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da qui
Più il cammino procedeva, più m’accorgevo del divario tra l’amore umano e l’amore divino.
Non nel senso di una spaccatura – chi ama è la persona intera -, ma nel modo in cui l’amore prende forma.
Approfondendo il tema, m’imbattei in un articolo avvincente, che decisi di inviargli. L’autore citava Bonhoeffer, il teologo tedesco: una pagina tratta dal suo libro La vita comune , in cui si distingue acutamente tra amore psichico e spirituale. Il primo sarebbe fondato sulla ricerca di gratificazioni, la pretesa di legare a sé, di conquistare e primeggiare nel cuore dell’amato, distorcendo così la verità. E’ un amore che brama la fusione, non accetta il rifiuto, disconosce il criterio del servizio, anzi, nasconde i bisogni, esibendo un’apparenza di altruismo. E’ una smania di comunione psichica, delirio di possesso dell’intimità dell’altro. L’amore spirituale si sprigiona dall’amore di Cristo, cerca il bene alla luce del vero, anche se fosse a suo discapito. Il primo tipo è piuttosto naturale: chi può dire di non averlo conosciuto? Il secondo richiede la Grazia e il desiderio di aderirvi. Un passaggio del genere dovrebbe avvenire in ogni sorta di rapporto; nel caso di persone consacrate diventa un’esigenza imprescindibile.
Ecco perché le donne che non mirano a sedurre sessualmente, ma assecondano il bisogno di un’unione psichica, aiutando, compiacendo, ma col fine di legare il sacerdote a sé, agiscono spinte da egoismo, approfittando della sua fragilità affettiva.
Mi dilungo sui dettagli perché sapere quale sia la verità è essenziale per coloro che vivono vicino ai sacerdoti, con l’intento di offrire un sostegno e un’amicizia. E’ decisivo comprendere dinamiche che possono crearsi ogni momento, per evitare conseguenze rovinose. Chi persevera in tali atteggiamenti dà libero sfogo all’egoismo, a danno di colui che dichiara di amare, e di se stesso, perché il male, in un modo o nell’altro, non può che fare male.

Ormai manca poco, la Grazia di Dio sta per manifestarsi ed il bene non potra’ che fare bene.
* VENERDI’ SANTO
Crocefissione: “per stillicidia emittere animam”
“Non ha bellezza nè attrattiva tanto è sfigurato”
il “più bello dei figli dell’uomo”.
Amore, crocefisso, ha lasciato la vita goccia a goccia.
“..l’altro vuol essere amato per come è, vale a dire come uno a vantaggio del quale Cristo si è fatto uomo, è morto ed è risorto, ha conseguito la remissione dei peccati e ha preparato una vita eterna. “ (Dietrich Bonhoeffer, La vita comune).
Penso sia decisivo, per tutti noi, donne e uomini, lasciarci trasfigurare dal Bene, anche a costo di provare il dolore dei chiodi.
LE FORME DELL’AMORE
Unico l’Amore, molteplice il suo svelarsi, mai finisce di farsi accanto:
è “il lusso divino dell’umiltà”.
SABATO SANTO
Signore Gesù, Amore, Uomo celeste, Eternità ingoiata dalla morte.
L’umanità piange la perdita del suo unico figlio.
Rabbunì, Maestro mio, fatti trovare nel giardino del mio desiderio.
Per un sacerdote non si può che avere affetto ma soprattutto riconoscenza perché deve aiutarci asalire verso Dio
L’ha ribloggato su andantemossa.
Mi è venuta in mente l’immagine dell’albero in Gn, quell’albero attraente ma che segna il limite, il nostro confine di fronte all’inconoscibile, quel “malgrado ogni buono sforzo” che ci ricorda la nostra umanità, piccola, insufficiente, bisognosa. E penso a quanto mistero ci possa avvolgere, e cullare, e condurre nella vita, piena, ricolma della mano del Padre, che ci conduce e sostiene su sentieri incomprensibili, di sofferenza, nel mistero della croce, o che si apre su vallate di amore, grande e profondo.