
Mappe per il mondo. Conversazione con Chandra Livia Candiani
di Giorgio Morale
Vorrei cominciare con un grazie, Chandra, per questo La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore: lo accolgo come uno di quei libri da portare con sé come i giovani che partivano per il fronte della Seconda Guerra Mondiale portavano nello zaino Ossi di seppia e che mostrano, a proposito delle opere dello spirito, come “le cose inutili a volte sono indispensabili” per la vita: come tu dicevi nell’epigrafe al tuo libro di ninnananne La nave di nebbia.
Mi piace un ‘libro da portare con sé’, più modestamente magari in tram verso il lavoro o verso casa, ma anche in vacanza o prima di dormire, sì. La poesia è pane, sfama e nutre il bisogno di quello che non si vede ma bussa in noi, e ci fa pulsanti e rivolti all’orizzonte. Grazie a te che leggi sempre con tanta premura e precisione la poesia.
“Una faccia spalancata / al cosmo” e “sto senza riparo / nel pieno / di un amore a raffica”: questi versi mi sembrano costituire una maturazione rispetto all’io che appare nelle tue precedenti raccolte e identificare la posizione del Poeta e dell’io quale emerge ne La bambina pugile, fatta di apertura, disponibilità, accoglienza, ma anche di coinvolgimento totale nel proprio mondo e nel proprio tempo. Ho l’impressione che tale posizione probabilmente non sarebbe stata possibile senza le ferite della vita di cui parlano le tue precedenti opere: un amore impossibile in Io con vestito leggero, le ferite dell’infanzia ne La porta, la morte della madre in Bevendo il tè con i morti. E tu come riassumeresti il percorso attraverso cui sei arrivata a tale posizione?
Sì è vero, è un altro io questo, e c’è anche una poesia che dice ‘io è tanti’ e conclude con ‘io è un abbraccio.’ (continua qui)

Cara Chandra in bocca al lupo per questo libro nuovo.
Non vedo l’ora di leggerlo.
L’ha ribloggato su poesiaoggi.