[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=zfBTiv3WGU0]
da qui
Riflettevo sul dubbio del Battista riguardo al messianismo di Gesù. Se vacillò un profeta come lui, vuol dire che nessuno può scampare al tarlo dell’insicurezza. Persino Gesù, nel Gat Shemanin – il pressoio per l’olio – provò a chiedere al Padre di cambiare il suo destino. Compresi come il dubbio sia una specie di test per smascherare la struttura resistente a Dio: agendo su di me, il peccato mi rendeva complice di chi continuava ad insidiarmi nonostante i rifiuti, le ritirate strategiche, la miriade di segnali che emettevo per chiarire quali fossero le mie intenzioni. Solo così si spiega la resa senza condizioni, malgrado gli sforzi eroici della volontà. L’incapacità di tradurre in azione la scelta razionale era il mio cruccio più angoscioso. Potevo spiegarmi, da questa prospettiva, la potenza del peccato originale: un morbo che circola nel sangue e che solo un miracolo può neutralizzare. In questa fase, attendevo inquieto le e-mail che m’inviava; temevo l’eterno stillicidio del “niente da fare, sei sempre nello stesso punto”. Avrei voluto rinunciare, ammettere d’essere inadatto a questo genere d’impresa. Anche lei dava segni di stanchezza, scoraggiata dall’assenza di progressi decisivi. Se i messaggi si facevano radi, se vedevo assottigliarsi il filo che Qualcuno aveva teso fra noi due, ne deducevo che si fosse arresa, delusa dal partner impotente di fronte a una realtà troppo complessa. Ero tentato di chiudermi anch’io in un mutismo irreversibile, di scavarmi una nicchia di cinismo e noncuranza, pur di sottrarmi al turbamento. Ripensavo all’elefante di peluche sul balcone dell’EUR, al bambino che sperava di trovarvi un improbabile conforto per la sua solitudine inguaribile. Sarei mai sceso in strada? Avrei deciso, un giorno, di affrontare quel male alla radice?

per un miracolo … si possono vedere le cose solo con gli occhi di Dio ..vedere il male , le radici è doloroso , davanti a noi il Bivio andare avanti oppure essere catapultati negli abissi…..
Il dolore è un posticino grigio, silenzioso,
col viso asciutto, gli occhi d’un azzurro chiaro,
dalle sue spalle fragili pende la borsa,
il vestito è scuro e consumato.
Nel suo petto batte un orologio
da pochi soldi;
timidamente sguscia
di strada in strada,
si stringe ai muri delle case,
sparisce in un portone.
Poi bussa. E ha una lettera per te.
Attila József
Io invece voglio vantarmi soltanto di questo: della croce del nostro Signore Gesù Cristo: poiché egli è morto in croce, il mondo è morto per me e io sono morto per il mondo.
Nicchia di cinismo e noncuranza, e pensare di essere inutili in ciò che facciamo, in ciò che siamo, in ogni sforzo, in ogni impegno…sale e luce, ricorda Gesù, entusiasmo, spirito, energia, l’unico, lo speciale che ciascuno di noi porta.
Vero, tutto potrebbe andare avanti senza di noi, quante inutili superbie possono tentare, non siamo indispensabili alla realta’ , all’oggettiva esistenza delle cose, ma quelle stesse cose avrebbero un volto diverso, tutto sarebbe profondamente altro senza le nostre mani, senza i nostri occhi. noi siamo assolutamente indispensabili per donare cuore alle cose, per farne vita pulsante. E se il silenzio può essere stanchezza, distrazione, può anche essere bisogno di ritrovare il filo del cammino, far poggiare le cose,far trovare loro lo spazio giusto, prendere le misure per il nostro essere, unici, importanti.
Gesù ci invita ad essere luce sul lucernario e non luce dentro al moggio. Però il silenzio, a volte, è il gesto di chi non ha la risposta pronta, di chi semplicemente si mette all’ ascolto, anche dei propri, di turbamenti, di strutture di peccato, per cercare di estrarre dell’olio buono dal pressoio.
Scavare una nicchia, chiudersi dentro: la resa è la più insidiosa delle tentazioni, “liberazione dello spazio incerto/della condizione non stabilita” ancora, mentre si combattono imprese in perdita nell’affanno dell’anima.
“O Dio, Tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco” , come è vivo e brucia questo salmeggiare che non è dettato ora dalla pacifica contemplazione ma a causa del peccato, dove si muore per la nostalgia di Te, mentre ti si cerca, smemorati, nella bellezza dispersa nell’universo dove Tu profumavi, ma in me non cercavo, “Tu che abiti l’interiore del cuore”, dove spenta era la tua immagine a causa delle mie tenebre.
Distrutto il mio essere per la corruzione, mi hai riedificato, Amore, in un piccolo tempo, solo un sospiro della tua anima divina, una goccia del sangue dell’aspersione.
Tutto questo errare di sofferenza e disgusto, non è stata alla fine, che una dolorosa vigilia all’incontro, “di splendore in splendore”, nella ritrovata “beatitudine dell’amore per Te”.
Ci chiudiamo nelle nicchie impolverate di stanchezza con le nostre delusioni, assaggi di vita spezzata da qualcosa che continua a non darci pace, a lacerare un cuore già di per sé affaticato dalle corse inutili che portano all’inutile; è da lì che ci affacciamo incerti, provando ad inventare il nuovo amico, a disegnare un sole freddo, a scoprire una timida felicità che al primo colpo di vento ci riporta dentro, ancora più confusi, ma convinti di approdare al posto più sicuro (che non c’è).