104. L’attesa


Il tempo faceva maturare l’anima e gli eventi, mettendoci in contatto col profondo, disposti ad accogliere, ormai, la sofferenza inevitabile legata a quell’impresa. I segni di ciò che ci aspettava erano sempre più evidenti, e una volta di più ci stupivamo del fatto che tanti non vedessero, o fingessero che tutto restasse come prima. Avevamo esaurito la vena polemica montante di fronte ai casi di rimozione più sfacciati. Volenti o nolenti, ci eravamo adattati alla presenza delle due fazioni indicate dalla Emmerich: posizioni opposte e irriducibili da accogliere com’erano, evitando d’innescare drammi che sarebbero andati ad aggiungersi a quelli già incombenti. L’impeto, l’enfasi, lasciavano il posto alla tenerezza e alla pietà, come se l’unica chance realistica fosse porre ogni cosa ai piedi del Signore, lasciandogli l’onere e l’onore di parlare e di agire, nei suoi modi imprevedibili. Lo Spirito emergeva dal di dentro, strattonato come sempre, ma propenso a vivere soltanto della divina volontà. Ogni giorno era un passo verso l’agognata epifania: tutte le profezie pendevano dal chiodo dello scadere del famoso centenario, in cui il piano diabolico avrebbe distrutto, da una parte, e spalancato, dall’altra, una breccia nel muro che celava il trionfo del Cuore immacolato di Maria. Attendevamo, imparando da Colei che don Tonino Bello aveva definito, per l’appunto, la Vergine dell’Attesa, la Donna capace di aspettare.

Un pensiero su “104. L’attesa

  1. ema

    Sogno fontane di acque
    fiumi e cascate di acque
    e praterie sconfinate ove
    la luce danzi col suo
    abito da sposa

    e un angelo che suoni il flauto
    nel silenzio di una dolcissima
    aurora…

    ma non è che un pallido sogno:
    altra
    è l’Aurora che attendo:

    pure in timore e tremore…

    David Maria Turoldo

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