John Dowland (1563 – 1626)
Melancholy Galliard
Christoph Denoth, chitarra
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Sonetto 28
Come posso ritrovare la mia pace
se il ristoro del sonno mi è negato?
Se l’affanno del giorno non riposa nella notte
ma giorno da notte è oppresso e notte da giorno?
Ed entrambi, anche se l’un l’altro ostili,
d’accordo si dan mano solo per torturarmi
l’uno con la fatica, l’altra con l’angoscia
di esser da te lontano, sempre più lontano.
Per cattivarmi il giorno gli dico che sei luce
e lo abbellisci se nubi oscurano il suo cielo:
così pur blandisco la cupa notte dicendo
che tu inargenti la sera se non brillano stelle.
Ma il giorno ogni giorno prolunga le mie pene
e la notte ogni notte fa il mio dolor più greve
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WILLIAM SHAKESPEARE – SONETTO 28
da:
WILLIAM SHAKESPEARE
I sonetti
Titolo originale dell’opera: Sonnets
Traduzione dall’inglese di Maria Antonietta Marelli
I edizione nei “Grandi Libri”: marzo 1986
© Garzanti Editore s.p.a., 1986
© 1999, 2016, Garzanti s.r.l., Milano
Lettura di Luigi Maria Corsanico
John Dowland (1563 – 1626)
Melancholy Galliard
Christoph Denoth, chitarra
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Sonetto 28
Come posso ritrovare la mia pace
se il ristoro del sonno mi è negato?
Se l’affanno del giorno non riposa nella notte
ma giorno da notte è oppresso e notte da giorno?
Ed entrambi, anche se l’un l’altro ostili,
d’accordo si dan mano solo per torturarmi
l’uno con la fatica, l’altra con l’angoscia
di esser da te lontano, sempre più lontano.
Per cattivarmi il giorno gli dico che sei luce
e lo abbellisci se nubi oscurano il suo cielo:
così pur blandisco la cupa notte dicendo
che tu inargenti la sera se non brillano stelle.
Ma il giorno ogni giorno prolunga le mie pene
e la notte ogni notte fa il mio dolor più greve
La “lontananza “fa sempre soffrire ma, come cantava il celebre Modugno, “fa dimenticare chi non s’ama”.