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da qui
Nella sinagoga di Cafarnao ti senti finalmente libero. E’ come se tutta la preparazione precedente, dal battesimo alle tentazioni nel deserto, dalla chiamata dei discepoli al contatto con le folle, si concentrasse in parole che già cominciavano a riempirsi della vita che donavi, che infondeva l’alito di Dio, mostrava i colori dell’amore, il sapore di un’unione tra cielo e terra che riconciliava con se stessi e il prossimo, come se i conflitti potessero risolversi soltanto in uno sguardo unitario, complessivo, sotto il quale venivano alla luce le ombre più nascoste, i tormenti sotterranei, che a volte emergono quando meno te lo aspetti, come in quest’uomo che grida a squarciagola nel bel mezzo della tua istruzione: che c’è fra noi e te, Gesù Nazareno? Non ti stupisci che nella sinagoga, nel centro stesso del culto, si annidi l’insidia del nemico, perché la religione diventa facilmente l’involucro di sentimenti inconfessati, di desideri incompatibili con il volere dell’Altissimo. Il demonio è l’unico a sapere chi sei: il Santo di Dio. E’ il paradosso del maligno, che pur scoprendo in te il principio della vita, ti minaccia e si sente minacciato: sei venuto per farci perire? Ma tu insegni con autorità, non sei come gli scribi, che lasciano allignare il male nel cuore della fede, dal momento che lo accolgono in se stessi, guidati come sono da ambizioni e interessi personali: sfruttano i poveri, l’orfano e la vedova, asservendo perfino la Parola ai loro sordidi obiettivi. Lo Spirito Santo grida senza freni, con tutta la forza dell’indignazione: esci da lui! I presenti rimangono allibiti, non si spiegano da dove ti provenga questa forza, non sanno che credere davvero ha un potere irrevocabile sul male. Allibiscono anche i tuoi discepoli, quando prendi per mano la suocera malata di Simone e la febbre l’abbandona. Si mette a servirvi, spinta dallo Spirito che trasforma ogni energia in disponibilità concreta verso gli altri, in diaconia, come si dice, dimostrando che i ministeri autentici, nella comunità di Dio, sono quelli in favore dei fratelli, l’unico potere è mettere in comune, rinunciare alla febbre del profitto personale, alla sindrome letale del possesso. Ora cominciano a comprendere, per questo la casa si riempie di malati: davanti alla porta c’è una fila senza fine, perché tu sei guarigione, una scintilla di speranza che si accende nel pozzo scuro della rinuncia a vivere. Sei stanco, anzi, stremato, alla fine di questo lungo giorno. Hai bisogno di startene da solo, d’incontrarti con il Padre: è un modo per permettere allo Spirito di riprendere forza dentro te, di restare medicina per tutti i disperati. Simone e gli altri ti vengono a cercare: perché te ne sei andato? Perché non sfrutti il successo strepitoso che mieti tra le folle? Devi avere pazienza con quelli che ancora confondono la fama con l’amore. Andiamo altrove, nei villaggi vicini; il nostro compito non è soltanto vivere, ma vivere per gli altri. S’impara un po’ alla volta a liberarsi del demonio. S’impara un po’ alla volta ad essere felici, figli miei.

Tutto insieme sarebbe troppo difficile, quasi impossibile arrivare alla meta se si guarda la strada da percorrere in un’unica soluzione.
Invece, la stessa strada scoperta “un po’ alla volta”, lo stesso cammino di Fede percorso un passo dopo l’altro, senza fretta, con fiducia e costanza, appoggiandosi a Dio nelle difficoltà, ti portano a raggiungere distanze che non pensavi neanche potessero esistere…
L’ errore peggiore è quello di pensare di essere arrivati di sapere già tutto e invece non sappiamo proprio niente, anche se abbiamo iniziato a conoscere Gesù, il cammino inizia proprio adesso ,piano , piano,un passo alla volta ,poiché ogni giorno c’è sempre una sorpresa,infatti il Vangelo è pieno di sorprese ,ogni volta che lo leggi ti dona un pezzo nuovo del puzzle per formare il tuo disegno e metterti in cammino con gli altri che hanno l’ altro pezzo che combacia con
Scusate ho problemi di connessione
Volevo dire con il tuo.
“figli miei”
Quanta pazienza e quanto amore in queste due parole!
Di chi ci guida con tenerezza in questo cammino bello, ma difficile;
di chi ci fa capire l’importanza non solo di “vivere, ma vivere per gli altri”;
di chi ci aiuta “a liberarci del demonio”;
di chi ci insegna “un po’ alla volta ad essere felici”…
UN PO’ ALLA VOLTA
Attendi, Tu che non hai tempo perchè sei eterno e i tuoi
giorni sono uno solo, che l’affanno dei secoli in cui
si dispiega il desiderio divino dell’umanità, divenga in Te, un
pò alla volta, quell’istante non precisabile, in cui fiorisca
l’incontro.
Il nostro compito non è soltanto vivere, ma vivere per gli altri
Pensi solamente a vivere quando ti concentri solo su te stesso, vivi per gli altri quando esci da te stesso e fai il pellegrinaggio che parte dall’io per arrivare al tu.
“La felicità è una nota a piè di pagina. Sono molti quelli che leggono saltandola, perché è in carattere più piccolo, si fatica a fermarsi, a spostare lo sguardo, a cambiare prospettiva. Eppure la felicità si annida li, è in attesa di un lettore scrupoloso che non si lasci sfuggire l’importanza dei dettagli: un autore, un’edizione, una pagina, una data. Viviamo all’ingrosso, sorvolando sul dettaglio che rivela la fonte da cui proviene tutto. Culliamo l’illusione di vivere di slancio una gioia divisa dalla matrice profonda; ma il percorso è inverso; ci è stato dato un codice con gli elementi del flusso vitale , l’energia che ridà vita agli atomi della nostra struttura personale: è il dono per antonomasia, la memoria che occorre custodire”
Ecco l’uomo- F. Centofanti
un po’ alla volta,riemire i vuoti,per imparare essere felici non soltanto vivendo ma vivendo per gli altri, per riempire i vuoti cuori.
“(Gesù) ci fa figli, con la libertà dei figli!
Per questo che ha fatto noi possiamo dire: Padre!. (…)
Mi chiamo così: figlio di Dio! Che bella carta di identità!
Stato civile: libero!
Così sia.”
Papa Francesco, dall’omelia del 4 luglio 2013
Riassemblare Il nostro tutto, l’intero di ciascuno di noi chiede tempo, un cammino fatto molti passi di riconciliazione: un riavvicinamento all’altro, alle molte parti di noi stessi, a quell’unità increata dalla quale veniamo. E’ domanda nella storia del paralitico del Vangelo di oggi…… E’ più facile dire ti sono perdonati i peccati o alzati e cammina?…in realtà, credo, parliamo di guarigione dall’essere pezzi di un puzzle da ricomporre, parliamo di abbandono di ciò che ci rende e ci porta lontani da Dio, ricordando che siamo, specchiando noi stessi nell’altro e nel cuore di Dio.
Perché non sfrutti il successo strepitoso che mieti tra le folle
Lui è venuto per guarire i malati e non per riscuotere successo a spese loro.
Gesù ci ama con tutto il cuore il suo non è un amore possessivo ,è libero e gratuito .Seguire Lui significa guarire dalle proprie ferite ,amare Lui significa imparare ad amare se stessi e il prossimo ,a vivere con gli altri e per gli altri senza affanno,ma con la giusta gradualità.
“Lo Spirito Santo (…) grida:esci da lui.”
mi si è ricordata una scrittura sulla maglietta: cattivi non si nasce, si diventa.
“L’unica maniera per trovare una giustificazione ai nostri giorni è di amare e lavorare con quanto di meglio c’è dentro di noi. Dobbiamo usare il cuore del cuore,e vedere il mondo con occhi da cui sempre sgorghino le lacrime,siano esse di gioia o di tristezza.”
Kahlil Gibran
” L’inensità della vita dipende dal modo in cui la guardiamo”
Kahlil Gibran
“Dobbiamo piuttosto abbandonarci al moto della crescita,e lasciarsi condurre da lei.”
Kahlil Gibran
“Il demonio e’ l’unico a sapere chi sei “, anche Gesu’, e’ l’unico che puo’ reggerne lo sguardo,si “riconoscono “,Gesu’ prosegue ,non se ne cura ,gli preme questa umanita’, questi e quelli che verranno si chiameranno figli di Dio, questa e’ la svolta ., con l’aiuto della preghiera ” liberaci dal male”.
Un pò alla volta impariamo a vivere evangelicamente, con
il coraggio di una gioia da avvicinare e trasmettere.
Un pò alla volta impariamo -Gesù- .
Impariamo che cosa dignifichi : Dio-salva.
Che cosa sia compassione divina,che voglia dire trovarsi di
fronte alla vita nuova, alla Parola nuova, all’Uomo-Dio che
fa risorgere le antiche promesse, fronteggia Satana, lo ridu-
ce al silenzio, si piega sulle ferite dell’uomo e guarisce corpo
e anima, non trascura il corpo, è Creatore, sono corpo e ani-
ma sullo stesso piano, sono: l’uomo.
Ama l’uomo, ama ogni vita, serve, Re dell’universo, fino allo
sfinimento, Verbo che ha creato il mondo in un atto solo.
Ci dice cosa significhi amare, è Signore, ha accanto ignoranza
peccato, umanità incapace di capire tanto mistero e attende che
comprenda -un pò alla volta-, cosa sia figliolanza divina.
Cerca le creature con sollecitudine, il Padre con tenerezza, è
tutt’uno col Padre, è, il suo Corpo, vero tempio di Dio, sacra
presenza intoccabile.
E’ il “più bello tra i figli dell’uomo”,perchè è Amore.
@ d.Fabrizio
Grazie per narrare il Signore Gesù, così compiutamente,
come lo avessi veduto: Uomo che si muove nel mondo con
compassione, e Divinità che comunica vita.
E’ ascoltato il tuo desiderio:
Avere occhi che possano vedere
un cuore che sappia ascoltare
vedere Dio, con la mia carne.
(da Yehoshua )
“L’amore guarisce sempre”
(Fabrizio Centofanti, Yehoshua, cap. 57)
“S’impara un po’ alla volta ad amarci….un po’ alla volta!
Se t’incammini, non ti puoi più fermare, farò di te una creatura speciale! eccomi o Dio ti sto seguendo anche se la verità fa male!
Amare l’altro è perdono ma soprattutto verità.
ernestina.