Sera di ottobre, dall’autobus

di Stefanie Golisch

Breve storia di una finestra illuminata
con gatto sdraiato decorativamente sul
davanzale. A cena si mangia con le mani
aperte a coppa, sotto il tavolo, gambe e
piedi se ne fregano della decenza. Ognuno
parla per conto suo e a un certo punto si
accendono le luci e c’è chi all’improvviso
sembra più bello e chi sparisce svergognato
dietro gli specchi. Anche tu sei cresciuto
in questo vicolo cieco all’odore di verdure
cotte e mele al forno. Uno, a occhi chiusi,
comincia a fischiare e uno si gratta la
schiena con la matita. Tentiamo di essere
sempre noi stessi, recita una voce da vecchio,
ma la sagezza non è di tutti, si sa. A letto
si va sempre alla stessa ora: chi è già nato
e chi impaziente attende ancora. Tutti insieme
ci infiliamo sotto coperte pesanti di notti
altrui come se il destino fosse uno soltanto

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