64. Un mondo sconosciuto

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da qui

Uno della folla si fa largo a spintoni e riesce ad arrivare fino a te: è un giovane accigliato, tutto preso da un pensiero che deve ossessionarlo, a giudicare dalla foga.
Maestro, di’ a mio fratello di dividere con me l’eredità.
Lo fissi negli occhi: provi un senso di pena avvertendo la sua ansia irrefrenabile, la rabbia che si è impadronita di lui come un demonio.
Uomo, chi mi ha costituito giudice nei vostri affari?
Non se l’aspettava: si convocano spesso i rabbini a dirimere vertenze giudiziarie, e così ha pensato a te, il rabbi del momento, quello che ha risposte per problemi d’ogni tipo. Lo disorienti: abbassa gli occhi e torna lentamente sui suoi passi. Avrà capito? O andrà in cerca di un maestro più trattabile di te? Studi le facce della gente, per capire la reazione al tuo rifiuto.
Guardatevi da ogni cupidigia, perché anche se qualcuno è ricco, la vita non dipende dai suoi beni.
Non sembrano propensi ad accettare discorsi come questi: se gli tocchi il denaro, qualsiasi ideale impallidisce. Come oltrepassare i muri che si alzano sempre in casi come questi? Dal silenzio in cui sei sprofondato, si capisce che ora stai pregando.
La campagna di un uomo benestante – attacchi poi – aveva dato un ottimo raccolto. Così ragionava, tra sé: che farò, dal momento che non ho dove riporre i miei prodotti? Ecco: demolirò i miei vecchi magazzini e ne costruirò di più capienti, perché possano ospitare tutto questo bendidio. Poi dirò a me stesso: anima mia, hai molti beni, per un gran numero di anni; mangia, bevi e divertiti come meglio credi.
La gente che ti ascolta sgrana gli occhi; è ciò che desidera di più: un buon raccolto e l’occasione di goderselo, senza impedimenti. Non dice la Scrittura che l’abbondanza di beni è un segno del favore divino?
Ma il Signore gli disse: stolto, questa notte ti sarà richiesta l’anima, e ciò che hai accumulato chi l’avrà?
No, non si entusiasmano sentendo queste cose. Si capisce dalla linea delle labbra che tende verso il basso, dai gesti nervosi cui il corpo si abbandona. Alcuni tossiscono, altri osservano il cielo per capire quanto manchi, prima della notte. Hai deciso di andare fino in fondo, anche stavolta: la profezia deve curare la ferita, prima che si formi la cancrena.
Vendete ciò che avete e datelo tutto in elemosina; fatevi borse che non siano destinate ad invecchiare, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dov’è il vostro tesoro, là sarà il cuore.
Preferisci non guardarli, quando li senti impenetrabili; sono loro che guardano te, mentre scruti la linea del lago, all’orizzonte, come a prendere il largo verso un mondo sconosciuto.

15 pensieri su “64. Un mondo sconosciuto

  1. ema

    Il cielo

    Da qui si doveva cominciare: il cielo.
    Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
    Un’apertura e nulla più,
    ma spalancata.

    Non devo attendere una notte serena,
    né alzare la testa,
    per osservare il cielo.
    L’ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
    Il cielo mi avvolge ermeticamente
    e mi solleva dal basso.

    Perfino le montagne più alte
    non sono più vicine al cielo
    delle valli più profonde.
    In nessun luogo ce n’è più
    che in un altro.
    La nuvola è schiacciata dal cielo
    inesorabilmente come la tomba.
    La talpa è al settimo cielo
    come il gufo che scuote le ali.
    La cosa che cade in un abisso
    cade da cielo a cielo.

    Friabili, fluenti, rocciosi,
    infuocati e aerei,
    distese di cielo, briciole di cielo,
    folate e cumuli di cielo.
    Il cielo è onnipresente
    perfino nel buio sotto la pelle.

    Mangio cielo, evacuo cielo.
    Sono una trappola in trappola,
    un abitante abitato,
    un abbraccio abbracciato,
    una domanda in risposta a una domanda.

    La divisione in cielo e terra
    non è il modo appropriato
    di pensare a questa totalità.
    Permette solo di sopravvivere
    a un indirizzo più esatto,
    più facile da trovare,
    se dovessero cercarmi.
    Miei segni particolari:
    incanto e disperazione.

    Wislawa Szymborska

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  2. bioraffaella

    la profezia deve curare la ferita, prima che si formi la cancrena.
    C’è un detto che dice :- il medico pietoso fa la piaga puzzolente.
    Non importa Signore quanto devi essere duro, se questo serve a salvare l’ anima mia e quella del mio vicino.

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  3. M&C

    Siamo ciò che amiamo e valiamo per quello che amiamo; e l’unico tesoro che può renderci ricchi e felici, è l’Amore di Dio.

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  4. bioraffaella

    Il mondo di Dio non lo conosci se non sei disposto ad ascoltare Gesù,se infatti impari a conoscere Gesù ,imparerai a conoscere anche il Padre attraverso le sue parole e le sue opere ,poiché Egli vive in Lui e Lui in noi in quanti lo accolgono.

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  5. F

    DOV’E’ IL VOSTRO TESORO, LA’ SARA’ IL VOSTRO CUORE

    Piccolo il cuore, grandi, implacabili i desideri
    forzieri ricolmi dove non c’è posto per il Santo.
    Per Te, dal regno infinito,
    neppure la tana di una volpe
    e io, radice del tuo sogno,
    una pietra.
    Una celletta dolce d’ape vorrei essere,
    mio prigioniero Splendore,
    mentre intorno è stupore,
    una distesa d’ulivi.

