Dall’idea alla pubblicazione: Daniel Albizzati e il suo romanzo d’esordio con Fazi editore

Daniel Albizzati ha esordito con un nome importante, Fazi, e un romanzo dalla trama originale e lo stile che sicuramente colpisce. Ha scelto di raccontare la storia di un ragazzo che vive ai giorni nostri, ma pensa, parla e si comporta come un personaggio di un romanzo del secolo scorso. Una sorta di distopia al contrario, ambientata in un passato che si insinua nel presente con abiti antichi, favella ricercata, e la figura molto ben caratterizzata di un ragazzo giovane che non conosce i social, ignora i nuovi metodi per conquistare una ragazza e si affida a un amico che lo istruisce sulle piccole strategie del vivere quotidiano, un po’ come il professor Higgins con Eliza Doolittle, o Cirano per Cristiano. In questo romanzo si trova la parentesi rosa, il colpo di scena, una lettura piacevole e a tratti sorprendente per le capacità linguistiche di un autore che sperimenta vari registri.
Daniel Albizzati può essere un esempio concreto per tanti aspiranti scrittori in cerca di strade e percorsi da intraprendere. Abbiamo chiesto a lui di raccontarci “come ha fatto”.

Daniel, tu hai pubblicato il tuo primo romanzo con una casa editrice importante; raccontaci com’è andata. Da quanto tempo avevi in cantiere Le avventure di Mercuzio?
Ho pubblicato con Fazi Editore, una casa editrice italiana molto importante con cui mi sono trovato molto bene. Dopo aver consegnato personalmente una copia cartacea del mio romanzo a Elido Fazi sono stato contattato circa una settimana dopo. Gli era piaciuto. Ho cominciato a scrivere Le avventure di Mercuzio su richiesta di un amico che voleva far uscire sulla sua rivista (Il bestiario degli italiani) un romanzo a puntate. Una specie di feuilleton moderno. Ho scritto un episodio, poi un altro, e alla fine, dopo circa nove mesi, tra lavoro e università, mi sono accorto di aver concluso un romanzo. Una volta finito ci ho lavorato per altri due mesi e poi l’ho consegnato.

Hai frequentato scuole o corsi di scrittura? Che ne pensi?
Non ho frequentato nessun corso di scrittura. La mia scuola sono i romanzi. Non sono stato un lettore precoce. Ma dall’ultimo anno di liceo circa ho cominciato a leggere di più, leggere molto, leggere moltissimo, soprattutto i grandi classici della letteratura. Mi sono appassionato talmente tanto che ho cominciato a scrivere articoli, racconti, sostenendo il processo di scrittura con letture quotidiane di vario genere. Poi ho deciso di scrivere un romanzo, Le avventure di Mercuzio. Personalmente credo che i corsi di scrittura non siano necessari. Anzi paradossalmente troppi trucchi, troppi meccanismi e strategie di scrittura rischiano di irrigidire la creatività, circoscrivere e quindi soffocare la personalità di chi scrive. Penso che la migliore scuola -anche da un punto di vista economico- sia la libreria sotto casa: con pochi euro ti porti a casa Dickens, Dostoevskij, Hardy, Tolstoj, Mann, Cervantes e Shakespeare, insomma i veri maestri immortali che puoi leggere e rileggere. I romanzi – a differenza dei corsi e manuali di scrittura- non ti danno regole, non ti insegnano come si fa a costruire una storia, però leggendoli con il tempo assorbi determinate modalità, ma in un modo tuo, personale. Questo almeno è il mio modestissimo parere. Una cosa importante che ho imparato scrivendo il mio romanzo è che non bisogna prendersi sul serio. Non bisogna credere di essere un genio incompreso, uno scrittore maledetto che soffre e fuma cento sigarette al giorno bevendo porto odiando l’umanità. Se ci si crede speciali si pensa sia speciale anche quello che si scrive, ergo si cerca la perfezione, ma in questo modo ci si riduce a scrivere e riscrivere all’infinito la prima frase, che non sarà mai perfetta. Il trucco sta nel prendersi in giro. In questo modo non si ha nulla da perdere, si va avanti e la si prende con ironia. E come diceva Victor Hugo ‘Nell’ironia sta la libertà!” e io ci aggiungo ‘da se stessi.’ Poi ho scritto un solo libro quindi non mi sento ancora nella posizione di poter dare grandi consigli.

Come è nata l’idea, l’esigenza di scrivere la storia di un ragazzo che perde la cognizione del tempo e parla, agisce, pensa come un uomo d’altri tempi?
Non ho social network e per molto tempo ho avuto un vecchio nokia. Non avendo la possibilità di distrarmi con giochi, chat, semplicemente di scorrere il dito sullo schermo, ho cominciato a osservare quelle persone che al contrario sembrano non saper fare altro dalla mattina alla sera. Un po’ per questo motivo, un po’ per le mie letture, è nato il protagonista del romanzo. Le letture mi hanno ricordato com’era il mondo prima di tutta questa tecnologia (un mondo che stiamo dimenticando), nel bene e nel male. Ho voluto creare un conflitto tra il passato e il presente, cercare attraverso questo contrasto di far emergere dei paradossi divertenti ma anche con un esito drammatico.

