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da qui
Ci mancava l’omicidio in diretta.
La chiamano civiltà dell’immagine: le parole non servono più. L’informatica utilizza le icone; televisione, cinema, computer, esaltano i colori e le forme, per cui l’audio ha una funzione relativa. Ormai tutti cercano l’immagine: forte, d’impatto. Se possibile, una rissa, un nudo, qualcosa che sorprenda, che colga di sprovvista, che turbi o imbarazzi. L’apice di questa civiltà lo abbiamo visto in Virginia, a Smith Mountain Lake, dove un uomo ha deciso di chiudere i conti con l’antagonista in diretta tv: trasformando l’immagine di Dio, l’Adam, il progetto di verità, bontà e bellezza, nell’immagine di satana, un misto spaventoso di violenza, d’odio, di morte. Un’immagine usa e getta, destinata al nulla, come sempre ciò che nasce dal male. Le parole non servono più. In ogni caso, non ci sono parole.

Difficile commentare la pazzia. È vero non ci sono parole ma è’ doveroso trovarle, riflettere, combattere l’abisso di vuoto.
La civiltà dell’immagine ha dimenticato la sacralità della persona, le sue divine origini.
Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni.
(Martin Luther King)
Ogni giorno ascoltiamo e vediamo immagini di violenza, omicidi e suicidi, siamo quasi abituati.
Ma bambino, nuova generazione, come può crescere sano psichicamente quando intorno c’è questa aggressività?!