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  6. agnese

    “Maestro,di’ a mio fratello di dividere con me l’ereità”
    Ma perchè?
    solo perché così è la legge umana?
    o perché hai bisogno di questi soldi perché non hai da mangiare?
    o perché vuoi “avere” per non dare ad altro?
    o perché secondo te non è giusto che una ha e tu no?
    In famiglia spesso ci sono questo tipo di problemi.
    Quando bisogna dare-non c’è nessuno (ogni uno ha le sue scuse), ma quando c’è da prendere- impovvisamente tutti arrivano puntuale.

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  7. F

    DOV’E’ IL VOSTRO TESORO, LA’ SARA’ IL VOSTRO CUORE
    Signore che dice: mi feci trovare da chi non mi cercava, tesoro del campo, imprevedibile ritrovo, e oltre la nuvola d’incenso, molteplice sindone fuori le arcate delle cattedrali, è la memoria, il rimorso che non lascia scampo finchè tutto non sia in Lui.
    Lontano dal suo firmamento, è in cerca di nomadi in continenti di desideri senza appagamento, impenetrabili “oscure lucciole nell’alto buio”, dal “cuore inquieto finchè in Lui non riposa”.

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  8. RossellaT

    La carità è quella pietra preziosa, non avendo la quale nessun giovamento verrà da qualunque cosa tu possegga; se invece possiedi la carità, ti basterebbe essa sola. (Sant’Agostino)

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  9. agnese

    “Uomo,chi mi ha costituito giudice nei vostri affari?”
    I soldi ci siamo inventato noi umani,e si siamo persi sul questa strada. I soldi hanno uciso in noi valori giusti.

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  10. F

    Tu Signore, parli di tesori e di spogliazione, povero come Te nessuno, neppure Francesco nudo di ogni bene, così simile a Te marchiato con le tue piaghe, perchè nessuno grande come Te, che appena si aprono i cieli, si ode il Padre che dice: Amato.
    E mentre da Te veniamo creati a tua immagine,spogliato della tua gloria, sei Tu che divieni nostra immagine rivestito della nostra umanità e inferiore agli angeli, altissimo Signore- nostro fratello che dici: Padre nostro.

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  11. Ernesta Scappaticci

    @ Agnese,
    verissimo cara… il dio danaro ahimè!
    Vorrei scrivere una lettera, spero di non affaticarvi.
    Caro fratello,
    una vita insieme, partoriti dalla stessa madre, amati dalla stessa madre, che cosa ti ha reso così!
    Caro compagno di giochi e di scorribande, cosa ti ha reso così!
    La vita non è stata clemente con te, e lo capisco, il dolore di chi curavi che non hai mai potuto sopportare!
    Caro fratello io prego per noi, ma Gesù ha altre strade da farci percorrere che noi non sappiamo.
    Non si tratta di scegliere” sacrifici per Dio” e neppure le nostre strade,
    ma dire “sì” a ciò che non avrei mai, e poi mai, scelto: preferire il non vederti più come un fratello.

    “Ma il Signore gli disse: stolto, questa notte ti sarà richiesta l’anima, e ciò che hai accumulato chi l’avrà?”

    ernestina “Paolo”: quando sono debole, è allora che sono forte (2 Cor 12 ,10)
    ancora non capisco.

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  12. pmartucci

    Duc in altum, senza sapere dove, e cosa riserva il giorno dopo è atto di fede nel buon provvedere del Signore, nell’affidarsi consapevoli della propria debolezza, del proprio bisogno…..ma è di ciascuno prevedere, programmare, lasciarsi portare da un desiderio di conoscere, di controllare il proprio domani. Saliti in cima all’albero della conoscenza, sordi e coriacei alla Parola, il cammino di conversione ci chiama a scendere, un po’ come Zaccheo, ritrovando Cristo che ci cammina accanto, nelle nostre cose, nel quotidiano. Cupidigia di beni, ma anche di conoscenza, in un controllare ignaro che il progetto per ciascuno è altro, dipinto da altre Mani. Il mondo sconosciuto è mistero e, nella luce, può essere sorpresa, promessa….

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  13. Ernesta Scappaticci

    @Pmartucci,
    grazie, hai ascoltato uno dei due fratelli ( me ) che ancora non capisce! ha solo un cuore squarciato. Immenso è l’Amore di Dio a Lui chiedo di portare questo fardello insopportabile.

    ernestina.

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  14. robysda

    Un mondo conosciuto – il nostro – che ci rende perfettamente sconosciuti, uno con l’altro, anche quando crediamo di essere così intimi da condividere qualche breve momento di vita, più o meno bello, un mondo che ci vede e ci vuole soli, lontani dal dialogo, da un gesto d’affetto, da una parola dolce, un mondo finto le cui regole sono dettate dalla ricerca spasmodica del superfluo, che ci vuole ricoperti di trame preziose, e ci assedia con la corsa al consumismo, frenesia che ci confonde e ci porta fino alla noia, che dimentica il bisogno primario dell’anima, quell’istinto naturale che ci vuole insieme agli altri, represso nel momento in cui la brama di possesso prende il sopravvento sollevando l’anima con l’avere, e precipitandola nel fosso mentre la priva del suo essere.

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  15. pam

    ”un tesoro inesauribile”

    Un tesoro inestimabile quello che sulla terra è una sorta di „cassa comune“ del bene, soprattutto quando è alimentata dal dono e dal contributo di mani intrise della terra della vita.
    Un patrimonio prezioso, cui attingere il giorno in cui ci si sente far parte dei poveri, che trasforma in resurrezione la necrosi di senso. Senza dimenticare di rigenerare quel bene da cui si è attinto.

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