
Quello che hai fatto è eterno. È questo che ci frega. Circoscriviamo le vicende nel tempo che fu, le idealizziamo in immagini dai contorni logori, come foto antiche a cui lanciamo, al massimo, uno sguardo distratto, un pensiero più superstizioso che profondo.
Così ci sfuggi, non sei mai un corpo vivente che ci guarda, si avvicina, si rende disponibile per una confidenza, uno sfogo, parole in libertà.
L’eterno non rientra nei nostri parametri: è un’idea che fatica a farsi strada, troppo lontana dagli interessi contingenti. Siamo tesi a reagire all’immediato, a difenderci dagli altri, ad attaccarli; la legge della giungla è entrata nelle case, negli uffici, persino nelle chiese e nei locali di comunità cosiddette religiose.
Ma tu sei eterno: oggi hai predicato, stamattina sei stato schernito e flagellato, sei morto in croce adesso e sei risorto qui, davanti a me, con un corpo trafitto di luce, che mi accarezza e mi unifica all’istante, rimette insieme i cocci della mia carcassa d’uomo.
Devo avvertire gli altri, farglielo capire, in qualche modo.
Intanto lo scrivo qui, su questo schermo che si sta riempendo della tua presenza viva.

difficile restare indifferenti a un messaggio così!
“Devo avvertire gli altri”.
Una bella espressione d’amore.
Questo brano vibra d’amore, sei riuscito perfettamente a comunicarci la Sua “presenza viva”…grazie!
Grazie Fabrizio, per quello che riesci a comunicarci anche con pochissime parole.
Il Segno della Croce, il Tocco che vuole salvarci. Per continuare a scrivere altre pagine del libro dal titolo “Vita”.
grazie per questo bellissimo post.