Radici

di Sabrina Trane

Tempo fa ascoltavo un video su youtube, distrattamente, ma presto l’attenzione si è accesa: il tema trattato mi colpiva profondamente. Come cristiana, certo, ma non solo, perché lì c’era un modo particolare di illustrare il tema dell’identità, secondo il criterio più credibile: l’esperienza personale.

Si trattava di un’intervista a una piccolissima comunità (tre persone) di cosiddetti “ebrei messianici”, cioè ebrei che credono in Gesù. Due di loro, fratelli, sono figli di reduci dai campi di concentramento, rifugiatisi negli Stati Uniti. Il terzo, un giovane che si è aggiunto alla comunità in un tempo successivo. Risiedono in Ein Kerem, nelle vicinanze di Gerusalemme, quello che nei vangeli è indicato come il luogo di nascita di Giovanni Battista. L’intervistatore inizia a fare le domande, e Benjamin, il maggiore dei fratelli, comincia a parlare dello spirito di morte che aleggiava su di loro: l’esperienza della Shoa vissuta dalla generazione dei propri genitori aveva segnato indelebilmente le loro vite e il loro credo religioso: Dio non poteva essere il misericordioso protettore di Israele, se aveva permesso una simile tragedia. Qualcosa restava, però, ed era la fede nell’esistenza della verità, qualunque forma essa avesse, qualunque cosa fosse. Un giorno, ebbe la sensazione improvvisa di una presenza fisica accanto a sé, e in una frazione di secondo la consapevole certezza che si trattasse di Gesù, e che Lui era la verità. Poi lo sgomento: Gesù era per loro un perfetto estraneo, anzi, una coltre di pregiudizi pendeva sulla sua figura. Com’era possibile? Ma l’esperienza mistica è così, va al di là di tutto, e ogni idea negativa su di Lui si dissolse in lampo. Poi la comunicazione al fratello, che vive un’esperienza personale altrettanto coinvolgente. Segue la decisione di lasciare gli Stati Uniti, di recarsi in Israele, di fondare una comunità, di vivere il celibato per potersi dedicare interamente a quella che, nella preghiera, si era rivelata come una vocazione, una missione. Benjamin afferma che “spesso i cristiani pensano che, quando gli ebrei arrivano alla fede nel Messia, semplicemente diventano cristiani, e non sono più ebrei, in realtà non funziona così (…) Con Gesù  ho incontrato la mia vera identità di ebreo, non sentivo di essere diventato cristiano, ho capito che avevo trovato la vera identità di Israele (…) Come ebrei noi cerchiamo sempre la nostra vera identità; la verità è che propio Gesù è il Re dei giudei, e solo in lui possiamo trovare la nostra vera identità (…) Per me questo diventava un fatto molto concreto perché, come ebreo, non sapevo più chi ero. Quando poi ho contemplato Gesù nello spirito, ho capito me stesso come ebreo e come uomo (…) Molto importante comprenderlo, Lui non ci cambia in cristiani ma ci realizza come ebrei, ci dona la nostra vera identità”. Questo, naturalmente, non è che un brevissimo stralcio della lunga e articolata intervista ai tre membri della comunità (sette video in tutto), che è di una profondità straordinaria. Quante volte torna, nel racconto di questi tre uomini, il tema della vera identità, e il collegamento tra questa e la persona di Gesù! E risalgono alla mente le parole di Giovanni Paolo II: “Cristo (…) svela pienamente l’uomo all’uomo, e gli fa nota la sua altissima vocazione”. Chi avrebbe immaginato che una conferma così efficace, forte e credibile sarebbe sorta al di fuori della cristianità? Il conduttore dell’intervista (un monsignore) afferma che, quando parliamo del rapporto con gli Ebrei, parliamo di radici, e aggiunge una personale convinzione: “L’unità della Chiesa si ha anche quando si riscopre questa radice unica, nella tradizione e nella rivelazione dell’Antico Testamento. Potremmo dire che se i due polmoni -l’Oriente e l’occidente – permettono alla Chiesa di respirare, le radici ebraiche le permettono di essere fedele alla sua vocazione”. Un’ esperienza  eccezionale, quella vissuta da questi ebrei, che senza dubbio tocca tematiche oggi molto scottanti, si potrebbe dire politicamente scorrette. Per fortuna, il flusso della vita  non si lascia ingabbiare nelle ideologie,  continua a scorrere e a generare esperienze che sono limo per l’anima.

Per chi fosse interessato, il link è questo.

4 pensieri su “Radici

  1. Iole Chessa Olivares

    Bellissima, molto coinvolgente questa intervista, ho visto le prime due puntate ma conto di vedere le successive.

    Rispondi
  2. Iole Chessa Olivares

    Bellissima, molto coinvolgente questa intervista , ho visto le prime due puntate, conto di vedere subito le altre.

    Rispondi
  3. S&R

    @ Iole Chessa Olivares

    Concordo, l’intervista è coinvolgente. Secondo me è anche un segno a sostegno della fede, e uno spunto di riflessione per chi la fede non ce l’ha.

    Rispondi
  4. PAPI PIO

    La “via” sia ebrea che cristiana portano alla stessa meta…non si pensi che quella ebrea è stata interrotta e noi cristiani l’abbiamo proseguita…i documenti dell’ultimo concilio lo attestano..queste esperienze lo confermano…Alleluia

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *