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da qui
L’avrebbero dovuto chiamare Zaccaria, Dio si ricorda. Erano sicuri, al momento della circoncisione: di quella sicurezza che culla la vita in una musica dolce, ogni volta che ti unisci al branco, che ti metti in fila per vedere lo spettacolo previsto, strappandoti all’angoscia e alla bellezza della libertà. Elisabetta lo confermerà, non può fare altrimenti. No, si chiamerà Giovanni. La gente è esterrefatta. Cosa le è preso? S’è montata la testa per la gravidanza fuori tempo? Pensa di potersi permettere qualunque cosa? Le donne! Gli dài un dito e si prendono il braccio. Nessuno si chiama così, nella loro parentela. Ora la convincono, tornerà nei ranghi. In ogni caso, pensano di coinvolgere il marito: gli uomini, in questo, non si lasciano condizionare, neanche se diventano muti, come il poveretto. Ecco, scrivilo sulla tavoletta il nome giusto, e potranno archiviare l’incidente. Zaccaria ha la mano che trema, è spaventato o emozionato, come colto da un raptus che gli impedisce di guardarsi intorno. Giovanni è il suo nome. Dio ha fatto grazia. Un passo in più, decisamente, rispetto a Dio si ricorda. Come se si stesse preparando, all’insaputa di tutti, un evento che imporrà di rivedere i propri schemi, qualcosa in più delle leggi che permettono o proibiscono, una realtà che spingerà a incontrarsi con se stessi, a guardarsi finalmente in faccia.
Zaccaria è felice, e ritrova la parola. Ma è anche triste: capisce che il bambino sarà grande, più di lui; si sente già ridicolo, pensando alla trafila di gesti che è costretto a ripetere senza un guizzo creativo, senza ispirazione. Il suo bambino, invece, è già un eletto, diventerà un profeta prestigioso. Tra i nati di donna, potrà essercene uno più grande di suo figlio? Qualcuno che gli farà sperimentare ciò che adesso prova lui, un senso invincibile d’inadeguatezza, la certezza che sta a te diminuire mentre l’altro deve crescere? Potrà esserci qualcuno più grande di Giovanni, il segno chiarissimo della grazia di Dio?
Sia fatta la sua volontà: soprattutto adesso, che vorrebbero convincerlo che il nome del bambino è Zaccaria. Come sacerdote, sa bene che se Dio vuole qualcosa, la ottiene a tutti i costi. C’illudiamo di plasmare il mondo a nostro piacimento, ma il Signore onnipotente è un altro e, se vuole che si chiami Giovanni, non ci sono santi: lo sa bene il vecchio Zaccaria, che ha imparato più cose in questi giorni che in tutta la sua vita, e da scettico si è fatto credente.
Cosa sarà di questo bambino? si domanda il capannello di persone. La domanda è piuttosto del lettore: perché sta accadendo tutto questo? Cosa si nasconde dietro i colpi di scena che si avvicendano da quando il Vangelo è cominciato? Sì, Luca ci sa fare. Ti costringe a girare la pagina, anche se non vuoi.

Lo stesso senso di inadeguatezza che si sente quando si invecchia, quando ci si accorge che la propriala esperienza non serve a nessuno, quando si capisce che i figli possono fare a meno di noi e ci si sente in colpa per non riuscire ad esserne pienamente felici.
“Sì, Luca ci sa fare. Ti costringe a girare la pagina, a immergerti nella lettura, anche se non vuoi.”
REGOLE DEL GIOCO
Bisogna trovare parole cariche di elettricità.
Bisogna metterle in fila
e trasformarle in batterie.
Bisogna convogliare i fiumi
e costruire turbine.
Bisogna erigere linee di alta tensione.
Bisogna commissionare la pioggia.
Tutto dev’essere pronto.
All’arrivo della grande acqua
una poesia vera funziona come una centrale elettrica.
Kajetan Kovi?
“qualcosa in più delle leggi che permettono o proibiscono, una realtà che spingerà a incontrarsi con se stessi, a guardarsi finalmente in faccia.”
Un Dio che fa grazia disorienta; non c’è moneta al mondo o bene materiale che valga a ricambiare…l’unica risposta è imparare ad amare a nostra volta.
da quando il Vangelo è cominciato?
