
Grazie a Dio parliamo la stessa lingua, tra connazionali. Ci sforziamo di farci capire, di comunicare al meglio ciò che abbiamo dentro. Ci riusciamo?
I bambini inventano un linguaggio, e tra loro s’intendono: è istruttivo vederli impegnati in gesti e suoni fuori degli schemi, a volte accalorandosi, o litigando per non si sa che cosa. Studiando il loro mondo, c’è sicuramente da imparare.
Anche noi dovremmo attingere a quella lingua arcaica, fatta di smorfie, di pianti, di sorrisi: cominciare da capo, prendendo l’altro seriamente, attenti a ogni minimo dettaglio della comunicazione verbale e non verbale.
Penso sempre a Gesù. Mi viene in mente la scena in cui una povera vedova, in mezzo a tanta gente, fa la sua offerta al tempio. Il Cristo se ne accorge. Vede che la questua è di due spiccioli. Sa che è tutto il denaro che possiede. Capisce che lo ha fatto per amore, e non per chissà quale motivo. Chi di noi avrebbe compreso tutto questo? Solo a un bambino e a Dio può capitare.
Proviamo a capirci come fosse la prima scena che guardiamo, come fossero le prime parole che ascoltiamo. Dio e il bambino hanno in comune questo, innanzitutto.

I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.
(Antoine de Saint-Exupery)
Nelle relazioni si creano spesso dinamiche negative, anche perché ognuno tende ad imprigionare l’altro in schemi fissi e ripetitivi…guardare e ascoltare con meraviglia sempre nuova ci liberebbe da tante incomprensioni e litigi inutili.
Grazie!
Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.
J. Saramago
In questo tempo così poco attento ai piccoli gesti, ai dettagli, è bello riformulare una ipotesi di comunicazione soprattutto con chi è difficile intendersi.Tra Dio e i bambini c’è di mezzo tutta la purezza del cuore, e l’umiltà, che è propria dello stile di Dio, ed è la dote naturale dei piccoli.
– E’ imparerò ad amare tutto il mondo,
con gli occhi trasparenti di un bambino –
recita un canto. Del resto, Gesù stesso ci invita a diventare come loro. Dobbiamo
assolutamente provarci. Grazie.
Dovremmo smettere, crescendo, di sobbarcarci di tutte quelle sovrastrutture che ci fanno perdere il senso profondo delle coe