
Immobile bianca eternità attende, là ove, anno per anno, entro di sé, mutò volto
e sostanza,
mille mani protese in un abbraccio di acqua,
immense meduse dai filamenti urticanti aspettano che la mancanza d’immenso
lavi i loro occhi come lillà che si schiudono: mancanza sofferta, sofferenza
accettata, sguardo d’incendio, là ove la trasparenza spacca il cuore in un grido
che apre all’amore.
E volano ovunque quegli occhi che ormai sono tutto e nessuno: cielo d’acciaio
che non finge,
hanno finito di soffrire per guarire, hanno finito di pensare per sapere, hanno per-
duto per sempre la voglia di vincere perché hanno vinto la voglia, e senza più
nemmeno volerlo sono morti alla morte. E senza più nemmeno volerlo sono nati
alla vita,
nel luogo in cui stiamo tornando
là ove la luce di sempre nacque a se stessa
là ove giungeranno coloro che sanno;
quando saranno divenuti di nuovo
indivisi
mirando
nel suo specchio
la vita,
là ove con il vino spartiremo il pane:
il pane, la memoria e la casa.
***
Dalla raccolta poetica inedita Il giardino dell’attesa
