
Non ho tempo. Lo ripetiamo per tutta la vita, certe volte.
Si considerano impedimenti dirimenti l’esistenza frenetica, la moglie, il marito, i bambini da curare, vestire, educare, per quel poco che si può e si salva dall’idrovora degli atti narcisistici, un tweet, un post su Facebook, il daffare che risucchia nel vortice infinito dell’effimero.
Non ho tempo, devo andare in palestra, alla sauna, sto facendo il solitario, non lo vedi?, l’ultimo giochino sullo smartphone, Candy Crush Saga, promemoria: hai un evento.
Non ho tempo. Dio ti aspetta alla porta, per darti quello che non avresti mai immaginato di ricevere, la favola che diventa realtà, il sogno che si avvera, finalmente: eccolo, è là, a portata di maniglia. Gli aprirai?
Sto giocando a Ruzzle, non ho tempo.

Quando rispondiamo in questa maniera denunciamo non solo la nostra disorganizzazione, il nostro caos, ma anche la mancanza di priorità. Non sappiamo più ciò che è più importante per noi… qualsiasi animale docet…dietro un certo evento ci fermiamo…ma passata la tempesta…ritorna il tran tran…
Non c’è miglior chiave che la volontà di aprire una porta. ( Hasier Agirre).