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da qui
I momenti di grande amarezza non mancavano, quando tutto il dolore accumulato sembrava riversarsi in un colloquio, in una frase, in un tono magari equivocato, o nello sfogo in cui si rinfacciava tutto quello che si era dovuto sopportare. In quei frangenti, riemergevano potenti le paure incrociate, lo spettro di nuovi fallimenti ed abbandoni, come se tutte le rassicurazioni che venivano dall’alto si polverizzassero in un attimo, perdessero a un tratto consistenza, non fossero più degne di fede. Già, era questa la parola che avrebbe dovuto orientarci e sostenerci: la fede nuda di Abramo che Kierkegaard, in Timore e tremore, aveva evocato così magistralmente. Nel punto di rottura, quando tutto il Progetto rischiava di saltare, toccava a uno dei due effettuare le manovre complesse di riavvicinamento. Spettava a chi aveva più amore resistere agli assalti del maligno, che già prevedeva di mandare tutto all’aria. Era il segreto che avrebbe salvato gli eletti nella conflagrazione planetaria: il nesso con il Tutto, l’amore che ricuce, la carità che guarisce le ferite, che guarda con gli occhi di Cristo dalla croce, raccoglie le parole di perdono, si lascia squarciare il costato perché ne esca un sacramento di pace e di unità. Erano quelli i momenti in cui si comprendeva chi davvero credesse nelle promesse fatte dal Signore dai tempi del biglietto rosa, quando il sogno sbocciava tra le spine e i cardi degli assalti tenaci del demonio, l’incidente automobilistico di lei, le parole che non potevano più uscire, la tensione che sembrava bloccare sul nascere un’energia capace di cambiare il mondo. Ma era proprio il gesto generoso di riconciliazione a dimostrare che eravamo cambiati veramente, che Gesù aveva ben riposto le speranze di un cosmo rinnovato dal suo Spirito Santo.

LA FEDE DI ABRAMO
Questa è la storia di un’anima e del suo perfezionamento interiore nella mozione dello Spirito, cesello del cuore, “Amore che ricuce, carità che guarisce le ferite”,”sogno sbocciato tra le spine” nel corso e ricorso di un’ascesi in una spirale sempre più alta, e mentre si è nell’ eterno congiungimento con la miseria come nell’estrema tua dolcezza, Tu, Signore “susciti il volere e l’operare” compimento all’ incompiutezza, Verbo “che canti le tue lodi al Padre, il tuo canto mi ammaestri”, Tu, abitatore del firmamento trinitario, ti fai nel cuore chiarità alla tenebra, c’è sempre tempo per l’antico germoglio, invaso dallo Spirito, dispiegarsi in meridiane celesti.
Tu, Amore sei “il mio sacramento di pace e di unità”.
“Che rapporto c’è tra solido e liquido, tra l’umido delle zolle mattutine e la massa azzurra dell’acqua?
– …
Cosa divide la consistenza dei campi dall’onda morbida del lago?
– ..,
Qual è il segreto racchiuso in ciò che è duro e in ciò che è malleabile?
– ..,
Che senso si nasconde nel vuoto del cielo, nella leggerezza inconcepibile dell’aria?
– …
Che messaggio lanciano le nuvole, con la loro apparente indifferenza?
– ..,
E i monti, in fondo, quale argine vogliono evocare?
– ..,
E il filo d’erba, come può accontentarsi di sparire nel giardino?
– ..,
La cupola grigia termina sulla linea curva dell’orizzonte azzurro, solido e liquido si toccano, così lontani, così vicini, nello stesso istante.”
F. Centofanti
Riconciliazione
La passione è soffrire. Chi ti potrà placare,
tu che troppo hai perduto, cuore oppresso?
Dove sono le ore, in un baleno dileguate?
Invano avesti in sorte il dono più bello.
Lo spirito è rubato, confusi gli intenti;
il mondo sublime come sfugge ai sensi!
Una musica su ali d’angelo ecco librarsi,
sono infinite le note che intreccia,
per penetrare nell’intimo gli umani,
in modo che trabocchino di bellezza eterna:
l’occhio si vela, sente nell’anelito più alto
il pregio divino delle note e del pianto.
E così il cuore, più sereno, avverte in un attimo
che ancora vive e batte e vuole battere,
per offrire se stesso con un atto spontaneo
di pura gratitudine per il dono senza uguali.
Ed ecco si sentì- in eterno possa restare –
la duplice felicità delle note e dell’amore.
Johann Wolfgang Goethe
Vero è che ci sono i momenti che uno si massacra con pensieri negativi tipo: tutto va male, sono fallito, non vale fare più niente, etc. Però che senso ha? Non si migliora la giornata, anzi uno sta ancora di peggio.
Quando cadi, ti alzi, pulisci le ginocchie e vai avanti, al limite stai più attento. Non ha senso dopo la caduta rimanere sdraiato per terra piangendo. Non ha senso massacrarsi con pensieri negativi.
Seguire la Parola di Dio, affrontare le difficoltà, spesso andare controcorrente, a volte proseguire assurdità (secondo noi), soffrire e essere felici, a volte non capire niente di questo che ci capita nella vita, ma comunque proseguire la strada che ti indica lo Spirito, il Vangelo, e alla fine scopri che hai vinto tanto, perché Dio ti aiutato atraversare palude per arrivare alla terra promessa.
http://youtu.be/UP590GHjAUE