Da quando ti sei accorto che sta parlando a te e non puoi fare a meno di ascoltarlo!
E’ l’arte del bravo scrittore, lasciare sempre in serbo una sorpresa, il lettore col fiato sospeso. E’ l’arte della vita, trovarsi di fronte ad eventi inaspettati con i quali dover fare i conti e lottare per un altro sorriso. E’ l’arte dell’amore, lasciare spazio al nuovo per non morire di presunzione, confondendola erroneamente con la saggezza.
non esiste un traguardo, non esiste un finito, esiste un infinito limite, come disse il buon Kant.Ed esiste l’oltre ed ancora l’oltre dove la Fede arriva,ma la mente con capisce dove il cuore aspira.
Grazie davvero, per questa interpretazione chiarificatrice e rasserenatrice.
Alla fiducia, purtroppo, si arriva lentamente, attraverso piccole e stentate conversioni del cuore…e poi…come è difficile rimanervi momento per momento senza disperdersi…
“ANCHE SE NON VUOI”
Anche se non vuoi,ormai devi andare avanti, scoprire tra
un passo e l’altro il sapore di conoscere.
Anche se non vuoi, potrai sempre trovarlo pronto a mostrarsi,
faccia a faccia, nella parte più remota di te.
Anche se non vuoi, ti chiede, con dolci parole, di “amarlo
con tutto il cuore,tutta l’anima, tutte le forze”.
Anche se non vuoi, ti invita a farti piccola, diminuire, per-
chè Lui cresca e ti invada, ricolmandoti.
Anche se non vuoi, sei un suo progetto d’amore e dipende
solo da te essere beata della sua beatitudine.
Quando Dio entra nella tua vita, ti costringe a rivedere i tuoi schemi, a guardarti finalmente in faccia; ti fa sentire ridicolo, ma anche profondamente amato e portato per mano.
“Zaccaria è felice (…) ma è anche triste:capisce che il bambio sarà grande più di lui”
non lo so,perchè in solito, genitori desiderano che suo bambino “si arrampica” nella vita più alto di loro.
“Sì, Luca ci sa fare. Ti costringe a girare la pagina, a immergerti nella lettura, anche se non vuoi”
Sì, è così
@ Roberta zucchetti,
Io ho provato lo stesso sentimento tuo, quando mio figlio si è fatto grande e ha trovato la sua strada!
Un momento ..ero felice per lui ..un momento ero disperata per me!
Poi l’incantesimo: lavorare al centro giovanile della chiesa San Carlo da Sezze! Grazie a Don Fabrizio Centofanti che ha saputo incoraggiarmi come sa fare solo lui.
Mi ricordo.. lui scendeva dalle scale del centro, ed io ero in compagnia del mio compagno di lavoro di oggi (sono passati quasi 4 anni) lo abbiamo fermato e il mio compagno mi ha presentata” lei si chiama ernestina vuol lavorare qui, cosa può fare?” Don Fabrizio lo ha guardato poi ha guardato me e gli ha detto:”la conosco, lei può fare qualsiasi cosa!”
Ti voglio bene Fabrizio, non solo per questo, ovviamente, ma per il tuo sorriso di fiducia che mi hai lanciato!
Devo dire.. è un po’ burbero il mio angelo custode.. ma quando sorride è davvero bello e buono come piace a Dio!
Ti abbraccio cara, e ti capisco, se hai voglia vienici a trovare al centro chissà forse Dio ti sta aspettando!
ernestina
p.s. ben arrivata qui con noi, spero tu ti possa trovare bene.
ben arrivate a tutte voi che ancora non conosco.
Una sola parola
mai giudicare!
ernestina.
lo dico soprattutto a me.
Qualche volta, è un grande sacrificio che offri a Dio quando dici: “Si, Luca ci sa fare. Ti costringe a girare la pagina, a immergerti nella lettura, anche se non vuoi.”
ernestina.
“Zaccaria è felice, e ritrova la parola. Ma è anche triste: capisce che il bambino sarà grande, più di lui; si sente già ridicolo, pensando alla trafila di gesti che è costretto a ripetere senza un guizzo creativo, senza ispirazione. Il suo bambino…..”
A mio parere non si tratta del senso di inadeguatezza e di “ridicolo” dell’uomo di fronte ad un bambino che sarà più grande , più bravo ….è piuttosto il senso di smarrimento , di stupore , di paura e di felicità che accompagna la scoperta di Dio , un Dio così infinitamente più grande di noi e che è entrato nella vita di Zaccaria , che ha dato prova indubbia non solo della Sua esistenza ma anche della Sua vicinanza e del Suo interesse .
Sai Nino,
mi piace tanto il tuo parere su questo nostro Grande e magnifico Dio!
lo faccio mio e ci rifletto un “po”!
grazie di essere arrivato qui sai a noi piace: avere tanti amici!
Elena, Giulia,Amina, Iole un grande abbraccio a voi ben arrivate e… non andatevene, è bello stare in compagnia!
,
ernestina.
p.s.@ F, che bello sarebbe poterci conoscere! tu sei diventata un ‘altra angelo custode per me qui.
UNO SGUARDO
Uno sguardo che rivela
il tormento interiore
aggiunge bellezza al volto,
per quanta tragedia e pena riveli,
mentre il volto
che non esprime, nel silenzio,
misteri nascosti non è bello,
nonostante la simmetria dei lineamenti.
Il calice non attrae le labbra
se non traluce il colore del vino
attraverso la trasparenza del cristallo.
K. GIBRAN
“S’è montata la testa per la gravidanza fuori tempo? Pensa di potersi permettere qualunque cosa? Le donne! Gli dài un dito e si prendono il braccio.”
Non so se sia un tratto solo specificamente femminile quello della gioia di portare in grembo l’Amore, soprattutto quando è una scoperta che arriva fuori tempo, quando non te l’aspettavi più o nemmeno ne eri alla ricerca. La pancia sicuramente è la sede e il simbolo della persona fecondata dall’ incontro con lo Spirito, dell’Amore che si sprigiona incontenibilmente, senza curarsi di schemi e di leggi, e che, sì, forse nella sua spontaneità si prende anche il braccio.
Ed il Vangelo ci sa veramente fare quando ci dice che l’Amore è come una mina vagante.
La figura di Giovanni la rivedo un po’ in questa poesia di don Primo Mazzolari
Si cerca un uomo
Si cerca un uomo capace di rinascere nello spirito ogni giorno.
Si cerca un uomo senza la paura del domani
senza paura dell’oggi senza complessi del passato.
Si cerca un uomo che non abbia paura di cambiare
che non cambi per cambiare che non parli per parlare.
Si cerca un uomo capace di vivere insieme agli altri
di lavorare insieme di ridere insieme di amare insieme di sognare insieme. Si cerca un uomo capace di perdere senza sentirsi distrutto
di mettere in dubbio senza perdere la fede di portare la pace dove c’è inquietudine e inquietudine dove c’è pace.
Si cerca un uomo che sappia usare le mani
per indicare la strada da seguire.
Si cerca un uomo senza molti mezzi ma con tanta voglia di fare
che nella crisi non cerchi un altro lavoro ma come meglio lavorare.
Si cerca un uomo che ami la sua libertà
nel vivere e nel servire non nel fare quello che vuole.
Si cerca un uomo che abbia nostalgia di Dio,
della gente, della povertà, dell’obbedienza.
Si cerca un uomo che non confonda la preghiera
con le parole dette per abitudine la spiritualità col sentimentalismo,
la chiamata con l’interesse il servizio con la sistemazione.
Si cerca un uomo capace di morire per una bandiera,
di soffrire per un ideale capace di parlare con la sua vita.
Il nome.Il nome siamo noi.
Ricordo una lettura dalla prima scuola:” Cosa era per primo: il nome o cognome?” -Il nome! ogni uno aveva solo un nome, e poi, per distinguere la persona si aggiungeva-x di x,o x da x,o x con lavoro che fa, cosi si era creato cognome.
Il nome siamo noi. Anche nella Bibbia (con questo poco che so), è scritto: (Dio) conosce le sue pecore e li chiama ogni una per suo nome.
A volte,futuri genitori hanno difficoltà scegliere nome per suoi figli. Comprano libri dove è scritto ogni nome con suo carattere di persona. A volte si sceglie il nome “in moda”, o di qualche personaggio televisivo.
