Nella Culla della Civiltà

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Due notizie, uscite negli ultimi giorni, che sembrano restituire meglio di tante statistiche la distanza che ancora ci separa dal Paese che vorremmo e che potremmo essere.
Da una parte l’orsa Daniza, uccisa per via di un dosaggio eccessivo di anestesia dovuto al tentativo di catturarla (per farne che?) dopo che aveva aggredito un cercatore di funghi diverse settimane fa: l’orsa in questione, adottando un comportamento perfettamente in linea con la natura che la contraddistingue, aveva inseguito e ferito il fungaiolo che si era avvicinato troppo (involontariamente, va detto) ai suoi due cuccioli.
L’altra notizia ha a che vedere con l’attacco mortale da parte di uno squalo bianco ai danni di un surfista di circa 50 anni a Byron Bay, nella Sunshine Coast australiana. La vittima si trovava a pochi metri di distanza dalla popolare spiaggia a nord di Sydney e malgrado l’intervento di un coraggioso bagnante (che rischiando la propria vita ha raggiunto il surfista a nuoto e l’ha trascinato fuori dall’acqua) è deceduta prima di raggiungere la riva. Una volta individuato dai bagnini e dalla guardia costiera, lo squalo è stato spinto nuovamente verso il largo con l’utilizzo di un elicottero e di alcuni jet ski: il grande squalo bianco è una specie protetta e la sua uccisione non è autorizzata.
Il resto è realtà. Legge della natura.
Le due notizie, messe l’una di fianco all’altra, si commentano da sole. Lo strascico di polemiche seguito al ferimento del cercatore di funghi, con conseguente campagna da una parte a interrompere il ripopolamento dei nostri boschi e dall’altra a sostenerne le ragioni (insieme alla difesa della vita di Daniza che, inspiegabilmente, è apparsa fin da subito in pericolo) ha avuto il tragico e inspiegabile epilogo che tutti temevano: l’orsa è stata uccisa, del futuro dei suoi due cuccioli poco o nulla si sa, il fungaiolo si sta rimettendo e nessuno si è preoccupato di avvertire gli altri orsi presenti nei nostri boschi che venire reintrodotti nel proprio territorio è una cosa, comportarsi secondo la propria natura è un’altra. In fin dei conti, diciamo o no d’essere la culla della Civiltà?

3 pensieri su “Nella Culla della Civiltà

  1. passannante51

    Sono d’accordo con quello che dici; per quanto mi riguarda è l’Italia del passato il mio paese natale: per il resto mi considero svizzero. Quelle che tu hai citato sono le più recenti notizie dei danni che questo stato reca alla natura, tuttavia non vanno dimenticate le discariche abusive, il riciclaggio di rifiuti tossici e chissà cos’altro: è il menefreghismo di chi pensa sempre di essere più furbo e si interessa solo dei danni personali. Sarò cinico, ma è lo stesso comportamento di coloro che hanno spinto all’esilio un gigante come Dante o che hanno relegato in manicomio il genio poetico del Tasso.
    Buona giornata.

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