Un normalissimo ebreo, di Charles Lewinsky

un normalissimo ebreo
di Guido Michelone

A pochi mesi dalla traduzione per Einaudi di Un regalo del Fuhrer, geniale opera a mezzo tra romanzo e biografia, consacrata alla tragica esperienza del cantante/attore Kurt Gerron, ebreo berlinese morto nel lager di Theresienstadt dopo svariate peripezie, lo scrittore svizzero sessantottenne Charles Lewinsky ha un nuovo libro pubblicato in Italia, un monologo teatrale che risale al 2003, dal titolo originale Ein ganz gewohnlicher Jude, che nella nostra lingua diventa Un normalissimo ebreo:
e come La fortuna dei Mejer (2007), potente saga famigliare sul giudaesimo elvetico, l’autore zurighese ribadisce la centralità del tema socio-religioso, che percorre quasi l’opera omnia in un connubio arte/vita, quasi imprescindibile, come si evince anche dal comportamento del protagonista, ‘normalissimo ebreo’. Al giornalista ebreo Emanuel Golbard viene chiesto di tenere una conferenza agli studenti di un liceo di Amburgo sul tema dell’ebraismo; ma la vicenda si snoda quasi tutta all’interno dell’appartamento del personaggio che, tra dittafono e macchina da scrivere, tenta più volte di motivare il rifiuto a parlare ai ragazzi, tirando in causa problemi riguardanti il prosemitismo e l’antisemitismo, non senza riflessi sulla questione di Israele e il governo di Sharon, arrivando persino a ricordare il vissuto personale, dalla storia dei genitori al rapporto con la moglie e il figlio, sempre all’insegna di un fragilissimo equilibrio tra una condizione religiosa che diventa politica a contatto con una Germania via via atea, cristiana, agnostica, cattolica. L’happy end aperto ed enigmatico resta insvelabile e tutto da meditare, anche alla luce dei recenti avvenimenti nella striscia di Gaza, che reiterano, da oltre mezzo secolo, il conflitto tra Palestinesi ed Israeliani: a questo proposito Lewinsky, come undici anni prima, non emette giudizi e non prende posizioni se non contro le scelte di governi reazionari. Il monologo dello scrittore va letto e riletto, per cogliervi acute osservazioni – con piglio socio-antropologico – non solo sull’essere ebreo nella Germania d’oggi, ma più in generale su Shoa, diaspora e razzismo, di cui l’umanità paga ancora le pesanti conseguenze.

Cfr.: Charles Lewinsky, Un normalissimo ebreo, Edizioni Abendstern, 2014.

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