaella

    Devo varcare me stesso e sigillare l’ora?
    O girarmi indietro e rivedere il mondo?

    Varcare se stessi o a se stessi significa evolversi progredire e migliorare.
    Girarsi indietro per soffermarsi un attimo e riflettere sul passato non è sbagliato,è sbagliato invece arenarsi in esso.

    Bellissimi versi!

    Rispondi ↓

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