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da qui
C’è un punto in cui si può verificare quanto il Vangelo sia entrato nella vita: è la concretezza del giorno dopo giorno, gli atti minuscoli seminati ogni momento nella nostra esperienza quotidiana. Tu lo sai bene: per questo non tolleri finzioni, alibi, pretesti. Meglio riconoscere un errore che ammantarlo di ideali, scaricando la colpa delle conseguenze sul primo che capita a tiro. Hai il pallino della verità, perché nulla si edifica su fondamenta inconsistenti. Ti basta poco per capire se una persona crede davvero nel messaggio e lo realizza, o si riempie la bocca di sentenze sagge, spargendo, magari, consigli a piene mani ai malcapitati che cercano risposte. Ti diverti a osservare la gente alle prese con scelte solo apparentemente irrilevanti: per esempio gli invitati che cercano, a tavola, di accaparrarsi i posti più importanti.
Quando sei chiamato per un pranzo, non metterti a mensa al primo posto, perché non ci sia un altro più ragguardevole di te e il padrone di casa venga a dirti: cedigli il posto! Scegli l’ultimo posto, perché ti dicano di passare avanti: ne avrai onore davanti a tutti i commensali.
Li cogli in fallo con facilità, soprattutto nella trama invisibile degli antagonismi e dei conflitti quotidiani, dove si gioca la verità dell’adesione. Ti guardano, ancora una volta, imbarazzati; qualcuno, poi, è visibilmente contrariato. Sembra che ci provi gusto a mettere il dito nella piaga. In realtà, vuoi solo liberarli dalle strutture di peccato che inquinano ogni gesto. Più si ascolta la parola di Dio, più si scatena la bagarre tra l’amore e il suo contrario. E’ lì che bisogna specchiarsi, per crescere davvero. Per questo decidi di lanciare una delle tue provocazioni insostenibili.
Quando offri un pranzo o una cena, non chiamare i tuoi amici né i fratelli né i parenti, perché anch’essi non t’invitino e tu abbia il contraccambio. Invita zoppi, ciechi e poveri: così sarai beato, perché non hanno nulla da restituire.
Hanno ragione i famigliari a ritenerti pazzo: che razza di discorsi fai? Ti accorgi di dar loro precetti impraticabili?
E’ come un uomo che offre un banchetto, ma tutti declinano l’invito. Egli manda i suoi servi per le strade a raccogliere la feccia del paese, straccioni, malati, mendicanti. Si sentono indegni di partecipare, ma ordini ai servi: presto, costringeteli ad entrare! Solo loro gusteranno la mia cena.
Le facce diventano grigie: soprattutto quelle ben sistemate a capotavola.

Mensa di periferia
Amo le mense operaie,
la loro intimità non ricercata,
dove le forti mani goffamente
traggono dalla giacca o dalla tuta
spiccioli e biglietti da tre rubli!
Amo entrare la sera in quel minuscolo
universo che brulica di vita,
dove il popolo autentico si affolla
allo sportello a vetri della cassa.
Qui le pareti spoglie d’ogni sfarzo
non posseggono affreschi né tappeti,
ma solo sciatte rose nei quadrati
dipinti da imbianchini non provetti:
Nei piatti vien portato il borsc 3 ardente,
fluttuano come l’afa i tagliolini,
ed i centesimi del resto ballano
dinanzi alla commessa del buffet.
Dopo essersi serviti allo sportello,
avidamente attaccano a mangiare,
ed i deboli cucchiai si incurvano
in mano alle ragazze dei sobborghi.-
Qui, volgendo l’una all’altra il viso,
assaggiando una semplice insalata,
seggono nei loro azzurri càmici
le venditrici di un vicino emporio.
Qui, con un’andatura sostenuta,
intimamente fiero di se stesso,
in un vestito che potrebbe stare
‘addosso ad un qualsiasi diplomatico,
con stivali di pelle rimboccata
ed un bel rosso in viso per riserva,
sta entrando adesso un giovane operaio
d’una brigata che s’è fatta onore.
Gli adolescenti corrono qui in frotta,
palpitando di avida impazienza,
qui c’è odore di pane e di calcina,
àlito di metallo e di minestra.
Qui tutto è aperto, tutto è comprensibile,
tutto è contrassegnato dal lavoro,
tutti mi sono prossimi e simpatici, .
e non sorto superfluo in mezzo a loro.
