
Dopo aver visto Il sacrificio del cervo sacro, l’ultimo film del regista greco Yorgos Lanthimos, è difficile non abbinarlo alla Scelta di Sophie, di Alan J. Pakula, con Meryl Streep. Hybris e peccato, cultura greca a confronto con quella giudaico-cristiana. La colpa-tracotanza del medico Steven-Colin Farrell è chiara (anche se non accertata). Misteriosa, inspiegabile, ineluttabile e capricciosa è invece la nemesis-vendetta da parte del ragazzo figlio del paziente morto tempo prima sotto i ferri chirurgici. Qual è stata invece la colpa di Sophie? La stessa di Giobbe o di Josef K. Una colpa inesistente ma che affonda nel peccato universale.

Non solo il medico Farrell ma tutta la famiglia cerca di sottrarsi al destino che incombe su di loro. La moglie Anna-Nicole Kidman è disposta persino ad accettare una scelta di compromesso pur di allontanare il pericolo letale da se stessa. Sophie (come i precedenti, Giobbe e Josef K.) si fa carico del suo destino e lo accetta con responsabilità. Quello che Farrell neppure riconosce e percepisce, tanto da essere egli stesso attratto dal ragazzo, che lusinga e blandisce fino all’ultimo momento utile.

Anche questo film, come il precedente The lobster, è angosciante. Per questo mi appare forte un collegamento con i film del mese scorso (L’avversario e soprattutto Niente da nascondere). Eppure il vero ascendente del Sacrificio, benché abbia una veste più pop, è l’intenso Prisoners di Denis Villeneuve. Senza perdersi in rimandi alla cultura e alla religione classica, questo film, dentro la forma di un classico “thriller mozza-fiato”, imbastisce una riflessione molto lineare su questi temi della colpa, della vendetta, della scelta e della responsabilità. Ed anche le conclusioni sono più elementari ed evidenti. Dentro questo recinto restiamo tutti “prigionieri”.

