Sono le cinque e due minuti (ora legale)
di una giornate d’estate.
Fra poco il sole sorgerà e colmerà
la terra
del suo splendente dono.
– Che sapremo fare oggi, noi umani,
di tanta luce
di tanta Gloria?
***
A volte ho l’impressione d’
essere il crepitante bagliore
di un incendio che
eternamente arde in uno
spazio altro.
***
La parola delle scienze è una
freccia infuocata scoccata
nel buio
delle cose e degli eventi.
Ci ritorna colma di ore.
*
La parola della poesia è uno
scandaglio
affondato nel corrusco cuore
dell’eterno.
***
Giugno, imperioso e certo!
Come un’altissima risacca il solstizio
d’estate. Fulgente luce di un rinnovato
fuoco.
In esso mi specchio, fuoco nel fuoco.
Senza sapere dove mai si iscrive
questo mio verso.
***
Empiti di splendori e albe
distilla il fondo
del cielo
per donarci su un filo d’erba
questo mare e questi pascoli
su cui scorriamo
in cerca
della via e di noi stessi.
***
Osserviamo il mondo come l’imponente
facciata di un grande museo. Senza sapere
delle ampie sale, degli arredi, degli anditi
e dei volti che in simmetria di sguardi,
brillano di sorrisi lievi e sommessi,
e in essenze.
E dei voli, e degli angeli, e dei sussurrii
che si corrispondono abbagliati e schivi.
E delle nostre menti profondamente riflesse
in conche lunari. Di vaga notte-rondine,
buia e colma. Poco prima dell’alba.
***
A volte, procedendo per strade
spossate e lente,
interamente sommerso
da piccoli e grandi danni,
sento di spargere intorno a me
un nembo di oscurità,
di tenebra.
E la giornata resta così taciuta.
Come uno sferragliare di tram.
*
Momenti di dissimmetria,
di sospensione.
Tra la terra e il cielo.
***
Il sole, esplosione di coriandoli e di nozze,
con i suoi roridi raggi,
ingentilisce e allieta
il buio di una cava notte.
La mente, altare di candele accese,
è intesa a cesellare e a celebrare
il volto fuggente delle cose.
Anche il più assente degli uomini
porta dentro di sé l’azzardo del
vivere
la cosa in sé.
Ci si rispecchia, e si è nella certezza
di una sibilante altissima luce.
***
Quando mi espando nell’attimo
sgusciante,
quando sento d’amare ogni cosa,
anche il più tenue fruscio dell’insetto
nascosto nella siepe,
o il passero che lietamente cinguetta
dal suo frondoso ramo,
quando sento di coincidere con il semplice
pulsare del cuore
o con una immensa
sbalordita galassia,
in quel momento
scorre certezza di vivere
in consonanza
d’amore con l’eterno.
*
Sorpresa
simmetria
tra cielo e terra.
***
L’anima trabocca, si dispiega.
Tra le cose risplende.
Dà luce al creato, al canto.
L’io germoglia, gorgheggia,
spesso gorgoglia.
Si erge nell’ira e nella gioia.
Nel pianto.
Nelle strade sbandano ombre
incoerenti, disuguali.
Pur tuttavia la vita si espande.
Tenacemente.
Tra astri e purissime linfe,
segnali di guerra.
***
Perché nello stesso istante in cui accolgo
il sole, mi sento il sole eppur mi sento altro?
È forse il sole che ha brandito le mie sembianze
per visitare queste città caotiche e divine?
O sono io stesso che ho ghermito il nome
e l’essere del sole
per esplorare gli abissi limpidi e sorgivi?
È tutto forse un semplice sgorbiare
o è la mente che si dissenna a inseguire
il vero?
È l’Invisibile ciò che tutto segna.
Voce dell’istante e di me stesso.
***
In questo nostro esserci, svettano
due ardenze che si confrontano e
si compenetrano:
la coscienza e il mondo.
Esiste il mondo che si rispecchia
e si invera nella coscienza,
ed esiste la coscienza che
si riflette e si dispiega nel mondo.
Perfetta divina bi-riflessione
sul bilico dell’attimo tagliente.
Ma c’è un vedere – oltre il mondo
e oltre la coscienza –
del nostro vero nome: la cosa in sé.
Del nostro più vero essere.
***
Un lampo nell’ardente vela. Si
intravedono lucori in lontananza.
Esplode il cielo, la misura è alta.
Ciò che mi chiama è luce
e solo luce.
Devo varcare me stesso e sigillare l’ora?
O girarmi indietro e rivedere il mondo?
Non c’è nulla da compiere o completare.
Il ricordo e il pegno cercano nuove labbra.
Il mio scorrere è certo, acqua di fidata polla.
Estremo arcano annidato nella febbre delle ore,
nel fico d’India, sotto casa. E in me,
nella mia voce.


Versi meravigliosi sono contenta di aver avuto questa stupenda opportunità.
Bravo al poeta, mi ha fatto sognare.
Ernestina
Devo varcare me stesso e sigillare l’ora?
O girarmi indietro e rivedere il mondo?
Varcare se stessi o a se stessi significa evolversi progredire e migliorare.
Girarsi indietro per soffermarsi un attimo e riflettere sul passato non è sbagliato,è sbagliato invece arenarsi in esso.
Bellissimi versi!
La vita è un contrasto di simmetrie e di asimmetrie ,per questo si completa.
Sono versi che scrutano in profondità, proprio come uno “scandaglio”.
Grazie!
Grazie per questi commenti, sentiti e spontanei.
E a “La Poesia e lo Spirito’ che ci ha ospitati..
Matteo Bonsante