Mia cognata deveva avere nome Caterina,però quando suo padre stava andando alla anagrafe per segnarla,sua suocera ancora dalla finestra urlava: e ricorda di scrivere Margherita! e come lui aveva” paura” di suocera, ha preferito ascoltarla.
Mio fratello deveva avere nome Dario,però mio padre era cosi felicissimo,che quando era arrivato alla anagrafe, aveva dimenticato come deveva segnarla e ha scritto primo nome che per lui suonava più meno ugale come hanno scelto.
Si dice che il nome può indicare carattere di persona.
Una delle mie amiche si offende quando qualcuno sbaglia suo nome,perchè suo nome è lei.
Il nome siamo noi. Ma nome veramente può indicare nostra personalità o il nostro destino?
Anche se non vuoi, anche se vorresti un altro nome, altre pagine da leggere…… Talvolta noi e la nostra volontà, limpida, costruita e razionale, vorremmo percorre altro, vorremmo scolpire e colorare un mondo proprio come più ci piace, piegare cose e situazioni. Ma neppure sapendo come, ci troviamo a fare qualcosa che pare contro ogni nostra scelta, sembra, forse lo è, o forse è il primo barlume di ascolto, shemà Israel, senza alcuna collaborazione se non quello di lasciar parlare quella voce profonda, magari lontana, che indica vie e cammini……
@ Ernestina
Grazie della gentilezza che racchiudi nel cuore.
Conoscersi: ancora preferisco rimanere semplicemente -F-
@ F,
sono contenta per la tua decisione!
Quando Dio vorrà ci daremo la mano, ah ma tu sei F!, si, e tu sei ernestina!
Ed eccoci.
ernestina.
@ pamartucci,
E’ così, ci si trova in mezzo alla via e credi di scegliere tu, invece è sempre Lui che sceglie per noi!
Qualche volta però Dio ti mette davanti alla tua coscienza ma ahimè! non tutti capiscono quello che devono fare!
Ci sono uomini , donne e ragazze che lavorano per amore di Dio e vorrebbero solo essere incoraggiati, anche una volta sola da chi li guida e non sembra accorgersi di loro.
bisogna dirle queste cose perché, questo è volere il bene degli altri, saper dire loro quando SBAGLIANO; prima che tutto si sfasci!
Io lo faccio qui perché so che qualcuno prima o poi lo leggerà.. è il mio modo di amare gli amici… anche bacchettarli se è per il loro bene!
Amicizia vuol dire non dover mai dire mi dispiace quando ormai e troppo tardi. lo ripeto a me non importa, ma a Dio, si ed io faccio la Sua volontà in questo momento mettendoci la faccia e anche la firma.
Ernestina Scappaticci una donna che fa volontariato per Amore e invece ne riceve, e proprio per questo, con grande dolore cerco di aprire gli occhi a qualcuno che non vede.
E cammini …” Un giorno ho incontrato un uomo senza speranza, che mi ha insegnato ad amare.”
Si chiamava Gesù mi ha presa per mano e ha scelto per me: la via più stretta!
” Non scordartelo, come non scordare nessuno dei tuoi compagni (collaboratori) di passeggiata….
ernestina.
@ Rossella.
Chi cerca trova.. sono sicura cara, sono sicura!
Ti abbraccio.
ernestina.
🙂
Più che mai “nomen omen” quello di Giovanni: è più chiaro, ora il perché dell’imposizione dei nomi, specie quando a sceglierlo è il Padre Celeste. In questo caso ancor prima che nasca il bambino si ritrova un nome e un presagio. Nessun Zaccaria potrebbe far nulla per mutare il volere di Dio. Ognuno di noi porta un nome impostoci, facciamolo diventare un presagio.
@ Gum,
il mio nome come tu ben sai è Ernesta e,sembra, che qualcuno si chiamasse come me; il Che, e altri grandi della letteratura!
ma io sono solo una piccola donna e faccio la volontà del padre celeste! anche se Il Che mi sta a pennello, e me lo tengo tutto, a Dio piacendo!
ernestina.
mi mancavi come sempre. eccoti, ciao a te!