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da qui
Il dialogo, in quei giorni, verteva sull’amore di Dio e sul dolore necessario per accoglierlo: saremmo riusciti a conciliare i due poli del Progetto?
Lei affermava con certezza d’aver ricevuto una chiamata a offrire la sua vita. Nei primi due anni del cammino aveva affrontato, di fatto, traversie e disagi d’ogni genere. Le tornò in mente quando, leggendo in una messa, non aveva potuto continuare a causa di una crisi di pianto: il Signore le aveva rivelato un futuro di lotte e sacrifici, un orizzonte cupo, da cui s’era sentita sopraffatta. Io ricordavo le promesse che Dio avrebbe certo mantenuto, così come stava realizzando, passo dopo passo, altre tappe importanti del percorso. Non c’era ragione di pensare che il suo amore di predilezione avrebbe contraddetto i nostri desideri più profondi. Le dissi che spesso le paure ci fanno proiettare sulla storia le ombre che si agitano dentro. Mi parve d’averla convinta; ero persuaso che Dio ci stesse trasformando, che plasmasse soprattutto gli aspetti più inerenti alla buona riuscita del Progetto; era un modo per portare alla coscienza il fondamento della nostra impresa: l’amore del Signore, la sua volontà di favorirci, di renderci felici, di trasmettere a tutti il senso di una cura provvidente rivolta ad ogni essere. Avremmo dovuto smantellare i residui della vecchia umanità, l’idea che in Lui potesse esistere qualcosa che non fosse una pura e gratuita donazione. La chiamata serviva a liberare il campo da ogni retaggio pseudo-religioso, in nome di una fede capace di affidarsi al nuovo.

“in nome di una fede capace di affidarsi al nuovo.”
Sono qui Signore, aiutami ad affidarmi al nuovo, perché in questo momento è tanto difficile e mi rimani sempre e solo TU.
ernestina.
Il sentore di un’autentica chiamata credo sia la gioia che scaturisce dalla certezza di essere felice a vita.
” Io non voglio…
…che si canti come pena di Dio,
né come esaltazione di un palo
che appartiene solo ai Romani.
Il supplizio della croce non è un dolore vero,
ma è una verità,
e questa verità trapela solo attraverso il legno.
Il legno è poroso, è un canto.
E io su questo legno ho scritto i Vangeli.
La croce è scrittura,
l’urlo della croce non è altro
che un’invocazione assoluta dei cieli.”
( da Cantico dei Vangeli)
“Con l’esame di coscienza ogni uomo è posto dinanzi alla verità della propria vita. Egli scopre, in questa maniera, le distanza che separa le sue azioni dall’ideale che si è prefisso.”
Giovanni Paolo II
per me è una luce, la Luce, che ci permea in ogni nostra fibra e cellula, che ci fa riconoscere come raggi della sua Essenza.
“L’amore di Dio e il dolore necessario per accoglierlo” perchè è come raccogliere l’impensabile profondità del mistero nascosto da secoli in Dio, Gesù il Cristo:”Amore inerme, fedele, gratuito e misericordioso del Padre per le sue creature”. (Cantalamessa) Amore e morte: “fessura sull’infinito/ il costato aperto di Cristo”, in ogni tempo cantato questo poema di Dio: frutto dolce dell’albero e il giorno dopo il sabato, nel giardino e nel cuore dell’uomo fino alla consumazione dei secoli con la sua invasione d’amore in un necessario olocausto, perchè Dio, mirabile Amore, sopraffà e dilaga: Luce da Luce, impossibile d’ abbracciare senza esserne feriti.
“Alla fine tutto sarà bene, e ogni specie di cose sarà bene”. (Giuliana di Norwich)