“Poesia” di Juan Gelman
Giovedì passato nell’atmosfera amichevole
della tua conversazione. Sulla tovaglia,
i dolci piatti, il coltello all’erta,
la voglia di mangiare.
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La voglia pure di parlare un poco,
di tutto, di qualunque cosa, di niente.
Di piangere tagliando la cipolla
e di ridere giusto nel cucchiaio.
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Le tue mani esperte, tiepide di verdura,
ed il grembiule che sempre si rovina
proprio lì, però che rabbia! Di nuovo
hanno aumentato il pane, eh? Che problema!
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Che problema, moglie mia, che problema,
toccare l’aria di questo giovedì pulito!
Guardarsi il petto scandalo di vita!
Sentire nel suo ventre il figlio come cresce!
E il resto, lo aggiusteremo poco a poco.
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(da Giovani poeti sudamericani, Einaudi, 1972)
“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

Avevo sintetizzato l’impressione suscitata in me dalla poesia di Juan. Aggiungo: “bravo Juan che hai saputo incrociare l’umiltà del quotidiano con le immagini della poesia, innalzando la più banale realtà al livello degli occhi dei poeti. Buona continuazione”. Carla Spinella