
Devi startene
fermo come un asceta
In preghiera
accanto al muro d’osso
Ascoltando
come il Cristo bambino
il lamento
dei fratelli martoriati
con la fronte oscurata dal buio
che imprigiona il giorno
fino a che
la rugiada
goccia a goccia
carezzi la ferita del giardino
e un nuovo polline v’imprima a fuoco
il suo nome
e il muro
senza la lùbrica violenza
vibri nudo nel vento
per la materia del dire oltre l’inganno
per la possibilità del verde sulla pietra
per un ramo d’ulivo – solitario
per questa nostra convivenza umana
che cammina
cammina
entro l’obliquo raggio della stella.

Oggi uno squarcio di speranza da questi chiarissimi versi di Rosa Salvia, che abbracciano tutta la fragilità dell’umano e del naturale, lanciati all’umanità dolorosa perché si comprenda la necessità urgente di una ” nostra convivenza umana che cammina”. Grazie, Rosa, con un augurio di buoni giorni a venire a tutti voi.
Grazie a te Annamaria sempre così sensibile e ‘luminosa’ nelle tue riflessioni. Un abbraccio grande a te e a tutti coloro che, nonostante tutto, caparbiamente continuano a credere nel valore catartico della poesia. Felice anno nuovo!