Jaroslav Smeljakov
LA MIA CENA
Il Mestro parla con forza, si fa duro, l’annuncio non conoscere blandizie, ma scopre l’umiltà di cui è tessuto il suo cuore. Mite e umile è il Signore della gloria che chiama al suo banchetto l’umanità, nessuno escluso, come avesse il sapore di tutti nella bocca. Solo Lui misura dell’uomo: “nemmeno le tenebre per Te sono oscure, e la notte è chiara come il giorno”; non tollera finzioni nè distinzioni o contrassegni di gloria tra fratelli e tutti ugualmente amati, anche i prodighi vestiti con la veste bella, e tutto quello che è suo, è anche dell’altro figlio, di ogni figlio, per tutti è la sua pena: un abbraccio impossibile, una voce inesorabile per straccioni, malati, mendicanti, chiamati con impeto gioioso alla sua mensa.
Breve è l’attesa per la tua cena, la vigna spande già i suoi profumi, e la terra si apre in un mare di spighe per il tuo Corpo, Pane degli angeli.
@ d. Fabrizio
Grazie, per dire in mille modi:
“Gustate e vedete quanto buono è il Signore”.
una bella pagina.Stavo leggendo e rileggendo e mi facevo esame di coscienza. Frase dopo frase cercavo di ritrovarmi in ogni situazione per capire come sono io.
Una bella pagina.
“Meglio riconoscere un errore che ammantarlo di ideali”
Bello. Errori commettiamo tutti,è normale,umano,è più forte di noi, solo che spesso alziamo la testa giustificandosi dicendo- devevo fare così.
Mi sono fissata per un po’ a questa frase,mi si è ricordato ultimo lectio con don Fabrizio che con le sue parole mi ha fatto ricordare, come un flash, alcuni fatti dal mio passato, quale mi sembrava che avevo già sepolto.Passato è passato,però può servire per imparare.
Penso che errori nella vita si commette quando odio (anche egoismo)domina sul amore. Solo quando al primo posto si mette l’amore, quando si ragiona con il cuore,è facile perdonare,è facile non fare errori nella vita.
“Meglio riconoscere un errore che ammantarlo di ideali, scaricando la colpa delle conseguenze sul primo che capita a tiro.”
E’ così!
Riconoscere il problema é superarlo.
grazie di accompagnarci nel nostro distratto cammino di fede
Ernestina.
continua Fabri ogni giorno ci aiuti non solo a capire il Vangelo ma acercare di metterlo in pratica ma quanto è difficile! Grazie
Ci leggo un solo insegnamento: Accoglienza !
Fare un gesto bello verso l’altro,solo perché si aspetta una ricompensa è tipico umano.
Lo conosco le persone che non salutano e non rispondono a saluto di altro se non vedono nessun interesse da lui.
Ci sono le persone “ben programmate” e partecipano in un cerchio del club dove possono guadagnare qualcosa.
Ci sono le persone che quando devono fare un regalo, si ricordano bene in quale prezzo ha fatto regalo l’altro, per non spendere di più.
Ci sono le persone che non fanno una telefonata per chiedere l’altro come sta, giustificandosi che adesso è turno di altro.
Ci sono le persone che non fanno un gesto bello se non vedono un guadagno.
Ci sono le persone che quando ricevono un gesto bello (anche un saluto) si spaventano che l’altro adesso vuole qualcosa in cambio.
Questo sono le regole spaventose di noi,poveri umani.
Considerare gli altri superiori a se stessi è uno strumento del Signore che aiuta a comprendere e a non giudicare: infatti, un cuore umile non si sente più grande o importante degli altri, perchè sa che tutto ciò che fa ed ha è grazie a Dio, tutto attribuisce a Dio e niente considera suo merito personale.
– bisogna specchiarsi, per crescere davvero.
Per questo la comunità è importante… da soli non si può camminare…
“A me non interessa chiedervi se siete o non siete credenti, vi chiedo però se siete credibili. È questo che un giorno Dio chiederà a ciascuno di noi”
don Andrea Gallo
“gli atti minuscoli seminati ogni momento nella nostra esperienza quotidiana.”
Per esempio: non riempire la tua bocca di ingiurie contro il fratello, perché quello che critichi di lei, lo stai già facendo tu!
Avere sulla bocca ciò che si ha nel cuore non è poi troppo difficile, pensiamoci! non fare all’altro ciò che non vuoi facciano a te.
ernestina.
grazie sempre a Don Fabrizio mia guida spirituale e di vita. lui mi permette di essere serena anche nel perdono del povero.
Tutti sanno, cioè, che un clown dev’essere malinconico per essere un buon clown, ma che per lui la malinconia sia una faccenda seria da morire, fin lì non arrivano.
Opinioni di un Clown, H. Boll
Qualcuno ce la fa, ed è anche a lui che possiamo riferirci per fare di una cena la condivisione del pane, da soli non si va lontano