Luigi Maria Corsanico legge Nicolaj Gumilev

[youtube=https://youtu.be/mBx_ELrhDPQ]

da qui

Nikolaj Gumilëv
Alberi
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Olga Della-Vos-Kardovskaya
Ritratto di Nikolaj Gumilëv e Anna Achmatova
da ‘N.Gumilev, Stichotvorenija, Glagoslav, UK, 2014.
Traduzione: Fabio Cardetta

“Prélude” di François Couperin
Advent Chamber Orchestra
Stephen Balderson al violoncello

**********************************************

Io so che agli alberi e non a noi
data è grandezza di vita compiuta
su amorosa terra, sorella alle stelle,
noi siamo migranti, loro in patria.

In tardo autunno nei campi vuoti
bronzo-rossi tramonti, aurore
ambrate insegnano sfumature,
a loro, verdi popoli liberi.

Ci sono Mosé in mezzo alle querce,
Marie tra le palme… Le loro anime, certo
s’inviano l’un l’altra un tacito richiamo
con l’acqua, flusso nella tenebra smisurata.

E nel profondo della terra, sfaccettando diamanti,
frammentando granito, cinguettano veloci le fonti,
le fonti cantano, gridano ove s’è spezzato il faggio,
ove di foglie s’è rivestito il sicomoro.

Oh, trovassi un lido anch’io
dove poter non piangere né cantare,
in silenzio alzando nell’alto
innumerevoli decenni!

3 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Nicolaj Gumilev

  1. ema

    Ho bisogno del mare perché m’insegna:
    non so se imparo musica o coscienza:
    non so se è onda sola o essere profondo
    o sola roca voce o abbacinante
    supposizione di pesci e di navigli.
    Il fatto è che anche quando sono addormentato
    circolo in qualche modo magnetico
    nell’università delle acque.
    Non sono solo le conchiglie triturate
    come se qualche pianeta tremante
    partecipasse lenta morte,
    no, dal frammento ricostruisco il giorno,
    da una raffica di sale le stallattiti
    e da una cucchiaiata il dio immenso.

    Ciò che m’insegnò prima lo custodisco ! È aria,
    vento incessante, acqua e arena.
    Sembra poca cosa per l’uomo giovane
    che giunse a vivere qui con i suoi incendi,
    e tuttavia il battito che saliva
    e scendeva al suo abisso,
    il freddo dell’azzurro che crepitava,
    lo sgretolamento della stella,
    il tenero dispiegarsi dell’onda
    sperperando neve con schiuma,
    il potere quieto, lì, determinato
    come un trono di pietra nel profondo,
    sostituì il recinto in cui crescevano
    ostinata tristezza, oblio accumulato,
    e bruscamente cambiò la mia esistenza :
    diedi la mia adesione al puro movimento.

    Pablo Neruda

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *