Da tempo anche la poesia è vicina ad una lingua che rispetti le differenze di genere e l’eguaglianza fra i sessi. Insomma un uso del linguaggio non sessita, raccomandato anche nella funzione pubblica, e ricordato spesso da scrittori ed intellettuali soprattutto donne. Allora va bene chiamare la poetessa POETA con plurale POETE ma a questo punto chiamiamo il poeta maschio POETESSO con plurale POETESSI. Cosa che per altro faccio già chiamando sul palco dello slam i concorrenti: “poete e poetessi, sono pregati di avvicinarsi al microfono…” Giacché anche noi vogliamo l’onor lessicale dell’altra metà del mondo e lo scambio potrebbe esser equo e solidale anche nelle parole.
Ovviamente si tratta di una soluzione sospesa fra realtà ed ironia la qui presente, ma a mio avviso con le questioni di genere stiamo davvero esagerando, più si insiste più si rivela che il vero problema delle donne, quello sociale economico e lavorativo in Italia, rimane insoluto. Anzi sembra che la battaglia tutta formalistica sia proprio un modo per non volerlo neanche risolvere.
POETE E POETESSI dunque per divertirci oppure semplicemente POETI tutti con un plurale da considerarsi neutro. Che almeno in poesia sarebbe meglio non andarci a far questioni su cosa abbiamo nelle mutande fin da piccoli.
Max Ponte

ahhah ahha hahah hah (e non dico altro, perchè mi son sepolta da sola)
A me interessa la sostanza, lo spessore della poesia non mi definiusco mai “poeta” ; forse ho scarsa consapevolezza oppure avverto i miei limiti. Comunque, si parli , si parli dei poeti e della poesia! Un caro saluto. Marisa
Poetette, come dice la Vera Bonaccini! ?