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da qui
Una vocazione a sostegno del celibato, mi disse la guida spirituale. Sì, ma in che modo? Il ministero sacerdotale espone continuamente a tentazioni contro cui combattere ogni giorno, fino all’eroismo. D’altra parte, si legge nel libro della Genesi, uomo e donna li creò, e questa volta essa è carne della mia carne, osso delle mie ossa. Ciò valeva in modo speciale per il sacerdote che mi fu affidato, il quale aveva tratti spiccati che lo rendevano attraente e ricercato. Nessuno poteva dispensarlo, dunque, da una battaglia faticosa. Qualcosa, dicevo, non andava nella direzione giusta. Avvertivo dentro me una forza oscura ed opprimente. Ancora una volta, venne in mio soccorso uno dei preti con cui mi confidavo: mi fece capire che la situazione poteva essere più compromessa del previsto. Essendo un esperto, non potevo ignorare il suo parere. Decisi d’essere sincera fino in fondo, e inviai al mio assistito una e-mail nella quale lo mettevo al corrente degli ultimi sviluppi. Da questa scelta di verità integrale, prese avvio un cammino guidato, passo passo, da una mano invisibile e solerte. Mi colpisce ciò che dice don Mario nella sua catechesi sulla fede: noi apparteniamo alla medesima storia di salvezza rivelata dalla Bibbia, nella quale Dio agisce in prima persona e parla agli uomini; è un parlare reale e noi dobbiamo credere in questa epifania. Il sacerdote in questione aveva conosciuto don Mario molto bene, vivendo, insieme a lui, un’esperienza di Dio intensa e coinvolgente: poteva quindi riconoscere, meglio di me, la voce che si offriva come guida. Si fidava, percepiva la verità in ciò che emergeva volta a volta, e questo, di riflesso, aiutava anche me. Il cammino non era affatto facile: era piuttosto una spada a doppio taglio che si insinua nel cuore, nelle viscere, scandagliando le emozioni più nascoste e portando alla luce sentimenti inconfessabili. Come un fascio di luce illuminava, in modo impietoso, recessi e zone d’ombra, evidenziandone i dettagli senza reticenze. Il discernimento non era difficile: riguardava le sue relazioni, la sua storia; chi, meglio di lui, poteva confermarle?

Parlare con Dio tu stesso ci hai insegnato è possibile anche oggi e se provo a farlo io sono certa che tu lo fai ogni giorno con l’aiuto anche di Domma !
“Decisi d’essere sincera fino in fondo, e inviai al mio assistito una e-mail”
Scegliere di essere veramente sinceri richiede anche il guardarsi negli occhi.
Solo con una e-mail la scelta e’ compiuta a meta’.
“Non pensi che la mia vita spirituale sia coperta di rose.
Questo e’ il fiore che raramente trovo sul mio cammino.
Al contrario piu’ spesso ho per mia compagna l’oscurita’ “.
“Se mai diventero’ una santa,
saro’ di sicuro una santa dell’oscurita’.
Saro’ continuamente assente dal Paradiso
per accendere la luce a coloro che,
sulla terra, vivono nell’oscurita’ “.
Madre Teresa
Tema grande e difficile, Fabry. Ma è ora che qualcuno cominci a parlarne con sincerità. Bravo!
Giacobbe lotta con l’angelo sulle rive dello Jabbok.
Anche voi sacerdoti siete un po’ pugili e un po’ profeti. Ogni tanto vi tocca di salire sul ring. Poi qualcuno verrà messo all’angolo, qualcuno andrà a tappeto, altri riusciranno a scendere dal ring, anche se malconci. Qualcuno ha detto che è meglio una fede un po’ ammaccata di una fede conservata sotto una campana di vetro per eccesso di protezione. Anche perché quest’ultima non serve a nessuno.
In una sua lettera, Emily Dickinson scrive: “Pugile e insieme Poeta. Giacobbe era nel giusto”.
Non mi annovero tra i credenti e sono uscita di Chiesa tanto tempo fa, ho avuto altro da fare. Però il Vangelo è rimasto appeso nella mia memoria come un post it, qualcosa con il quale farci conti, prima o poi.
Non ho mai frequentato parrocchie e dello sgomitare femminile attorno ai sacerdoti mi ha sempre colpito il lato grottesco, da commedia all’italiana. Ammetto di non aver mai preso in considerazione la cosa dal punto di vista del sacerdote e del suo dramma interiore.
E tra la Chiesa e il Vangelo ci sono i sacerdoti, ponte fragile, delicatissimo, zona sismica grazie alla faglia sempre attiva tra umanità e vocazione divina. Difficile far tutto da soli, senza l’aiuto delle comunità, i piloni che dovrebbero sorreggere questi ponti, non minarli.
E chi dovrebbe far parte di queste comunità? A questo proposito mi viene da fare un’altra riflessione, e precisamente sul ruolo dei laici e dei (presunti) non credenti all’interno della Chiesa, nel momento in cui questa diventa bandiera di principi quali la solidarietà e la giustizia sociale. Ma forse mi sono allargata troppo.
Se torno a nascere mi faccio prete! Scherzo, però potrei cambiare look e mettere, alla camicia senza collo, una striscetta bianca… ma sono troppo vecchio.
Chiedo scusa ora mi faccio serio. Non mi rimane difficile crederle, anche guardando i commenti ai suoi scritti, ci sono quasi solo donne e soprattutto tutte concordi, nessuna che dissente, fa pensare o no?
Le donne sono strane, meravigliose e folli ma anche se non lo fossero il gusto del proibito, della sfida e della disobbedienza diffusa nella nostra società, sarebbe sufficiente per credere che quel che lei scrive è certamente vero e, come dice il signor Ferrazzi, bisogna parlarne.
Però è anche vero che se, come scrive in capitoli precedenti, il prete affascina perché ascolta è pur vero che su una persona disperata parole di consolazione, comprensione e amore divino, oltre che perdono sono il cocktail sufficiente per far “innamorare” e non escluderei neanche il fatto che lei scrive così bene e non oso pensare quando parla.
Quando ero giovane ero il “bello e impossibile” della compagnia, come direbbero le mie studentesse, ma quello che “acchiappava” di più era uno di noi, un po’ sfigato, che però sapeva suonare la chitarra e recitare versi.
Io distinguerei le “Diana cacciatrice”, alias malafemmina per dirla alla Totò, dalle amicizie vere e sincere e dalle donne conquistate ma non tentatrici.
Mi sorge spontanea una domanda: il prete è un uomo solo, ha fatto un voto che sicuramente pesa nel tempo, in seminario insegnano come resistere alle tentazioni, e so quel che dico, il cristianesimo, si dice, sia la religione delle donne e le donne cristiane non sono tutte vecchie, o brutte, o sfigate, non vi è mai capitato di innamorarvi? Resistere alla tentazione sessuale, come uomo, so che basta l’impegno e la morale, la fedeltà a una scelta fatta, anche se si vive in momenti difficili. In questa società del “tutto e subito”, della trasgressione, del vuoto di principi e di morale, l’”eroe”, secondo la mia modestissima opinione che diverge da quanto scritto in questa pagina, è colui che si innamora, è corrisposto, o meglio ha trovato la Cenerentola che aspettava, ma rimane fedele a una scelta fatta tempo prima. Colui che rinuncia mettendo al centro del mondo l’altro, ovvero l’altra, e l’amore per Cristo, non senza difficoltà e dolore e qualche ripensamento continuando a vivere , come se fosse un vano sacrificio per una gioia che probabilmente sarà più nell’altra che in questa vita.
Si ha ragione il signor Ferrazzi qualcuno deve parlarne! Ma non solo di tentazioni, bisogna parlare anche dei sentimenti veri e delle scelte coraggiose ammesso che se ne facciano.
Amare è trovare, grazie ad un altro, la propria verità e aiutare quest’altro a trovare la sua.
( Jacques Bènigne Bossuet).
Un cammino a cuore e anima puri, in qualsiasi sentimento, dove luci buone non possono che essere fiducia e dialogo.
UN FASCIO DI LUCE: la comunione dei santi: un legame: che “come l’oceano scorre e comunica, tu tocchi in un punto e si ripercuote all’estremità del mondo”, perchè parte dello stesso universo, così per l’umanità, fatta un solo Corpo, in Cristo Gesù.
Amare l’uomo e amarlo in Dio, anche nel suo peccato, è un affare divino, perchè “questa immagine dell’amore di Dio, è anche il culmine dell’amore sopra la terra”.
La visione del Corpo mistico di Cristo, è l’espressione più alta dell’amore divino che è sollecitudine, preghiera, dolore e perdita del sè, per abbracciare Cristo nell’universo dell’uomo:
Amore è tutto Dio
divenire amore
in questo è tutto l’uomo.
E, “Non ci sono tempi per l’Amore:
ogni tempo è tempo per amare.
Così è detto nella pienezza dei tempi”. (Turoldo)
“Amatevi come io vi ho amato” invoca lo Spirito santo chiamato Amore, perchè è una sfida impossibile da raccogliere con le sole forze umane in quanto pone il mio mondo finito in faccia a quello divino che è l’Infinito: il Tutto Dio; allora quanto è il mio tutto per l’Infinito?: tutto di quanto posso è quasi nulla perchè “a me il desiderio è subito cenere”, ma il cuore, in forza dell’amore tuo, scopre vitalità, altezze e affettività che sconfinano contro ogni limite perchè sono tua immagine racchiusa nella carne.
“Qualcosa non andava nella direzione giusta”
e a me nella vita quasi sempre tutto non va nella direzione giusta, ma sopavvivo lo stesso, ancora
Mi viene da dire- essere o non essere?, c’è lo faccio o non c’è lo faccio?
Quando hai da affrontare un problema, la prima cosa che ti viene al mente è fuggire, evitare. Ma, destino è crudele (diceva Gaia a 7 anni) e lo devi affrontare. Ma quando superi tutte le difficoltà, sei felice che c’è l’hai fatto. Ti senti ancora più forte e di più felice.
Sfogliarsi, come le pagine di un libro, alla luce di occhi puntati come riflettori, per raggiungere la giusta visione della verità. Un percorso auspicabile per tutti, necessario per guardarci nello specchio della vita e leggerci sinceri.