“Quo vado” senza Thomas Moore?
Perché ci piace Checco Zalone? Qualcuno potrebbe arrivare a scomodare Lutero e la Riforma protestante. E’ vecchia la tesi che gli italiani sono italiani, cioè in fondo tutti “meridionali”, a causa della mancata riforma protestante. I popoli del Nord, che l’hanno conosciuta, devono ad essa serietà, onestà ed efficienza. Come ha saputo magistralmente analizzare Max Weber in Etica protestante del capitalismo. La ragione sta nella giustificazione della nostra salvezza: la grazia per i protestanti, di cui le realizzazioni mondane sono rivelazione e misura.
Temo che questa “lezioncina” la leggeremo e sentiremo spesso nel corso di quest’anno in cui si celebrano i cinquecento anni dall’affissione delle 95 tesi sul portone della chiesa del castello di Wittenberg. Un po’ assolutoria, eppure essa è in parte fondata. Per comprenderlo dovete rivedere Il pranzo di Babette, film del danese Gabriel Axel. Due sorelle, figlie di un pastore protestante, Philippa (come Filippo Melantone) e Martina (come Lutero) godranno della generosità creativa della governante francese, Babette Hersant, sfuggita dalla fine della Comune parigina. Babette dedicherà un sontuoso pranzo alla memoria del loro padre defunto a dimostrazione che “rettitudine e felicità” grazie al cibo si possono baciare.
Eppure, come tutte le “lezioncine” porta al suo interno un principio di contraddizione. Basta infatti confrontare Lutero e Thomas More. Autore di un’Utopia, martirizzato per essere rimasto fedele alla sua religione, il cancelliere di Enrico VIII, incarna, lui cattolico, il modello culturale del “protestante”. Karol Wojtyla lo ha reso santo protettore dei politici. Per me resta principalmente l’autore di una Preghiera del buonumore. Insomma, è un intellettuale e un santo che ci riscatta da Ceccho Zalone. “Dammi o Signore, una buona digestione/ ed anche qualcosa da digerire”.

L’ha ribloggato su -Velvet marmelade.e ha commentato:
Da leggere!
(di http://www.lapoesiaelospirito.it/)