(Diego Valeri, Piove di Sacco 1887 – Roma, 1976, ha pubblicato durante tutta la sua vita molte raccolte di versi, da Monodia d’amore del 1908 a Calle del Vento del 1975; invito qui a rileggere queste tre poesie tratte dalla raccolta Tempo che muore, del 1942: in rete esiste un sito a lui dedicato. a.s.)
COLLINA
Vedevamo gli ulivi
annuvolare d’un velo d’argento
l’oro disteso ai digradanti clivi;
piovere gli oleandri un scialbo rosa
dai vecchi muri oscuri
sul bianco della strada polverosa;
e la strada salire
lenta lunga al confine
del cielo alto, morire
nell’azzurro candore
senza più fine.
Dentro il tremante silenzio del cuore
udivamo parole
d’erbe di fiori di terra di sole.
SPIAGGIA
Rovesciavi il bel viso in fanciullesco modo,
per ascoltare quel trillo alto perduto di allodola;
guardavi stupita gli spazi, la bianca mattina
fumante nel sole, confusa alla bianca marina.
Poi vennero i pescatori: con lunghi strappi oscillanti,
con rotte grida, tiravano in secco le reti stillanti.
Nel bruno groviglio dei fili scorgesti un guizzare di [argenti,
di azzurri, di verdi. Ridevi tutta, occhi labbra denti.
CIELO DI MARZO
Il vento di marzo apre una spera
di sole tra la nuvola fosca;
improvviso nello specchio si mostra
il viso bianco della primavera.
La primavera ha un mezzo sorriso,
tra occhi e labbra, di fanciulla mesta;
dolcemente inclina la testa
sul tenero collo; ha il tuo male, ha il tuo viso.
