
Ora è discesa, si è inabissata,
non merita la risalita in superficie.
L’oscillazione ha ripetuto l’enfasi,
lo schiocco delle dita ha risuonato
un duplice eco dalla caverna.
Nel fondo è tutto nero come la pece,
le ombre non conoscono la vita
e non si vede neppure la notte.
Almeno fosse nell’inferno si vedrebbe
la luce delle fiamme gialle e rosse
e quel salire verso l’alto l’anelito
a sperare di tornare a riveder le stelle.
Ma si è bruciata gli occhi, la sua pelle
non vale più a toccare, i sensi sono persi
dentro il vuoto che non sa dei pesi.
Non c’è più pioggia e fango, il sole
è un miraggio della mente, non c’è sesso
né amore che possa riscattarla,
la poesia si è persa nella solitudine,
la sua parola si è fusa con la chiacchiera,
il suo barlume si è incenerito nel grigiume.
Domani forse sarà un altro giorno,
la rivedremo andare in pieno sole
a ritrovare il suo perduto amore,
a crogiolarsi nella sua passione,
a ricercare la parola e la sua gloria,
a fare il filo della storia con luce nuova.
Roma, 27 novembre 2016

La poesia non si è persa nemmeno oggi
Perché lhai vista uscire
In questo giorno di estate in inverno
Dal sorriso di un bambino
Uscito di nuovo dal coma…