
Esplodono i fuochi, Anacoreta,
Tacciono i canti della tua Novena,
Questa mappata di case si fa meta
Di fiera fine d’estate,
Ancora stagione piena.
*
Questo andare e tornare
Per terre e per mare,
Non contavamo treni navi
Strade aeroplani,
Contavamo un pezzo di paesaggio
A nostra salvezza
Uno schizzo di onda
Nella storia che affonda.
Del resto, non contavamo un cazzo.
*
Dopo il sentiero
In vista della cima,
Si arriva senza fiato
Alla curvatura del vero
Alla necessità del creato
Alla vacuità del fato
Alla nera sostanza dello scantato.
*
A poco a poco, a breve raggio non si vede
Che il giorno o il ginocchio che cede,
La luce che taglia, il colore che stinge,
La maglia che, a ogni lavaggio, restringe.
*
Siamo, stiamo a una prateria dello zero,
Alla, alle concerie dello zelo,
La solita febbre dal mare dalle colline,
Il pane caldo di troppe albe meridiane.
*
(Mandel’stam, Messina)
Il nome Ossip, inatteso, te lo riporti a spasso
alla Passeggiata a mare, alla Masotto,
a Ntinnammare col suo diaccio passo,
un’Armenia a casa, l’abisso-storia, poi, a dirotto…
