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da qui
L’origine della debolezza rimaneva sepolta nel passato. Il dato emerse, un giorno, nelle nostre e-mail, in cui si rovistava fin dentro i primi istanti dalla nascita, quando un problema di salute costrinse i medici a strapparmi da mia madre e a tenermi a lungo stto osservazione: che conseguenze aveva provocato l’esperienza di vuoto e solitudine? Un senso di abbandono, un panico consolidatosi nel tempo, facendomi cercare, da una parte, una sostituta di mia madre e, dall’altra, una fuga da rapporti e sentimenti maturi per lo sbocco conclusivo. S’innescò la dinamica della seduzione, il tentativo di colmare una carenza, di vincere il timore arcaico di restare solo. L’avversario sapeva quali pezzi adoperare per vincere ogni volta la partita. Mascheravo da amore l’emozione di un momento; protraevo per anni relazioni che da tempo non avevano più senso. Non ero propriamente in malafede: sentivo che qualcosa non andava, ma non ne ero così consapevole da trarne le dovute conseguenze. Alla fine, inventavo le scuse più banali per chiudere un rapporto: una crisi esistenziale o il sorgere di una depressione; oppure mi lasciavo trascinare dalla frana delle insicurezze: m’avrebbe tradito, sarebbe stato meglio che chiudessi io, per non soffrirne troppo. Il risultato era sempre la stessa solitudine, il ruolo da poeta maledetto a cui mi destinava lo zodiaco: diciassette febbraio, cuspide della sensibilità, un marchio che, credevo, m’avrebbe segnato per il resto della vita. A dir la verità, ne andavo fiero: erano i giorni di Chopin e di De André, gente che, come me, non sapeva rassegnarsi al tran tran della grama borghesia. Sapevo d’aggrapparmi al nulla, in questo modo, ma lo ritenevo un privilegio all’incontrario, il segno di un’insofferenza per qualsiasi forma di mediocrità. Più mi sentivo solo e disperato, più un certo tipo di donne era attratto da quell’aria d’artista in cerca di rifugio. Un circolo vizioso da cui, pensavo tra me, non sarei mai riuscito a liberarmi.

Quando la solitudine è una situazione mentale credo si possa fare davvero poco; addirittura capita l’assurdo di sentirsi molto vicini a persone che invece, a loro volta, si sentono completamente tradite ed abbandonate.
Comunichiamo male? Travisiamo le situazioni?
Di certo quella di riuscire a dialogare è una grazia da chiedere incessantemente nella preghiera.
Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.
Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.
Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore mai perdonerebbe.
Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.
I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi sui ogni atlante.
È merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
“Non devo loro nulla” –
direbbe l’amore
sulla questione aperta.
— Wislawa Szymborska
“L’entusiasmo che si spegne dovrebbe lasciare un sedimento da spalancare sul viso, per ingannare il prossimo.”
Stanislaw Lec
“il grande vantaggio del giocare col fuoco è che non ci si scotta mai.”
Oscar Wilde
“SOLO E DISPERATO”
Mare divino che accogli il fluire del nostro vivere, Tu sei l’abbraccio ininterrotto che si “fa trovare anche da chi non ti cerca”, meridiana Bellezza che preme senza peso sul cuore, forma del nostro esistere e momento unico del nostro tempo, desiderio del nostro inconsapevole desiderarti, Amore, gaudioso annullamento di ogni solitudine.
„La solitudine non consiste nello stare soli, ma piuttosto nel non sapersi tenere compagnia. Chi non sa tenersi compagnia, difficilmente la sa tenere ad altri“.
-Fabrizio De André-
Una riflessione, quella di De’ Andre’, cui si arriva, a volte, dopo un percorso di maturazione interiore.
Quando la solitudine è una paura, uno stato mentale, come osserva Ema, è molteplice l’elenco degli inganni che più meno inconsapevolmente chiudono gli occhi: fuggire per non soffrire, ma anche dipendere emotivamente da qualcuno che, in realtà, avrebbe bisogno di essere curato, tanto quanto noi, con l’Amore divino.
Ecco, penso che il punto qualificante dell’incontro con l’ Amore sia il recupero, o l’acquisizione, degli occhi “giusti” per creare una nuova comunione con sé stessi e gli altri. Più che un aggrapparsi al nulla, il coraggio di non aggrapparsi proprio, di fare un salto nel vuoto abbandonando le proprie certezze.
Il bambino con le sue paure di ieri, l’uomo con la sua poesia di oggi. Vita che si regala generosa con la penna , sopra fogli animati che al meglio svolgono il loro compito, come fossero un recinto necessario per non disperdere quel soffio di nebbiosa solitudine, cercata e allontanata, arida e feconda, malinconica e spavalda. Solitudine sottile, ispirazione di un genio sensibile, più o meno rivelata, descritta a meraviglia nelle righe che si inseguono delicate e insofferenti, con la stessa distanza una dall’altra, così precisa, quasi maniacale, e subito dopo si sovrappongono prepotenti, le une sulle altre, in una perfetta confusione artistica che destabilizza occhi e anima, ma che non può non incontrare l’attenzione di un pubblico assetato e curioso di conoscere la Bellezza. Bambino che hai incontrato l’Amore divino, che oggi gridi con tutta la forza, artista che di quell’Amore ne hai fatto unica ragione di vita.
http://www.youtube.com/watch?v=LVhyyWCBhQs
Mio fratello, monaco, dice che la vocazione a sostegno del celibato è una licenza letteraria, ma non credo di dire una cosa nuova, piuttosto ci sono suore, congregazioni e gruppi di preghiera e laici che pregano per “sostenere” i sacerdoti nel mantenere il loro voto. Sempre mio fratello mi ha detto che ci sono, oltre le suore, le “pie donne”, le mamme, parenti vari, le perpetue e tanti altri che pregano per i sacerdoti. Lui dice anche che ogni “Cristo ha la sua Maddalena”, parlando dei sacerdoti, e che per questo si è fatto monaco, per non far “languire” donne al suo seguito. Queste signore vivono una sofferenza, dice lui che sa queste cose dalle confessioni, non da poco, una rinuncia che meriterebbe la santificazione in molti casi. Non si è fortunati come la Santa, aggiungo io, perché gli uomini non sono come Cristo per quanto cerchino di adeguarsi o imitarlo.
Una bella pagina di autocritica ma alla fine mmmhhh, c’è sempre il giustificativo dell’opera del maligno per assolversi.
Le dico queste cose perché lei mi piace, io sono un fan di Cerofolini e l’ho conosciuta tramite le sue trasmissioni e seguendo lui, ma questo non mi impedisce di essere realista e crudo e farei un torto alla sua sensibilità e intelligenza se non lo fossi: si, le donne possono essere una tentazione, ma io credo, e ne avrò conferma o smentita continuando a leggere, che il diavolo la tenti nella sua egocentricità, come ben si addice a ogni artista, e nella voglia di farsi conoscere, notare, sbaglio? Questo suo fare “mea culpa” e assolversi, l’improbabile donna, troppo uomo e a lei dedita, sarebbe meglio dire sacrificata, che non si è capito se “diavolo” o “acquasanta”, innescano un tarlo. Lei è umano per carità! E per fortuna. Il blog, le trasmissioni televisive, radiofoniche, le amicizie “vip” in rete e immagino anche fuori.
Ma prima di proseguire nei miei pensieri aspetto conferme o smentite dai prossimi capitoli.
Anche per quanto riguarda le tentatrici, sa cosa mi colpisce? Che non ci sia una donna, e aggiungerei qualche marito/fidanzato incazzato, che la osteggia scrivendo sul blog ma desidero conservare la buona fede perché forse è proprio il fatto di “assecondarla” la cartina di tornasole delle “diavolesse”, e questo mi fa pensare che devo attendere come per la presunta “vipperia”, mi passi la licenza, perciò mi scuso con lei e le signore, soprattutto, che sono certo siano, invece, delle sincere amiche che la seguono.
E c’è un’altra ipotesi di cui però dubito: è tutta una finzione letteraria e questo prete è frutto della sua fantasia che in qualche raro passo è tangente alla realtà.
“ora et labora”…
Come osserva V.O.T, pagina di autocritica ma alla fine, c’e sempre la giustificazione!
“…proveresti a domandarti perche’ il timore della solitudine si fosse insediato cosi
a fondo da fare del tuo cuore un radar infallibie, in cerca di sguardi benevoli e conferme, fino a vivere soltanto per un plauso, un elogio, un complimento.
Per questo hai affinato le tue armi: per diventare uno che ne sapeva piu’ degli altri,
uno che le cose le sapeva dire.”
Fabrizio Centofanti
“vincere il timore arcaico di restare solo.”
una volta una ragazza mi ha detto che si è sposata perché aveva paura di rimanere sola. Buon proseguimento nella vita e nel matrimonio.
Uguale mia madre vuole convincermi dicendo che mi abituo- io posso abituarmi ad un oggetto (e neanche) ma non a marito.
A volte nostri problemi cerchiamo di risolvere guardando nel nostro passato, perché siamo così.
Una volta un amico mi ha detto: perché c’è l’hai con tutti maschi?! Io? Ho guardato dietro la mia vita- forse ha ragione. Solo che ogni volta che cerco di essere aperta e socievole casco nei guai. E va bene così, l’esperienza ti dà la vita.
Ma lui dovrebbe sentire mia amica quando dice- tutti maschi sono da distruzione, bisognarebbe solo lasciare uno individuo per non far sparire vita umana sulla Terra.
Scorrendo nei Vangeli ….se, entrando in una casa, dovessero non accogliervi o non ascoltarvi, quella polvere da scuotere via dai calzari, a testimonianza, mi chiedo, non sono forse, anche, i timori, l’amarezza, la tristezza di una solitudine, di un abbandono comunque percepito, antico o vicino fa lo stesso, nell’essere tante uguali fragili monadi in cammino, con una sola tunica, senza bisaccia, senza sandali. Tutta polvere da gettar via, di cui liberarsi perchè inutile, perchè nasconderebbe quel saluto di pace rivolto entrando, in una casa, nella vita….
Nella tua giovinezza ti sei sentito solo perché ilSignore voleva farti apprezzare di più la SUA COMPAGNIA! Piano piano lo sto capendo anche io!