Lettera a Dio


Caro Dio,
ti scrivo per parlarti della rambla di Barcellona, del furgone che è piombato sulla gente provocando quattordici morti e ottanta feriti. Tu lo sapevi che in quel giorno, a quell’ora, sarebbe accaduta questa cosa. Lo sapevi perché sei fuori del tempo, e nell’eternità tutto è presente, nulla può sfuggire al tuo sguardo luminoso, che rendevano con l’immagine di un occhio all’interno di un triangolo.
Non so perché hai permesso che accadesse questa cosa, che un uomo morisse davanti alla compagna e ai suoi bambini, che altre tredici persone volassero sull’ultima giostra della loro vita.
Nella mia meschinità, mi verrebbe da chiederti perché quel furgone non si sia schiantato poco prima, senza far danni, o perché un ictus mortale non abbia inchiodato il terrorista, prima di compiere la strage.
Siamo senza parole. Anzi, come vedi, le parole ci sono, ma assomigliano alla polvere alzata dal pulmino, ricadono per strada, mescolate col sangue dei turisti, della gente che senza una precisa ragione si trovava là, all’appuntamento con la morte.
Se lascio ancora libere queste parole di polvere e sangue è perché credo che darai loro un senso.
Sono convinto che tu non fossi nel mezzo assassino, occupato in quel momento da un demonio, ma che vegliassi nel cuore di Bruno Gulotta e dei poveri cristi che passeggiavano più o meno felici nella rambla, il 17 di agosto alle ore 17. Ti sei identificato, infatti, nei poveri, nei sofferenti, negli stranieri, nei malati.
E sono certo che di tanto dolore qualcuno dovrà render conto. Così come della fine di Niccolò Ciatti, ucciso in discoteca di fronte a centinaia di spettatori con lo smartphone in mano.
Allora, in quel giorno, tra la folla immensa del giudizio, qualcuno chiederà, anche a nome degli altri: perché abbiamo permesso che accadesse questo?
E finalmente avremo la risposta.

9 pensieri su “Lettera a Dio

  1. elisafalciori

    Io sono credo che avendo scelto Dio di rispettare il libero arbitrio dell’uomo nell’infinito ciclo di equilibrio vitale, non possa fare altro che attendere anch’esso che la luce della verità scaturisca spontaneamente in ognuno di noi…

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  2. Alfonso

    L’occhio che guarda il mondo da quel triangolo non è l’occhio del PANTOKRATOR,è quell’occhio umano che da tempo immemore sta operando nel mondo per costruire le migliori condizioni “ambientali”per arrivare a realizzare il progetto che portera’ questo ‘terreno dio’ a governare tutta l’umanità!
    Inoculando negli esseri umani quel veleno di odio che ha dato vita a questa guerra di culture sociali,economiche e religiose.
    Ci sta riuscendo;anzi,è riuscito a costruire,a stabilire quel clima ottimale per la creazione di un sistema di controllo di polizia mondiale che oramai da più parti viene “supplicato”.
    Una polizia ,una governance mondiale,che non si limiterà piu’ soltanto
    al controllo dell’economia globale,ma anche a quello della volontà dei singoli individui…
    Sembrava un romanzo,…era una profezia!!! “1984” Orwell
    Spero solo di non aver capito niente di questo mondo, e poter dire a me stesso,fra qualche tempo: “”Ma vai…torna a leggere TOPOLINO””!!!

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  3. N&N

    Condivido!
    “Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.”
    (S. Paolo, 1Corinzi 13)

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  4. Clown: opinioni

    In certe circostanze, poter scrivere una lettera a Dio, a un’Entità superiore è un privilegio inestimabile. Consente di sfogarsi, di essere in un primo momento delusi, arrabbiati, per poi tornare immediatamente a essere grati, sicuri che se qualcosa di male accade nel mondo non può certo essere volontà di chi, al mondo, ha donato così tanto bene.
    Del resto, quale religione potrebbe contemplare un Dio in grado perfino di… deludere? E se anche il “male” fosse volontà di Dio, non è forse la Bibbia a ricordarci il valore pedagogico, il necessario insegnamento derivante da tragedie incredibili, disastri tali (“biblici”, appunto) da far sorridere rispetto a ciò per cui oggi ci rattristiamo?
    L’uomo si, che è in grado di deludere. Eppure è solo nei miei simili che riesco ancora, mi ostino a riporre tutte le mie speranze; per questo adesso mi sento come il fratello di un tossicodipendente, all’indomani dell’ennesimo tradimento della fiducia accordatagli.
    A darmi coraggio è solo la certezza di essere in tanti a desiderare il bene, a credere che sarà l’umano a prevalere sul disumano, come unica, possibile opzione. E se nel frattempo fossi io a soccombere, vorrei farlo con lo spirito dei nostri partigiani di fronte al plotone di esecuzione ai tempi del nazismo; con nel cuore la sicurezza di un futuro migliore.

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