Il corriere e l’editore (storia vera di uno scempio libresco) di Nicola Vacca

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In questa bassa Italietta letteraria il libro è finito anche perché gli editori scelgono i corrieri sbagliati.
Quella che vi racconterò è la storia di un omicidio libresco: un tipografo che si crede editore e manda i libri in giro con un corriere sbarazzino che li consegna al destinatario già pronti per il macero.
Ma la cosa bella è che questo tipografo travestito da editore è talmente presuntuoso che non ha nemmeno rimediato al disservizio con la persona interessata. Sì, cari lettori, è capitato a me che faccio di mestiere il critico letterario e a volte amo i libri più della stessa mia vita e li leggo e ne scrivo con il massimo e sacro rispetto.

Tutto è iniziato in una tarda mattinata di fine primavera. Ero alla mia scrivania già al lavoro, quando bussano alla porta. Eccolo il corriere che come sempre e quasi ogni giorno mi consegna i plichi libreschi. E devo dire che è continuamente una festa quando nella mia casa arrivano libri nuovi. Lo ammetto sono davvero malato e sempre avido di pagine da sfogliare e da leggere. E soprattutto mi piace avere cura dei libri.
Ero pronto a tuffarmi nella nuova avventura quotidiana con il libro. Con stupore bambino mi avvicino al nuovo arrivo ben sigillato. Sì ero pronto già a togliere l’involucro. Procedo avido e curioso.
Quando ho aperto il plico non pensavo di trovare un libro in agonia, stuprato e torturato. Ho rivolto lo sguardo alla mia libreria e mi si è stretto il cuore. In quel momento ho lamentato la mancanza di una specie di telefono azzurro per i libri. Il corriere e l’editore meritavano certo una lezione.
Davanti a questo scempio mi sono davvero sentito male. Ho pensato che qualcuno aveva da dato l’ordine di costruire un tempo di uccidere per i libri. E il primo omicidio si era appena consumato sotto i miei occhi.
Non potevo restare impotente davanti a questa barbarie: il corriere e l’editore certo non ne escono bene da questa storia che vede il libro ferito a morte sotto i tiri mancini di una mancanza totale di professionalità.
Ho preso subito le difese del libro maltrattato e ho scritto all’editore ( che poi in effetti si è comportato come un tipografo). “Ovviamente cercheremo rimedio”, questa è stata la risposta sibillina. Ovviamente da parte loro nemmeno un pallido tentativo di scusarsi perché hanno la presunzione di avere cura e di amare i libri che stampano.
A oggi il rimedio non è arrivato. Mi sono ritrovato in casa un libro cadavere e ho dovuto pure organizzare a mie spese il suo funerale. Sto pensando seriamente di mandare la fattura al corriere e all’editore.
Il minimo che potevo fare è dare una degna sepoltura a questo povero libro che è giunto morto sulla mia scrivania.
Non avrei mai pensato che un giorno mi sarei trovato in una situazione del genere. Organizzare le esequie di un libro. Accompagnare nell’eternità un corpo e un’anima fatti di pagine.
I libri si stampano per essere letti. È la prima volta che ho a che fare con un libro nato già morto.
E un libro morto non si può leggere, nemmeno sfogliare. In questo caso il corriere e l’editore gli hanno violentato l’anima, lo hanno ucciso prima ancora che le sue pagine arrivassero al cuore e alla mente del lettore che le aspettava per sfogliarle con cura e rispetto.
Adesso non voglio più annoiarvi. La storia del corriere e l’editore che hanno assassinato un libro finisce qui. Non è il caso di aggiungere altro. Mi auguro per il grande amore che nutro per i libri che questo crimine non resti impunito. Non pensavo nella mia vita che un giorno avrei fatto il funerale a un libro.
Kafkianamente è accaduto. A differenza del corriere e dell’editore continuerò ad amare i libri e a coccolarli con tutto l’amore che posso. Anche se penso che assisterò ancora a molti funerali.

Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. È redattore della rivista Satisfiction
Svolge, inoltre, un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea. Ha pubblicato: Nel bene e nel male (Schena,1994), Frutto della passione (Manni, 2000), La grazia di un pensiero (prefazione di Paolo Ruffilli, Pellicani, 2002), Serena musica segreta (Manni, 2003), Civiltà delle anime (Book editore, 2004), Incursioni nell’apparenza (prefazione di Sergio Zavoli, Manni, 2006), Ti ho dato tutte le stagioni (prefazione di Antonio Debenedetti, Manni,2007) Frecce e pugnali (prefazione di Giordano Bruno Guerri, Edizioni Il Foglio, 2008) Esperienza degli affanni (Edizioni il Foglio, 2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (Edizioni Il Foglio, 2010), Serena felicità nell’istante (prefazione di Paolo Ruffilli, Edizioni Il Foglio, 2010), Almeno un grammo di salvezza (Edizioni Il Foglio, 2011), Mattanza dell’incanto (Marco Saya edizioni, 2013).

17 pensieri su “Il corriere e l’editore (storia vera di uno scempio libresco) di Nicola Vacca

  1. Giorgina Busca Gernetti

    Anche per me è una sofferenza pensare all’assassinio di un libro. Mi spiace per la bruttissima esperienza, molto più grave per chi ama profondamente i libri e ne ha cura come di un fiore delicato. A parte ciò, lo scritto è molto bello.
    Giorgina Busca Gernetti

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  2. Susy Rame

    No ho parole che possano giustificare la sepoltura di un libro, chi scrive ci mette cuore mente e anima. Amo i libri e l’odore della carta. Farei pagare il danno e tutte le conseguenze ad Editore corriere compreso! Si sa le cause civili durano anni, salvo essere presi in considerazioni da una giustizia latitante e lenta. Una brutta esperienza che non ha prezzo.

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  3. Giulia Basile

    Dalla parte del libro: essere ucciso violentemente, durante il viaggio verso un innamorato come Nicola, per un libro è meglio che morire di polvere e umidità in una libreria o su un anonimo scaffale di biblioteca, su una bancarella esposta alle intemperie o in un buio deposito, in una lenta agonia, nell’attesa di un lettore che lo guardi che lo tocchi che lo porti con sè che lo accarezzi … pur se per brevi istanti…

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  4. riccardo ferrazzi

    Perfino peggio è quando l’editore (sedicente tale) non manda neanche le copie ai critici, e pretende che la promozione la faccia l’autore, con mezzi propri… succede anche questo!

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  5. alessandro zannoni

    ho sofferto e mi sono angustiato per l’accaduto, e stasera insieme alla famiglia faremo un minuto di silenzio per questa vittima. meno male che c’è gente come voi, guardiani dei libri e del sapere, pronti a difendere e a opporsi a queste barbarie. sono più tranquillo.
    ribloggate, ritwittate, rimbalzate questo scritto alceste scritto da una persona che tutti dovrebbero avere come amico.

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  6. Paolo Cocchi

    Mah, Nicola, questo pezzo mi sembra abbastanza “infantile”. Certamente apprezzo il tuo amore per i libri, ma una massima cinese recita: “ogni eccesso è una mancanza, ogni mancanza è un eccesso”. Mai esagerare nelle cose, sopratutto se non si ha qualcosa di più importante da raccontare. Infondo, sia il corriere o editore/tipografo, ti dovevano una copia integra senza aggravio di costi. Ricorda che al mondo non ci sono solo i libri, il mondo è popolato da tutti e ognuno ha la propria funzione. Potevi anche prendere l’auto e andarlo a ritirare per conto tuo (con aggravio di costi ben maggiore di un funerale di un libro, che essendo riciclabile non produce nessun costo, semmai ricevi un importo dalla società che lo smaltisce). Sai, l’ingegneria, scienza che nasce con l’invenzione della ruota, non è esente da errori proprio come nel mondo degli scrittori (che a volte scrivono degli strafalcioni), considera che un corriere (il sistema e dunque la sua qualità) è sviluppato da ingegneri.

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