Il messale


Passeggiavo nel corridoio con un messale in mano. Non so da dove fosse uscito. Mia madre è devota, lo avrà comprato lei, o forse era un gentile lascito dello zio sacerdote. Avrò avuto dieci anni.
Il corridoio era in ombra, e univa le stanze della casa come una spina dorsale sorregge le membra: la camera dei genitori, che stranamente non ricordo; quella dei fratelli più piccoli, il salotto – spesso chiuso a chiave -, l’atrio, la cucina, la stanzetta di noi due più grandi, la sala per studiare, mangiare o vedere la TV.
Nel corridoio si poteva passeggiare: per questo avevo preso l’abitudine di andare su e giù con quel libretto di incerta provenienza, la cui lettura suscitava in me una curiosa sensazione. Le frasi chiare, solenni, perentorie, che non prevedevano risposte, ma solo un’adesione empatica, un riconoscimento della loro assolutezza, mi immettevano in un mondo sconosciuto che a me pareva bello, perché nessuno avrebbe mai scompigliato quelle righe: c’era un ordine lontano dal chiasso della casa, dai litigi tra fratelli, dagli interventi duri di mio padre, che soffocava ogni eccesso dell’infanzia. Nei miei piccoli passi lungo il corridoio, c’era una pace che vinceva le eruzioni improvvise della famiglia numerosa: i dispetti alla sorella sfortunata, nata dopo tre maschi; gli esperimenti sadici con le lucertole o con la carta di giornale, da bruciare di nascosto sul terrazzo; i rigori tirati contro l’armadio rosso e azzurro, appena verniciato.
Il messale l’avrei riesumato, molto più tardi. Avrei provato di nuovo la pace di quel lungo corridoio: un tempo senza tempo, in mezzo alle grida, ai pianti, alle risa sguaiate della Storia.

4 pensieri su “Il messale

  1. Francesco

    Il messale è stato come un seme che è germogliato nella vocazione, accompagnando quel bambino sulla strada dell’obbedienza offrendo le riposte alle insidie della vita

    Un caro saluto

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