Sei stato influenzato dalle tue letture, dai ricordi dei classici letti magari a scuola o ti sei documentato dopo aver avuto l’intuizione della trama?
Come ho scritto sopra non ho letto molto durante gli anni di liceo. Mia nonna era un professoressa, e mi obbligava a leggere, e proprio per questo non leggevo per ripicca. Quando mi diceva di leggere un libro io accendevo la playstation e sparavo alle persone. Quando mi faceva notare che stavo giocando a un gioco pericoloso per il mio equilibrio mentale mettevo un gioco ancora più violento e distruggevo i pianeti. La letteratura non può essere imposta, è una terra a cui ci si avvicina in punta di piedi. Credo c’entri anche la fortuna: se il primo approccio è con un libro noioso si rischia di non aprirne più. A scuola quindi non ho letto nessun classico, forse perché a quell’età si ha altro a cui pensare. Poi da un certo momento in poi ho cominciato a divorare di tutto e di più. Ma i miei autori preferiti rimangono Dumas, Hugo, Dickens, Dostoevskij, Cervantes… tutte queste storie mi hanno dato la base per poter scrivere il libro.

Hai scritto l’ultima parola del romanzo, hai salvato il file come “definitivo” e…?
Mi ricordo che una volta finito l’epilogo del romanzo sono uscito dall’armadio (sono solito scrivere su dei post-it a testa in giù in un piccolo armadio Ikea) e ho gridato “ho scritto un bestseller!” sbattendo la testa su di una mensola. Mi sono diretto verso la finestra per condividere la mia gioia con le persone che bestemmiavano nel traffico. Ma improvvisamente il mio sguardo si è fermato sui pini del marciapiede dirimpetto. Quegli alberi mi fissavano, e i loro rami che si agitavano in modo frenetico sembravano dirmi “Che cosa hai fatto!? Stolto! Venderai miliardi di copie, si, dieci miliardi di copie – maledetto- ma proprio per questo distruggerai il pianeta!” E mi lanciavano pigne e sputavano pinoli. Non capivo cosa volessero dirmi, e anzi a dire la verità mi ero un attimo offeso. Ma ora, con il caldo, con la siccità, con la fine delle stagioni, mi sembra tutto così chiaro! Come ho fatto ad essere così sprovveduto? Maledetto ego! Maledetto desiderio si successo! Per colpa del mio libro tutte le foreste della terra scompariranno. Questione di tempo e ci troveremo senza ossigeno. Colgo l’occasione per chiedere a chi leggerà questa intervista di non comprare il mio libro per limitare la deforestazione planetaria. Fermiamo questo scempio.  

Come hai lavorato con la casa editrice, una volta firmato il contratto?
Principalmente ho comunicato via mail con gli editor. Abbiamo sfoltito e ridotto il libro che inizialmente era più lungo e conteneva altri capitoli ed era un po’ troppo ‘policamente scorretto’. Dopo numerosi scambi di opinioni siamo arrivati a un compromesso e sono sicuro che insieme abbiamo fatto un buon lavoro.

Pensi che il lavoro con l’editor sia stato anche formativo oltre che finalizzato alla pubblicazione?
Grazie alle ragazze che si sono occupate del mio libro ho capito cosa funziona e cosa no, cosa è meglio togliere da un libro per renderlo più appetibile. È stata un’esperienza formativa che mi ha fatto capire molte cose.

L’emozione del “primo libro” finalmente stampato. Raccontaci il momento in cui è arrivato il pacco.
È stata una grande emozione. Molto grande. Quando è uscito il libro sfortunatamente mi trovavo in Spagna. Appena tornato a Roma ho trovato a casa un pacco. Dentro c’erano le copie del mio primo romanzo! È stata un gran bella emozione.

Quale pensi sia il target ideale per il tuo romanzo?
Le avventure di Mercuzio è un romanzo divertente che fa anche riflettere. I lettori che potrebbero apprezzarlo sono i giovani, ma non solo. Si parla di passato e presente, si cerca di far comunicare queste due dimensioni temporali, quindi anche i lettori più esperti potrebbero apprezzare. Cito molti romanzi classici, storie che cozzano con il presente, e questo potrebbe strappare un sorriso anche a un intellettuale che guarda i giovani d’oggi storcendo il naso.

Sei soddisfatto di come è stato accolto, promosso? Hai avuto riscontri dai tuoi lettori?
Molto soddisfatto. Sono uscito su diversi giornali importanti, e anche le recensioni su internet sono per lo più molto positive.

Hai già un’altra storia in mente o in fase di realizzazione?
Sto scrivendo un nuovo romanzo. Credo sia una storia valida. Speriamo bene…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *