46. La gioia di un bambino

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da qui

Uno degli insegnamenti più importanti che ricevetti da don Mario fu la necessità dell’obbedienza. Lui, così innovatore in tutti i campi, era sensibile ai principi della tradizione. Io e il sacerdote con cui collaboravo sapevamo bene che avrebbe sostenuto a spada tratta la fedeltà al celibato, senza che ciò togliesse nulla all’equilibrio emotivo ed affettivo delle relazioni: egli ne aveva incarnato l’ideale, ma non era così facile, e tanto meno per il prete di cui parlo. Era ricco di doni naturali, apprezzato ed ammirato, e non si sottraeva alle fatiche gravose del suo ministero pastorale. Su quel punto stentava, tuttavia.
Il Signore caldeggiava l’esigenza urgente di un’evoluzione, la guarigione da ferite rimaste sepolte nel profondo, e mai curate. Era, nello stesso tempo, una via per trascendere le nostre aspettative e i nostri desideri, aprendo prospettive imprevedibili.
Intuivamo sempre meglio quanto fosse impossibile raggiungere la meta con le nostre forze, e ciò ci disponeva ad accogliere l’azione della Grazia. Un’impresa avventurosa, perché eravamo entrambi testardi e insofferenti; ma anche innamorati di ciò che sopravanza l’orizzonte umano, e a questo anelavamo, innanzitutto.
C’era, tra noi, una spiccata complementarità: lui rappresentava ciò che potrebbe definirsi la “via positiva”: creatività, iniziativa ed energia vitale; io, invece, la “via negativa”, fatta di preghiera e distacco, d’ascesi e di rinuncia. Quest’ultima parola causava frequenti malintesi. In lui evocava rimozioni deleterie, ma non era quello che intendevo sostenere. La ritenevo una grazia necessaria per gestire con prudenza qualunque relazione senza nulla togliere alla bellezza degli incontri, anzi, accrescendola. Il desiderio di possesso, invece, rovinava tutto, ed era ciò da cui urgeva liberarsi.
Un cammino dall’eros all’agape, in fin dei conti. D’altra parte, come insegna il catechismo, le passioni, in se stesse, non sono né buone né cattive: emozioni e sentimenti sono all’origine tanto di vizi quanto di virtù.
Il percorso seguiva le classiche tappe del cammino nello Spirito: leggevamo insieme un manuale di spiritualità carmelitana, e quando confermava le scoperte che quasi ogni giorno facevamo, era fonte di soddisfazione e di stupore. Mi tornava alla mente un’espressione di don Mario nei momenti di maggiore contentezza, a mezza strada tra la felicità e la meraviglia, come la gioia trasparente e spontanea di un bambino.

11 pensieri su “46. La gioia di un bambino

  1. ema

    Dagli occhi di un bambino

    Dagli occhi di un bambino decollano gli aeroplani.
    Se chiudesse gli occhi cadrebbero.
    Solo la sua meraviglia li mantiene sospesi,
    la sua piccola mano li fa alzare,
    il suo cuore li muove e li allontana.
    Senza un bambino appiccicato ai vetri,
    alle alte ringhiere di una terrazza adulta,
    gli aeroporti morirebbero di orrore.
    Un bambino non potrà mai pronunciare
    la parola “aeronautica”.
    ma da lui dipenderà l’imitazione dell’uccello.
    Un bambino non saprà calcolare le distanze
    ma lui è la garanzia del ritorno.
    Ogni aeroporto deve avere un bambino
    appiccicato ai vetri,
    vicino agli altoparlanti, dovunque si annidi
    la paura.
    Grazie a lui causerà meno lacrime il rientro di tutti,
    soffrirà meno baci l’addio delle madri
    e le hostess potranno evitare avvisi insulsi.
    Un aeroplano nell’aria
    sono molti i bambini che guardano l’orizzonte.
     
    Alex Diaz Pimienta

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  2. gum

    Come li capisco!
    Difficile districarsi in un tale ginepraio.
    L’azione della Grazia è essenziale.
    Complementarietà o dicotomia?
    Una notevole escursione tra eros ed agape!
    La gioia trasparente e spontanea del bambino, la soluzione di tutto.

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  3. ema

    “La gioia trasparente e spontanea del bambino, la soluzione di tutto.”

    E’ vero anche se del bambino che e’ in noi non possiamo vantare solo la gioia e la trasparenza, dobbiamo accettarne tutti gli aspetti anche e sopratutto la delicatezza , la fragilita’. Purtroppo se vogliamo essere davvero come bambini dobbiamo saper correre il rischio che qualcuno ci ami cosi’ come siamo.

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  4. Clown: opinioni

    Condivido molto di questa pagina.
    Mi piace l’assunto per cui “le passioni, in se stesse, non sono né buone né cattive: emozioni e sentimenti sono all’origine tanto di vizi quanto di virtù” (ma siamo sicuri che nel catechismo si insegni proprio questo?).
    Mi piace la considerazione per cui per ogni cosa, qualsiasi cosa, possa esserci una “via positiva” e una “via negativa” e che, di conseguenza, in quest’ultima categoria possano anche rientrare preghiera e distacco, ascesi e rinuncia.
    Mi piace, soprattutto, scoprire che la necessità di un’evoluzione nella propria vita possa condurre (o ricondurre) alla felicità, meraviglia, gioia, trasparenza, spontaneità di un bambino.

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  5. F

    Non si arriva alla meta in un giorno, ci vuole una vita e soprattutto il fuoco, l’unzione dello Spirito Santo.
    Sembra sempre che il confine si sposti, in realtà Dio chiama ad un amore sempre più alto, ad un’unione sempre più intima in un desiderio sempre più acceso, se anche “alberi e pietre grondano desideri”.
    Non è una meta riservata a monaci favoriti dal silenzio e dal raccoglimento, la condizione del prete, nel terremoto dell’apostolato non sfugge a questa esigenza di santità e: Tu conosci, Amore, i miei interiori, rapidi sguardi, e quanto resta della “notte propizia al colloquio/ calmo con l’Iddio che mi ama”.

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  6. F

    Non mi meraviglia che vicino a tutto il grande lavoro di distacco e orientamento totale a Dio, si cerchi aiuto tra le pagine di un’alta spiritualità come quella carmelitana. Santa Teresa di Gesù traccia una via precisa ed iniquivocabile di perfezione attraverso l’orazione mentale, nel “La vita”, nel “Cammino di perfezione” e nel “Castello interiore” fino alle vette più alte della contemplazione.

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  7. F

    “LA GIOIA DI UN BAMBINO”

    Nulla ti turbi
    nulla ti spaventi
    tutto passa,
    Dio non si muta,
    con la pazienza
    tutto s’acquista,
    a chi Dio ha
    nulla manca,
    Dio solo basta.
    (S.Teresa d’Avila)

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  8. robysda

    Nel deserto della sterilità giornaliera in cui spesso siamo costretti ad orientarci per sopravvivere e dal quale altrettanto spesso difficilmente se ne esce, quando abbiamo la fortuna di trovare una bussola, oggi cosa assai rara, vogliamo accaparrarcela e non farcela sfuggire più, trovando in essa l’unica salvezza. Già, perché al giorno d’oggi trovare una bussola funzionante è alquanto impegnativo; se pensassimo poi di ripararne una, mettiamo pure in conto che ci potrebbe anche essere la possibilità di invertire i poli. il Punto di Riferimento è essenziale e negli spazi immensi è sempre molto facile smarrirsi: la bussola è vitale. Ma tutto questo non può giustificarne il suo furto. Lasciamo dunque che tutti ne possano usufruire; più avanti, sarà più facile, perdendoci ancora una volta, incontrare qualcuno che avrà trovato la stessa bussola, sarà lui, stavolta a poterci indicare la strada corretta.

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  9. agnese

    “Quando diciamo “credo in senso pieno” intendiamo: credo che ci sei, che quello che dici è vero, che quello che mi prospetti è buono; è bene quindi farlo, anche se non lo capisco, perché scoprirò che era bene, era vero, che dovevo farlo.”
    (don Mario Torregrossa- “Credo Amo Spero”)

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  10. agnese

    “Fede vuol dire credere e poi affidarsi. Il recupero della fede è obbedire a Dio. La prova della fede si supera credendo; non sciogliendo il dubbio alla maniera della dialetica o della logica, ma cancellando il rifiuto, magari con un atto di volontà. Bisogna decidere di credere e poi correre il rischio.”
    (don Mario Torregrossa – “Credo Amo Spero”)

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  11. pam

    “ciò che sopravanza l’orizzonte umano”

    Sì, bello “sedersi e mirare” oltre la siepe, sopravanzare l’orizzonte di uno sguardo individuale e contingente, guardare più in là, dove ogni sentimento trova la sua collocazione e il suo senso,
    “se sapessimo guardare la vita con gli occhi di Dio, vedremmo che nulla è profano nel mondo, ma che, al contrario, tutto ha parte nella costruzione del suo Regno”(Michel Quoist):
    la gioia, la malinconia -che intitola l’accompagnamento musicale del post – un sentimento spontaneo, uno un po’ imprudente, uno testardo, uno virtuoso..
    e dove, al tempo stesso, ognuno di questi acquisisce la sua “dimensione umana”, piccolo tassello chiamato a schiudersi in un Universo che ci meraviglia come bambini, ancora di più se lo si guarda insieme.

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