
Si può guardare in giù, come una volta,
giurare che mai più, che in quella morta
gora non torneremmo in nessun caso.
Convincersi che l’altro è l’emozione
giusta, non la paura di rischiare:
questo ti chiede l’Ora, che ci porta.
Mi guardi da un pianeta desolato
che solamente all’alba rassicura.

“Mentre noi corravam la morta gora”, l’alba ci veniva inconto, per salvarci.
Il tramonto è la preparazione all’esordio dell’alba. Nella notte una rete di stelle, angeli, pronti a dire e dare piccole verità, fino a raggiungere l’Ora, che man mano si affaccia, discreta e potente, e sempre più diventa riferimento necessario per affrontare il giorno nuovo.
E quando leggi di amore, incontro, essere, altro, o ascolti il silenzio di un vecchio che ti dice tutto con i suoi occhi stanchi, allora sai che “tutto” è soltanto l’Ora , quella appena letta o vissuta.
Freddo e caldo allo stesso tempo, brividi danteschi nel girone del non essere guardando all’Empireo della vita nuova.
“amor di vero ben, pien di letizia”.
La poesia è bella e intrigante e dimostra, oltre che una intensa emozione, una notevole sapienza poetica, a differenza della poesia delle cosiddette scuole. Complimenti, don Fabrizio