Franca Alaimo: Lettera al lupo

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Caro Lupo,

io ti ho incontrato molte volte ed ogni volta in modo diverso. La prima volta fu intorno ai quattro anni, quando mia madre mi raccontò la storia di Capuccetto rosso. Mangiavi gli uomini. Parlavi ingannando.
Da allora mi hai fatto compagnia per molte notti invernali di vento, quando il suo fruscio mi sembrava l’artigliare delle tue zampe contro le imposte di legno della mia stanza da letto. Io non volevo essere mangiata e così mi coprivo anche la faccia con la coperta di lana e cercavo quasi di non respirare, per non farti capire che esistevo.

Crescendo, finalmente, ho conosciuto un tuo simile capace di convertirsi al bene grazie alle parole di un santo, quel fraticello d’Assisi, che parlava anche con gli uccelli. Frequentavo la quinta e chiesi alla maestra quali parole avesse detto Francesco a quel lupo per renderlo così docile, ma non mi seppe rispondere. Comunque io invidiavo il santo e mi sforzai per un po’ di essere molto buona, ma, ogni volta che parlavo alle piante e agli uccelli, non mi capivano affatto. Così pensai che essere santi è troppo difficile.
All’età di quindici-sedici anni incontrai una donna che aveva il tuo nome: era Virginia Woolf. Tu mi dirai: ma che c’entra una scrittrice con me? Ma sì: noi uomini siamo soliti dire: in nomine omen. Infatti Virginia fu un lupo per l’audacia e la fierezza del suo temperamento, la libertà della sua scrittura, l’amore per la solitudine: la letteratura divenne con lei un campo immacolato di neve dove le sue parole s’impressero profondamente come il disegno inconfondibile delle tue zampe. La sua voce faceva paura, come la tua.
Adesso che sempre più raramente l’uomo t’incontra, sei diventato per me un mito, una figura emblematica in cui si è capovolto quel rapporto con l’uomo che mi era stato trasmesso quando ero una bambina. Rappresenti per me la libertà indomabile, l’intelligenza, ed anche la solitudine a cui sempre più sono relegate queste qualità che rappresenti. Sei anche quella parte di me che non sa più piangere, ma ulula. Il lupo cattivo di Cappuccetto rosso non esiste più. Ti ha sostituito l’uomo.
Franca

2 pensieri su “Franca Alaimo: Lettera al lupo

  1. Elisabetta Bordieri

    “la libertà indomabile, l’intelligenza, ed anche la solitudine a cui sempre più sono relegate queste qualità”
    …da scolpire nel cuore di chi non lo sa!

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  2. franco

    Il mio è sempre stato l’ uomo invece. Dai tempi in cui mi coprivo anche la faccia. Ma ti trova sempre. L’ uomo.. il lupo neanche ti cerca

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